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Newsletter n.5 Ottobre/Novembre 2005

Marin


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IN PRIMO PIANO ARTICOLI
Pasolini 1
A trent'anni dalla morte resta la parabola ambigua di un poeta sostanzialmente patetico e viscerale
(M.Lunetta)

Pasolini 2
Un poeta civile che ha voluto sfidare la morte e che, in un certo senso, ha perso vincendo

(A.Tricomi)

Escono, a vent’anni dalla morte, i diari bellici del poeta di Grado. Prima ammiratore di Hitler,  poi cantore dell’esodo degli italiani d’Istria

Biagio MarinBiagio Marin, il poeta di Grado nato nel 1891 e morto fa nel 1985, è stato un personaggio appartato per vocazione sia geografica sia letteraria. Nelle sue opere in versi da Elegie istriane a I canti dell’Isola, a La vita xe fiama ha saputo evocare e ricordare il dramma degli italiani d’Istria costretti, dopo la guerra, a un lacerante esodo, rimasto per i più una immedicabile ferita. Adesso giusto per il ventennale della morte, la Libreria Editrice Goriziana ha deciso di pubblicare La pace lontana, Diari 1941-1950 per la cura di Ilenia Marin, un prezioso volume che raccoglie tutte le note di memoria che il poeta goriziano era venuto accumulando proprio in quel periodo bellico e postbellico cruciale sia per lui che per la “sua gente”. Parlandone su Repubblica, Francesco Erbani rammenta la parabola di Marin che approda alla guerra fascista convinto e filo-tedesco - come sottolinea Giovanni Tesio su La Stampa nel diario si rinviene persino un grottesco, iperbolico elogio del Führer (“Dio assista Hitler. Egli è il vero grande eroe di questa grande epoca. Eroe tragico, di dimensioni tali, che i Greci mai avrebbero potuto immaginare”). Poi, via via, fortunatamente si ricrede di fronte agli errori e agli orrori crescenti del conflitto, respingendo «l’incubo di “un’Europa in regime uniforme di lavoro germanizzato”, un continente senz’anima, i cui popoli sono “scancellati nella loro individualità; non più arte, non poesia, non pensiero: tecnica tecnica tecnica”». Ma è lo sradicamento nel dopoguerra che detta a Marin le pagine più accorate: «Gli avvenimenti incalzano e gli appunti registrano la sofferenza… di fronte alle ritorsioni, alle discriminazioni, al “dolore e l’esilio”… (“Mai più verzeremo le porte / de casa che nasse n’ha visto / mai più quela crose del Cristo / sul campo de morte”), (Marin) è il poeta che rinfaccia all’Italia di aver voltato gli occhi dall’altra parte, di aver ignorato cosa accadeva ai suoi confini orientali… Ma è anche il poeta che che conserva lucidità e profondità storica: “Abbiamo fatto per primi la stessa cosa agli altri”, scrive il 15 maggio del ’45, “abbiamo annessa la Slovenia brutalmente, abbiamo fatto la guerra alla Francia per Nizza, ciò che era più stupido, per la Savoia… Abbiamo seminato odio e ingiustizia a piene mani: ora ecco qui l’amaro frutto della nostra semina».