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Newsletter n.5 Ottobre/Novembre 2005

Marx


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Pasolini 1
A trent'anni dalla morte resta la parabola ambigua di un poeta sostanzialmente patetico e viscerale
(M.Lunetta)

Pasolini 2
Un poeta civile che ha voluto sfidare la morte e che, in un certo senso, ha perso vincendo

(A.Tricomi)

Il filosofo tedesco non è più morto. Ma quello, a sorpresa, risorto è lo scienziato sociale, non l'utopista rivoluzionario

Karl Marx a 21 anniFatto sta che Karl Marx è in resurrezione, non sappiamo se guarito ma insomma, come Lazzaro, o trionfante, come il suo taumaturgo. Comunque ne hanno dato notizia i giornali, parlando di un sondaggio, di libri e della mastodontica edizione delle sua opere complete. Più sorprendente il sondaggio, naturalmente. Dagli intellettuali c’è da aspettarsi di tutto, ma dalla «gente»? Dalla gente inglese, poi! Ebbene, la Bbc ha organizzato un sondaggio on-line chiedendo agli ascoltatori di indicare, secondo loro, il filosofo più importante della storia. (Si sa, i sondaggi oscillano fra la minuziosità stralunata e la comoda vaghezza dell’opinione da salotto.) I risultati valgono quello che valgono, comunque eccoli, riportati dall’Unità del 14 luglio 2005: primo Marx (28%), poi, ma a grande distanza (12%), Hume (nonostante l’intervento lobbistico dell’Economist preoccupato dalle prime notizie), Wittgenstein, Nietzsche, Platone, Socrate e Tommaso D’Aquino a pari merito, Aristotele e infine Popper; non classificati per la scarsità dei voti: Heidegger e Hegel.

Il commento di Eric Hobsbawm si è tenuto sull’understatement indicando tre motivi per tale vittoria: 1. «per molte persone» (noi, senza stile, diciamo: per la gente comune) i filosofi sono solo nomi, Marx invece no; 2. con la fine del comunismo, Marx si è sganciato da Mosca e viene percepito come intellettuale a sé, capace di «un’incredibile previsione» circa lo stato delle cose odierno; infine 3. «per molte persone» filosofare non è pensare sul pensiero, come per gli addetti ai lavori, ma comprendere e trasformare il mondo, secondo Marx appunto voleva.

Nella stessa pagina dell’Unità, Bruno Gravagnuolo contesta con garbo quest’ultimo punto, che nasce dal «marxismo di maniera» del grande storico inglese, e segna una sottile ma netta differenza: «Marx resta come filosofo proprio perché elaborò categorie adeguate a descrivere il mondo», ma non perché  voleva trasformarlo, laddove invece «fu non poco fallace!».

Ed è precisamente la tesi di Guido Carandini nel volume Un altro Marx. Lo scienziato liberato dall’utopia (Laterza 2005), recensito da Leopoldo Fabiani sulla Repubblica del 13 settembre 2005, il quale osserva che tale assunto, nella versione di Carandini, è molto più radicale e innovativo di quanto non sembri a prima vista. Perché arriva a dire che gli scritti marxiani sono, certo in parte, tuttora attuali, ci hanno fornito strumenti concettuali «che, ci piaccia o meno, sono ancora indispensabili per capire non solo come funziona il mondo di oggi, ma anche per affrontare con realismo le tremende questioni che ci troviamo di fronte». Purché Marx venga affrontato scientificamente.

Operazione questa – come ci narra Roberto Ciccarelli sul manifesto del 1° settembre 2005 – che ora può contare anche su un vero supporto filologico. Si tratta della pubblicazione, dunque avviata su solide basi istituzionali e scientifiche, della cosiddetta nuova MEGA (Marx-Engels Gesamtausgabe) ovvero l’opera omnia di Marx ed Engels, prevista in 114 volumi, che va man mano realizzandosi a Berlino. Sulla base di essa è stato tenuto a Napoli nel 2004 un convegno, e un volume intitolato Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia (Manifestolibri 2005) ne raccoglie i contributi. Importante qui è rilevare che il lavoro di studio abbia tale base, non solo perché la pubblicazione sembra scorrere infine senza intoppi (va ricordato che iniziò negli anni settanta del Novecento fra diffidenze e critiche esplicite, mentre a questo punto è già apparso il 50° volume, che consiste nel terzo libro del Capitale, in versione autentica), ma soprattutto perché ormai la filologia, intesa come studio scientifico della genesi di un testo, ha definitivamente vinto contro, per così dire, l’utopia interpretativa, cioè contro il metodo di disporre e leggere il testo in vista di ciò che, secondo il curatore, doveva essere l’intenzione dell’autore (come accadeva nella prima MEGA, quella, pur importantissima sul piano storico, curata a suo tempo dal russo David Rjazanov). Marx risorge proprio nella sua autenticità originaria. Chissà.

A. S.