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Newsletter n.1 Febbraio 2005

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E' morto Mario Luzi
il decano della letteratura italiana, senatore a vita

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Il consumismo visto da destra, visto da sinistra

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Quando il reality show diventa un romanzo

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L'intellettuale come mediatore culturale


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Lutti
È morto Aldo Carotenuto, psicanalista junghiano

Transeuropa Express
Scrittori europei a confronto a Roma

Discussioni - Mercato editoriale, bestseller, cultura popolare
e il "suicidio" della critica militante
Divampa nei media nostrani, a partire da un intervento di Carla Benedetti sull'Espresso intitolato "Genocidio culturale", la discussione sul tema del rapporto tra mercato editoriale e critica. Benedetti, già autrice del volume Il tradimento dei critici, accusa questi ultimi di non occuparsi, per snobismo, disattenzione o cecità, dei bestseller tipo Io uccido di Faletti che dominano le classifiche del mercato letterario.  Con ciò venendo meno a un compito di analisi e di orientamento e di contravveleno culturale, laddove quella che un tempo era letteratura popolare

Edoardo
Sanguineti
e di genere di buona fattura si è tramutata in prodotti di intrattenimento "di plastica" e aggressivamente populistici. Secondo Benedetti oggi le residue isole di intelligenza critica militante si annidano nella Rete, si possono scovare nelle pieghe di internet,
tra blog e riviste telematiche. Sembra darle ragione Edoardo Sanguineti che richiama la lezione di Gramsci sull'attenzione al nazional-popolare, affermando che oggi il teorico comunista si sarebbe occupato persino del "caso Lecciso" e in ogni caso richiama la critica a un lavoro di comprensione e conoscenza: "Più che dire "attenzione questo non è un capolavoro", bisogna capire, e spiegare, perché la gente lo compra, quale ideologia veicola, che cosa significa il fatto che molti bestseller siano fatti in serie". Se Loredana Lipperini ammonisce a non demonizzare i prodotti di massa affermando "Penso che si possa capire assai più su Mozart guardando Amadeus (il film) che leggendo Paolo Isotta", Giancarlo Ferretti mette sotto accusa il sistema editoriale: "Una volta uno scrittore Einaudi era diverso da un autore Mondadori, oggi non c'è differenza. C'è una "vischiosità" generalizzata, un nomadismo editoriale che riguarda gli autori, ma anche i manager… è il segno di debolezza di un'editoria che privilegia il lettore occasionale rispetto a quello forte, che crea personaggi più che scrittori, che mortifica la produzione di lunga durata, di catalogo". Per Sebastiano Vassalli la critica letteraria in Italia, come visione filosofico-culturale del mondo, è addirittura morta già con Benedetto Croce, mentre si sono moltiplicati i critici che "vanno dove li porta il cuore e nei casi peggiori, che sono poi i più numerosi, parlano di se stessi". Secondo Giulio Ferroni (e anche Giuseppe Conte) la caduta delle distinzioni tra letteratura alta e bassa, il profondo nichilismo che discende dal trionfo della cultura di massa sono anche il frutto avvelenato "dell'onda lunga delle neoavanguardie, che, nella loro negazione della tradizione hanno… percorso la strada dell'oscurità e del rifiuto della comunicazione, e poi… preteso di far piazza pulita di una letteratura rivolta a dire delle "cose", a interrogare riconoscibili esperienze". Non è chiaramente d'accordo Alberto Arbasino che osserva ironicamente: "Si può notare che sia il trip dell'oscurità sia il trionfo del trash si sono contemporaneamente prodotti - nel boom globale dei consumi - anche nelle altre culture prive di ogni neoavanguardia, ermetismo, contestazione o Gramsci". La discussione resta aperta, ma intanto il "genocidio", se ha ragione Benedetti, avanza.                                                                

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