| Anna Politkovskaja. Un ricordo | ||
| di Claudia Zonghetti | ||
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Una penna ruvida, quella della Politkovskaja. Uno stile — il suo — che non ha timore di essere sopra le
righe, frutto della passione di un'osservatrice tutt'altro
che distaccata. Tradurla, entrare nelle sue pagine e nelle pagine della sua vita — perché la sua vita era il suo lavoro
— è stata un'esperienza intensissima dal punto di vista linguistico ed emotivo
insieme. Perché quando scrive, Anna Politkovskaja non può lasciare tiepidi.
Era una persona spigolosa, mi dicono, intransigente. Lo si capisce anche dai suoi scritti. Ma la sua era l'intransigenza di chi le cose le fa, di chi agisce. Di chi non ha avuto paura di entrare in un teatro
assaltato dai terroristi per parlamentare. Di chi ha cercato di arrivare a Beslan e
si è ritrovata in ospedale, avvelenata durante il viaggio aereo. Di chi era sopravvissuto ad altri due attentati. Immagino
che anche lei avesse paura, e per questo ogni mattina
controllava la macchina, dentro e fuori, per verificare che non ci fossero
ordigni. Ma la paura non l'ha mai fermata. Era una
giornalista coraggiosa. Una donna da ammirare.
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