ritorna all'homepage

Newsletter n.2 Marzo/Aprile 2005

IN PRIMO PIANO


IN PRIMO PIANO
Polemiche
post-ideologiche

Sartre versus Aron


Alessandro Piperno
Un debutto al fuoco della controversia

Milo De Angelis
Struggente addio in versi alla moglie

Bibbia
Pubblicate alcune preziose traduzioni di Emilio Villa

Morti 1
Sono scomparsi Hunter S. Thompson, Guillermo Cabrera Infante, Philip Lamantia e Robert Creeley

Morti 2
Se ne è andato il poeta romagnolo Raffaello Baldini

Ezra Pound
La lettura critica di Piero Sanavio in due volumi

Svolte
Harold Pinter si dà alla militanza anti-Blair e abbandona il teatro

Grandi Opere
Tutto Svevo in tre "Meridiani" per le cure di Lavagetto

Fenomeni
Dal disco al libro: oggi non c'è cantante che non voglia essere anche scrittore

Poesia
Il panorama italico: uno, nessuno e centomila?

Leggere Roma
La città attraverso gli occhi di Elsa Morante e Natalia Ginzburg

Notizie Mix
(a cura di
Massimo Vecchi)


In corso d'opera
Anticipazioni sulle prossime uscite editoriali

Internet e dintorni
Attraverso i Blog nuovi spazi di libertà

Epistolomania
Il giovane scrisse al celebre autore e il premuroso rispose

Philip Roth
Il suo Lindbergh, fantapresidente degli USA

Gianni Celati
La fata morgana, etnografia fantasy

Lingua italiana
La tentazione autarchica del governo

Alberto Arbasino
«Sono un antropologo né ottimista né pessimista»

Imre Kertész
L'ombra lunga di Auschwitz

Maurizio Cucchi
Un debutto nel romanzo dove Il male è nelle cose

Andrea De Carlo
La creatività non s'insegna

Copyright
Il "marxlessighismo" ovvero la via Usa radical alla "cultura libera"

I quaderni di Gadda
Dentro il laboratorio segreto dell'Ingegnere

Julia Kristeva
Dalla "semioanalisi" alle biografie di donne eccellenti

Sebastiano Vassalli
Viaggio nella poesia in compagnia di sette giganti della parola

Cesare
Segre
Un consuntivo del Novecento tra etica, estetica e ideologia

Polemiche post-ideologiche - Sartre versus Aron
Nel 1905 sono accadute parecchie cose in Europa, fra esse la nascita di Jean-Paul Sartre e Raymond Aron in Francia. I due, oltre a questa casuale coincidenza, ebbero in comune gli anni d'università. Furono amici, poi si divisero per diventare divergenti personalità culturali di rilievo, ciascuno a suo modo. La Francia, che ha la sana abitudine di celebrare i propri intellettuali, ne ricorda ora la nascita, a un secolo di distanza, con rispettivi convegni ed eventi. È molto, ma è tutto. Analogamente qui da noi, domenica 13 febbraio Il Sole-24 Ore, in una rubrica intitolata sobriamente «Personaggi»,

Jean-Paul Sartre

ha collocato alcuni pezzi d'occasione di Giuseppe Bedeschi, Giuseppe Scaraffia, Goffredo Fofi, Armando Massarenti e un'intervista al biografo di Camus e Malraux, oltre che ex direttore dell'Express, Olivier Todd, accostando i nomi di Sartre e di Aron quasi solo come trovata giornalistica.

Trovata che incontrava però un tentativo della cultura politica di destra di elaborare un proprio ammodernamento con l'uscita in volume dei materiali di un convegno del 2003, organizzato da Ideazione, su Raymond Aron, volume lanciato tramite il Giornale, che il 18 febbraio ne ha anticipato uno dei testi, quello del Presidente del Senato Marcello Pera. Ecco allora che a Pierluigi Battista scatta l'idea d'inventare un derby ideologico Aron-Sartre e, sul Corriere della Sera, il 6 marzo fischia l'inizio della partita («Per Aron, che aveva ragione, poche e svogliate commemorazioni. Per Sartre, che aveva torto, il piedistallo della leggenda postuma») sulla base di un calembour (Aron «ha avuto il torto di aver ragione nei tempi sbagliati») che è una malignità da arbasiniana «signora mia» e che, con la sua giocosità verbale (le «signore mie» in salotto sono argute di parola), ha fatto reagire, magari sollecitata (uno immagina) da telefonate redazionali, mezza intellettualità italiana: Angelo Panebianco (due volte), Biagio de Giovanni, Giorgio Montefoschi, Piero Melograni, Renzo Paris, Sergio Luzzatto, Vittorio Strada e Enzo Di Mauro sul Corriere della Sera, Bruno Gravagnuolo, Beppe Sebaste, Marco Dolcetta, Bruno Bongiovanni e il francese  François Noudelmann su l'Unità, Claudio Tognonato su il manifesto, Angelo Ascoli su il Giornale, Domenico Quirico (due volte) su La Stampa,  Lanfranco Pace su Il Foglio, infine Alberto Arbasino su la Repubblica. Qualcuno per Aron, qualcun altro per Sartre. In realtà tutti (quasi tutti) ad affermare che oggi la propria scelta politica è (più o meno) giusta. Soprattutto quelli che hanno abbandonato la scelta di prima (come se bisognasse giustificarsi e non fosse legittimo cambiare idea, sempre ma tanto più in tempi proclamati post-ideologici).  Nessuno (quasi nessuno) invece a cercare di capire chi siano stati quei due davvero, nel loro sforzo di intendere il proprio tempo e di agirvi dentro.    

Un'impressionante vuotezza d'impostazione: che significa aver torto nella battaglia delle idee? Propriamente nulla. Dipende da come, quando, perché una frase viene detta. In verità, hanno sempre tutti ragione (dal proprio punto di vista). Dice: ma la storia ha dato ragione al liberalismo di Aron e torto al comunismo di Sartre (in fondo si tratta sempre di questa berlusconiana semplicità mediatica). Paradossalmente la mossa giornalistica di Battista riduce Aron a un banale "liberale" ideologico? Ma allora la sua "civiltà industriale" come convergenza dei due sistemi era un trucco? E anche la sua notoria stima verso Marx scienziato della società presente? E pure il suo anti-ideologico senso della concretezza fattuale? (Leggere, per credere, le interviste di Arbasino sulla Repubblica del 30 marzo e di Dolcetta sull'Unità del 13 marzo). Se fosse così, avremmo un piccolo "liberale" che giustamente scomparirebbe davanti a Sartre grande pensatore della "libertà"(«la nostra libertà attuale non è nient'altro che la scelta della lotta per divenire liberi»), un pensatore intransigente che usa il comunismo stalinista o il maoismo o altro ancora ai fini della sua lotta per la libertà dell'uomo. E dire, come fa Luzzatto (sul Corriere del 13 marzo), che Sartre fu un pensatore antidemocratico, è impreciso; bisogna puntualizzare se fu contro la democrazia (borghese, allora si precisava così) considerandola un troppo, da reazionario, o un troppo poco, da libertario.

È che banalizzare non produce pensiero. Dev'essersene accorto anche Panebianco, il quale, dopo aver dato retta a Battista nell'immediato (il 7 marzo) lasciandosi andare con nonchalance alla contumelia fine (gli intellettuali sono illiberali per natura e perciò odiano l'America), poiché è intelligente s'è accorto della trappola ed è tornato (il 20 marzo) a precisare - crediamo concludendo - che è meglio pensare piuttosto che scadere.

(Alberto Scarponi)  

                                                            

Direttore Responsabile
Marco Palladini

Comitato di redazione
Tiziana Colusso, Massimo Giannotta
Alberto Scarponi, Massimo Vecchi

Segretaria di redazione
Maria Vasaturo
Responsabile grafico
Mario Coen