Fatto sta che Karl
Marx è in resurrezione, non sappiamo se guarito ma insomma,
come Lazzaro, o trionfante, come il suo taumaturgo. Comunque
ne hanno dato notizia i giornali, parlando di un sondaggio,
di libri e della mastodontica edizione delle sua opere complete. Più sorprendente il sondaggio, naturalmente. Dagli intellettuali
c’è da aspettarsi di tutto, ma dalla «gente»? Dalla gente
inglese, poi! Ebbene, la Bbc ha organizzato un sondaggio on-line
chiedendo agli ascoltatori di indicare, secondo loro, il filosofo
più importante della storia. (Si sa, i sondaggi oscillano
fra la minuziosità stralunata e la comoda vaghezza dell’opinione
da salotto.) I risultati valgono quello che valgono, comunque
eccoli, riportati dall’Unità
del 14 luglio 2005: primo Marx (28%), poi, ma a grande distanza
(12%), Hume (nonostante l’intervento lobbistico dell’Economist
preoccupato dalle prime notizie), Wittgenstein, Nietzsche,
Platone, Socrate e Tommaso D’Aquino a pari merito, Aristotele
e infine Popper; non classificati per la scarsità dei voti:
Heidegger e Hegel.
Il commento di Eric
Hobsbawm si è tenuto sull’understatement
indicando tre motivi per tale vittoria: 1.
«per molte persone» (noi, senza stile, diciamo: per la gente
comune) i filosofi sono solo nomi, Marx invece no; 2.
con la fine del comunismo, Marx si è sganciato da Mosca e
viene percepito come intellettuale a sé, capace di «un’incredibile
previsione» circa lo stato delle cose odierno; infine 3.
«per molte persone» filosofare non è pensare sul pensiero,
come per gli addetti ai lavori, ma comprendere e trasformare
il mondo, secondo Marx appunto voleva.
Nella stessa pagina dell’Unità, Bruno Gravagnuolo
contesta con garbo quest’ultimo punto, che nasce dal «marxismo
di maniera» del grande storico inglese, e segna una sottile
ma netta differenza: «Marx resta come filosofo proprio perché
elaborò categorie adeguate a descrivere il mondo», ma non
perché voleva trasformarlo,
laddove invece «fu non poco fallace!».
Ed è precisamente la tesi di Guido Carandini nel volume Un
altro Marx. Lo scienziato liberato dall’utopia (Laterza
2005), recensito da Leopoldo
Fabiani sulla Repubblica del 13 settembre 2005, il quale
osserva che tale assunto, nella versione di Carandini, è molto
più radicale e innovativo di quanto non sembri a prima vista.
Perché arriva a dire che gli scritti marxiani sono, certo
in parte, tuttora attuali, ci hanno fornito strumenti concettuali
«che, ci piaccia o meno, sono ancora indispensabili per capire
non solo come funziona il mondo di oggi, ma anche per affrontare
con realismo le tremende questioni che ci troviamo di fronte».
Purché Marx venga affrontato scientificamente.
Operazione questa – come ci narra Roberto Ciccarelli sul manifesto
del 1° settembre 2005 – che ora può contare anche su un vero
supporto filologico. Si tratta della pubblicazione, dunque
avviata su solide basi istituzionali e scientifiche, della
cosiddetta nuova MEGA (Marx-Engels Gesamtausgabe) ovvero
l’opera omnia di Marx ed Engels, prevista in 114 volumi, che
va man mano realizzandosi a Berlino. Sulla base di essa è
stato tenuto a Napoli nel 2004 un convegno, e un volume intitolato
Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia
(Manifestolibri 2005) ne raccoglie i contributi. Importante
qui è rilevare che il lavoro di studio abbia tale base, non
solo perché la pubblicazione sembra scorrere infine senza
intoppi (va ricordato che iniziò negli anni settanta del Novecento
fra diffidenze e critiche esplicite, mentre a questo punto
è già apparso il 50° volume, che consiste nel terzo libro
del Capitale, in versione autentica), ma soprattutto
perché ormai la filologia, intesa come studio scientifico
della genesi di un testo, ha definitivamente vinto contro,
per così dire, l’utopia interpretativa, cioè contro il metodo
di disporre e leggere il testo in vista di ciò che, secondo
il curatore, doveva essere l’intenzione dell’autore (come
accadeva nella prima MEGA, quella, pur importantissima sul
piano storico, curata a suo tempo dal russo David
Rjazanov). Marx risorge proprio nella sua autenticità
originaria. Chissà.
A. S.