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Newsletter n.5 Ottobre/Novembre 2005

Saggio vs. romanzo


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Una polemica tra Naipaul e McInerney che sa di vecchio e di prefabbricato a tavolino

Vidiadhar S. NaipaulLeggendo nell’articolo di Emanuele Buzzi sul Corriere, dell’intervista  apparsa sul New York Review of Books, in cui il premio Nobel 2001 Vidiadhar S. Naipaul, britannico di Trinidad, denuncia il declino del genere romanzo, ci siamo sentiti irresistibilmente risucchiati dalla noia, che è diventata inevitabilmente senso di fastidio, quando abbiamo appreso che questa posizione, francamente già sentita e risentita, ha perfino suscitato una polemica.

Naipaul aveva dichiarato «Se tu scrivi un romanzo ti siedi da solo e costruisci un po’ di narrativa. Va bene, ma è senza importanza», teorizzando la “superiorità” del saggio giornalistico in risposta al bisogno di concretezza e per comprendere meglio rilevanti temi di attualità. Una provocazione, come osserva Buzzi, in cui era facile cadere, come puntualmente è accaduto, con un intervento di McInerney, che dal Guardian ha tuonato di considerare il romanzo invece insostituibile per «capire come ci sentiamo ora e come viviamo», paragonando Naipaul nientedimeno a Tolstoj, seppur definito «l’eccentrico e sclerotico polemista».

La faccenda potrebbe perfino non essere commentata, ma visto che c’è sempre qualcuno che vuole pesare la letteratura con la bilancia utilitaristica e che qualcun altro che gli risponde scandalizzato, ci pare giustificabile, invece di argomentare su ciò che serve o non serve, ricordare sommessamente che queste storie le abbiamo già sentite e cercare educatamente di nascondere un inevitabile sbadiglio.

Poiché siamo maliziosi, ci ha sfiorato anche il sospetto che questa cosiddetta polemica sia stata costruita a tavolino. Dobbiamo confessare che, se così fosse, ci saremmo aspettati qualcosa di più da due autorevoli creativi.

                                                                                               M.G.