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Newsletter n.5 Ottobre/Novembre 2005

Il “Nobel” a Pinter


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Premiato finalmente il massimo drammaturgo vivente, un tributo anche al suo impegno politico, scomodo e controcorrente

Il Nobel Harold PinterLa Reale Accademia di Svezia ha assegnato il Premio Nobel 2005 per la letteratura al 75enne drammaturgo britannico Harold Pinter. Un premio, almeno stavolta, su cui c’è poco da discutere o obiettare, essendo Pinter da tempo il più importante autore teatrale mondiale vivente, rappresentato praticamente ovunque sui palcoscenici del pianeta. Festeggiando il Nobel al suo compatriota e amico, lo scrittore inglese Ian McEwan ha scritto (Repubblica): «Harold Pinter ha prodotto nell’arco di cinquant’anni, uno straordinario corpus di scrittura, e ha definito per noi una certa, unica, speciale qualità di silenzio, di minaccia, di assurdo sociale. Ha il merito impareggiabile di aver liberato il teatro inglese dalle limitazioni del realismo – e in questo senso penso di poter dire che è stato una figura rivoluzionaria: una figura che permette a ogni generazione di rileggerlo e reinterpretarlo, e che sa cogliere nelle sue opere sempre nuovi significati e nuovi valori… In Inghilterra quando la gente dice “pinteresque” sa perfettamente cosa vuol dire, esattamente come quando si dice kafkiano: appunto questo coktail di assurdo nella vita delle personale normali». Per il critico teatrale e anglista Masolino D’Amico (La Stampa) «Pinter è stato un innovatore nella sostanza, non nella forma, ché previde sempre spazi e recitazione convenzionali, realistici. Quello che spiazza, sorprende e inquieta nei suoi testi è la sommessa violazione di certe regole non dette del teatro tradizionale, per esempio quelle secondo cui un personaggio presentandosi dice la verità. I personaggi di Pinter invece mentono spesso, in primo luogo su se stessi – “recitano”, proprio come noi recitiamo nella vita, dandoci importanza in certe situazioni o fingendo umiltà in altre. Spiandoli, ci facciamo su di loro idee che in seguito vengono contraddette, lasciandoci un senso di confusione che, di nuovo con nostra costernazione, non verrà consolato da un finale chiarificatore. In questa vena, tralasciando i numerosi pezzi brevi… alcuni tra i titoli principali sono Ritorno a casa (1965), Passaggio e Silenzio (1968), Vecchi tempi (1971), Terra di nessuno (1974), Tradimenti (1978), Altri luoghi (1982), Party Time (1991), Moonlight (1993), Ceneri alle ceneri (1996)».  

Franco Cordelli (Corriere della Sera), rievoca la storia delle messe in scena italiane dei testi di Pinter a partire dall’allestimento, nel 1973, di Vecchi tempi per la regia di Luchino Visconti e l’interpretazione di Valentina Cortese, Adriana Asti e Umberto Orsini. Regia che provocò le furibonde proteste di Pinter che fece interrompere le repliche dello spettacolo: «… in questo senso voglio pensare al suo teatro come alla lotta che i suoi interpreti hanno instancabilmente condotto contro di esso. Se uno scrittore può disinteressarsi di essere seduttivo, un regista o un attore non possono a ciò piegarsi. L’unico che per temperamento (parlo ovviamente dell’Italia) abbia in tal senso assecondato Pinter è Carlo Cecchi. Non a caso, con Il compleanno, Il ritorno a casa, Il calapranzi e L’amante, tra il 1980 e l’86 ne è stato il più assiduo interprete… Un indimenticabile Terra di nessuno… fu quello di Giorgio De Lullo. Era il 1976. A quell’epoca detestavo il teatro di De Lullo e Romolo Valli. Li consideravo, per l’appunto, due seduttori. Mi sembravano compiacenti, con eleganza; il che è anche peggio. Ma oggi, a distanza di tanti anni, quello spettacolo è fissato nella mia memoria. Mi ricordo il nitore, la chiarezza, la sollecitudine. De Lullo e Valli interpretavano i ruoli dei due protagonisti come fossero i ruoli della loro vita, con un’adesione ai personaggi addirittura oltraggiosa».  

Sul manifesto è un altro critico teatrale, Gianfranco Capitta, a ricordare l’impegno politico radicale dell’ultimo Pinter, che quando venne l’anno scorso a Milano di fronte agli esponenti della giunta Albertini si mise a gridare, «… con la sua bellissima voce da attore consumato: “Sono qui per dire che il presidente Bush è un criminale, che il primo ministro del mio paese Tony Blair è un criminale, e che anche il vostro Berlusconi è un criminale”, riportando bruscamente tutti alla tragedia della guerra in Iraq. Pinter da anni ha affiancato alla scrittura dei suoi capolavori la militanza totale per i diritti civili e contro la guerra. Per questo motivo è abbastanza isolato a Londra, poco presente sui giornali e quasi ostracizzato dalla tv». Anche per questa ragione il Nobel a Pinter appare sacrosanto e un giusto tributo a un grande autore tuttora controcorrente rispetto all’establishment.