| Intesa tra Sindacato Nazionale Scrittori e l'Unione degli Scrittori Egiziani | |||
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Di Alessandro Trigona |
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Come Sindacato abbiamo sempre ripudiato l'idea della violenza.
E lo abbiamo detto e urlato quando l'America di Bush, con i suoi
improvvisati alleati, ha dato vita all'occupazione dell'Iraq.
C'era da far cadere un sanguinario tiranno. Non c'era dubbio.
La libertà, per uno scrittore come per tutti, è essenziale perché
egli possa svolgere il suo lavoro. E vivere. Ma il ricorrere alla
guerra no, non condividiamo. Soprattutto nel momento in cui sarebbe
possibile utilizzare altri strumenti. Ma sull'onda della tragedia
di New York, ragionare era impossibile, dissentire ancora peggio.
Si era nemici. Si diventava nemici, alleati dei "terroristi".
Così è stato e così, purtroppo, ancora è, sebbene la monolitica
posizione degli "esportatori" di democrazia appare oggi scalfita,
mostra tutta la sua reale debolezza, se non palesa il vero senso
di una volontà egemonica di porre sotto controllo un'area ricca
di petrolio. Un'aria strategica in vista anche della prossima,
futura contrapposizione con Premesso questo, convinti che la forza della ragione sia
dalla nostra parte, come Sindacato Nazionale Scrittori abbiamo
voluto sottoscrivere l'accordo con l'Unione degli Scrittori Egiziani.
Aprire il confronto non certo ignorando i problemi esistenti.
La realtà dei fatti. La situazione in Medio Oriente è quella che
è. Complessa, difficile. In molti Paesi non esiste libertà di
stampa, di espressione ed il rispetto dei diritti umani sono spesso
un optional. Ma proprio per questo il confronti si deve aprire
e con essa una seria riflessione. In autunno siamo stati invitati a partecipare ai lavori dell'Assemblea
che, ogni anno, vede riuniti i rappresentanti dei Sindacati Scrittori
di molti, se non tutti, i Paesi arabi. Stiamo parlando di Siria,
Giordania, Tunisia, Arabia Saudita, etc, etc, etc. Cosa c'è e
cosa ci sarà in ballo? Difficile dirlo. L'importante è esserci.
E fare sentire la nostra voce. Ribadire, anche in quel contesto,
i principi ai quali ci ispiriamo. Quali saranno le possibili reazioni?
Saranno di chiusura? Oppure. bisogna scoprire le carte. Andare
a vedere e capire. Trovare il modo di dialogare. Rendere esplicito
che, se l'Islam non è Bin Laden, l'Occidente non è Bush. E nemmeno
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