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Newsletter n.5 Ottobre/Novembre 2005

Raboni


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IN PRIMO PIANO ARTICOLI
Pasolini 1
A trent'anni dalla morte resta la parabola ambigua di un poeta sostanzialmente patetico e viscerale
(M.Lunetta)

Pasolini 2
Un poeta civile che ha voluto sfidare la morte e che, in un certo senso, ha perso vincendo

(A.Tricomi)

I diagrammi del suo orecchio critico all’ascolto della poesia lirica italiana contemporanea

Giovanni RaboniA un anno esatto dalla morte di Giovanni Raboni (16 settembre 2004) è uscito presso l’editore Garzanti il volume La poesia che si fa, in cui il curatore Andrea Cortellessa ha raccolto e ordinato quarant’anni di interventi critici dedicati alla poesia italiana del ’900. Raboni, sottolinea Cortellessa, è stato un critico-critico, il suo versante di autore in versi e la sua personale visione poetica non hanno mai offuscato o inquinato il suo sguardo critico. Come dice Franco Cordelli (Corriere della Sera): «Per il Raboni lettore di poesia, la scrittura critica è nel senso di Freud, pari all’analisi interminabile. E come nel Raboni poeta, due sono i tratti salienti: la fluidità, al limite della liquidità, dell’inafferrabile; e la sottigliezza, ineguagliata nella scrittura critica del secondo Novecento». Nel volume si rileggono le sue motivate riserve nei confronti di Ungaretti, così come riappare la sua contrarietà a Montale che pure giudica «lo spartiacque della poesia italiana del Novecento. Chi non ne ha subito l’influenza?». Un altro punto appare a Cordelli cruciale: «È, che io sappia, l’unico scrittore del Novecento che non abbia ripudiato i padri in favore dei nonni o degli zii. Egli ha compiuto il percorso opposto: ha abbattuto gli idoli della gioventù (l’idolo del monoteismo) in favore dei padri, o dei fratelli maggiori, Tenace, avvincente e antica è la sua lotta per il riconoscimento della grandezza di Luzi, Sereni, Bertolucci e Caproni». Aggiunge Maurizio Cucchi (Tuttolibri-La Stampa): «Quello che a Raboni premeva era cercar di cogliere la verità dell’esperienza poetica nella forza e nell’autonomia dello stile e della forma, “avanzata” e vistosamente innovativa, o paradossalmente anacronistica che fosse. Accanto a questo va ricordata la costante attenzione di Raboni per il nuovo, per le generazioni venute dopo la sua. A lui si devono… le proposte (e a volte le prime pubblicazioni) degli autori di maggiore personalità venuti dopo di lui: come Milo De Angelis, Giuseppe Conte, Vivian Lamarque, Cesare Viviani, per dirne alcuni. Questo in virtù di una capacità… di cogliere la qualità del testo di prima mano… una sorta di “orecchio assoluto”… quello di Raboni, nei confronti della parola poetica propria e altrui».