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Newsletter n.5 Ottobre/Novembre 2005

Pamuk


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A trent'anni dalla morte resta la parabola ambigua di un poeta sostanzialmente patetico e viscerale
(M.Lunetta)

Pasolini 2
Un poeta civile che ha voluto sfidare la morte e che, in un certo senso, ha perso vincendo

(A.Tricomi)

L'ultimo romanzo dello scrittore anatolico induce a riflettere sulla "europeizzazione" problematica e contraddittoria della Turchia

Ohran PamukIn questi giorni si parla molto di Ohran Pamuk, scrittore turco a lungo in esilio e ora accusato di aver «insultato deliberatamente l’identità turca» per aver parlato a un giornale svizzero del genocidio turco degli armeni (nel 1915-1916, circa un milione e mezzo di persone, nel prototipo dei genocidi del XX secolo), argomento tabù in Turchia, dove ufficialmente si nega che il fatto sia mai  accaduto e dove quindi lo scrittore sarà processato il 16 dicembre 2005. Sull’Unità del 12 settembre Roberto Roscani ne discute prendendo spunto dall’ultimo romanzo di Pamuk, Neve (Einaudi 2004), dove in «500 pagine dense e dolorose» si racconta di «un golpe e tante morti in nome di Ataturk, dell’illuminismo e dell’Europa». «Un libro senza risposte e pieno di domande», su «un paese che si ritiene avanzato» e per questo «ha calpestato le sue tradizioni», ma che continua a vivere in una sorta di frenetico complesso di arretratezza. Per dare il senso della situazione Roscani dice che «il quadro raccontato in Neve è vecchio (il romanzo è del 2002, ma è ambientato qualche anno prima)». L’accostamento all’Europa sta rivoluzionando i costumi in Turchia (ad esempio, è stata abolita la pena di morte e viene contrastato il velo per le donne), ma il libro resta «senza risposte e pieno di domande», «domande urgentissime». Che Roscani elenca: è possibile abolire per legge le tradizioni culturali delle persone? L’occidentalizzazione può avvenire con la violenza (con i colpi di stato, l’esclusione delle minoranze etniche e – per allargare il discorso – con le armi, come in Cecenia, o negando le libertà civili, come in Cina)? L’Europa con il suo laicismo, le sue politiche di integrazione degli assimilati e di esclusione dei diversi, con la sua tolleranza boriosa, ha gli strumenti concettuali adeguati ai problemi che si presentano? Roscani, utilmente, apre il discorso di un aggiornamento categoriale che intenda «la differenza come un valore», un valore «multiplo», e la democrazia come un sistema di relazioni pubbliche che (si suppone, in dipendenza da un sistema di valori condivisi) sappia essere «asimmetrica». De te fabula narratur, Europa. 

A. S.