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inviata da Domenico Alvino domenica
31/07/2005
Egregio MP (perché non si firma per esteso?),
non so se il ritratto dell'intellettuale di sinistra delineato
da GDL sia applicabile a G. Einaudi, ma è senz'altro
da sottoscrivere in sé e per sé. Questa figura
antropologica si riconosce dall'espressione beffarda e canzonatoria
che porta stampata in viso costantemente ed esibisce nei confronti
di tutti coloro che non la pensano come lui, e per coloro
che, diversamente da lui, hanno rispetto della personalità
altrui, compresa la loro. Altro segno caratteristico: la convinzione
che tutta l'intelligenza, tutta la cultura, tutta la competenza,
tutta la lungimiranza, tutta la democrazia, tutta la creatività
siano a sinistra, e che quelli degli altri schieramenti, o
di altri ambiti (per esempio, gli ecclesiastici, i cattolici,
i militari, gli indipendenti) siano tutti paurosamente stupidi,
ignoranti, incompetenti, gretti, reazionari e incapaci. Sembra
oramai che si sia stabilizzata l'equazione: "intellettuale
(scrittore, poeta, critico, filosofo, scienziato, pittore
ecc.) = schierato a sinistra". Ne vuole una prova? Quando
c'è stata l'ultima mezza consultazione elettorale per
gli enti locali, con una rilevante vittoria del centro-sinistra,
un mio carissimo amico mi venne davanti e mi disse: "Hai
visto? Abbiamo vinto", e in quel noi intendeva comprendere
anche me. Lui non sapeva affatto quali fossero le mie idee
politiche. Sapeva solo che pubblicavo libri e articoli di
critica letteraria, ma questo per lui era sufficiente a qualificarmi
come uomo di sinistra. Infatti rimase a bocca aperta quando
gli risposi con un sorriso: "Sì, avete vinto.
Complimenti!", e non faceva che ripetere "Abbiamo?!",
non riuscendo a capacitarsi come fosse possibile che pur essendo
un critico letterario io non fossi presente in quel suo plurale.
Dice la Fallaci che "per tenersi a galla, oggi bisogna
stare a sinistra. E non solo perché merita economicamente
e politicamente, perché ti assicura l'impiego e ti
garantisce il potere, ma perché è di moda. Sissignori,
è una moda ormai stare a sinistra, una moda come portare
le gonne lunghe o le gonne corte, andare a Cortina oppure
no. E' un conformismo, una convenzione. Soprattutto per i
banchieri e i magnati e i presunti intellettuali che frequentano
posti come il Tepidarium". Ma segue ben altro che bisognerebbe
citare. E' scritto ne L'Apocalisse, p. 38, il libro i cui
lettori (oltre un milione) "i superciliosi della Caviar
Left, la Sinistra al Caviale, chiamano con una punta di disprezzo
gente del popolo" (p. 41).
Questa citazione ci offre il destro di dare una prova della
sicumera supponente ammucchiata a sinistra. Uno di costoro,
che una signora milanese chiamava graziosamente "i Sinistri",
un tale che ricopre un'importante carica non diciamo in quale
amministrazione comunale, disse in un pubblico dibattito che
Oriana Fallaci, una donna che ha il coraggio di dire quello
che pensa, era una stupida, e lo diceva con un sorriso idiota
che voleva essere sardonico, ed era una stupida perché
notava che quelli di sinistra si esprimevano sempre con un
sorriso idiota che voleva essere sardonico... cioè
proprio come stava facendo lui, dandole in sostanza ragione,
anzi dimostrando proprio con il suo comportamento che aveva
ragione.
Ma i sinistri sono così inebriati da questa autostima
che talvolta non si accorgono di dire delle bestialità.
Quando Berlusconi ebbe l'ingenuità di dire in pubblico
che la civiltà occidentale era superiore a quelle impersonate
dai terroristi, fu subito subissato d'improperi, ovviamente
soprattutto da sinistra. Uno, disse che Berlusconi era un
ignorante perché non sapeva, per esempio, che la musica
americana era nata da quella araba!!!
Un altro sinistro, figlio di un poeta nobelpremiato, disse
che la Fallaci aveva un bel dire, lei che sedeva su un bel
mucchio di miliardi; e lo diceva senza la minima capacità
di riflettere che quei miliardi li doveva, non a ruberie o
ad illeciti finanziamenti, ma alle molte campagne da inviata
di guerra, in cui aveva messo a repentaglio la propria pelle,
nonché ai molti libri che aveva avuto il talento di
scrivere e che tradotti in tutte le lingue del mondo avevano
venduto milioni di copie, sicché per mettere su un
po' di ricchezza bastava riscuotere una piccolissima percentuale
su ogni copia. Lui, invece, del tutto privo di talento, non
avrebbe potuto fare altro che abbaiarle contro pieno d'invidia.
La nostra opposizione politica, pagata profumatamente da noi
perché concorra a realizzare il buon governo, altro
non fa che tentare di strappare la sedia dal culo alla maggioranza,
ricorrendo a tutti i mezzucci possibili, calunnia, sarcasmo,
menzogna, aggressione verbale. Non un atto di governo che
l'opposizione approvi, tutto è vergognoso, tutto è
sbagliato, tutto è disastroso, tutto una prova di stupidità
dinanzi alla quale non si può che sghignazzare. Ci
sarà pure un atto di buon governo, se c'è è
bocciato anche quello perché la sinistra del buon governo
se ne infischia altamente, e anche se fa un atto di buon governo
Berlusconi deve "rendere conto" come se avesse commesso
un crimine. Anzi, la Sinistra vorrebbe che Silvio Berlusconi,
invece di governare, stesse sempre sull'attenti in Parlamento
a ricevere le sue scudisciate senza batter ciglio, perché
se batte qualche ciglio è un maleducato ignorante e
stupidello che non ha capito che soltanto la sinistra è
civile, colta e lungimirante.
Gli intellettuali, cosiddetti, che solo in quanto tali credono
d'essere di sinistra, come esercitano la loro militanza? Facendo
la guerra a Berlusconi, senza sapere che in questo modo lo
mitizzano. Credono di aver fatto il loro giornaliero dovere
d'intellettuali di sinistra solo se, alzandosi al mattino,
mandano un improperio a Berlusconi. Veda come si comportano
col terrorismo. Mai una parola contro Bin Laden che manda
i Kamikaze a farsi esplodere uccidendo centinaia di persone,
mai una parola contro i tagliatori di teste, mai una parola
contro i massacratori di bambini o contro coloro che schiavizzano
le donne in nome di Allah misericordioso. Se proprio vengono
sollecitati ad esprimere un giudizio si limitano a dire "Certo
che siamo contro il terrorismo. Ve bene così? Siete
soddisfatti? Possiamo tornare adesso a fare la guerra a Berlusconi
e a Bush?". E continuano dicendo che Bush è il
vero terrorista, perché è andato a fare la guerra
in Iraq per il petrolio (mandando al macello tanti giovani
americani?), e perché fu lui a scatenare l'11 settembre
(arrivano a dire perfino questo senza un ombra di vergogna).
Berlusconi è il vero nemico, perché non ha risolto
il conflitto d'interessi (quale tragedia avrebbe fino ad oggi
provocato questo conflitto d'interessi non lo sanno dire).
Questi, per la sinistra sono i nemici da combattere. Mentre
i terroristi sono dei patrioti, e la loro è una legittima
resistenza. A queste allegre uscite ovviamente i terroristi
si sentono incoraggiati, autorizzati a continuare a massacrare
persone innocenti, tanto per la sinistra restano sempre degli
eroici patrioti che legittimamente combattono contro l'invasore.
Vale a dire contro le nostre truppe ("dieci, cento, mille
Nassirja"). E che dicono i sinistri delle nostre truppe
in Iraq? Dicono che sono truppe d'occupazione e devono essere
ritirate, non fa nulla che poi quel paese resti abbandonato
nelle mani dei teocratici che ne fanno ciò che i talebani
fecere dell'Afganistan. Questo alla sinistra non interessa,
le interessa solo prendere a ceffoni Berlusconi e prendere
il suo posto, poi l'Iraq per lei può anche crepare.
Combattessero Berlusconi su problemi reali! Per esempio, i
privilegi fiscali a favore di imprenditori e di banche, la
distruzione del risparmio privato (oggi le banche non pagano
più interessi ai risparmiatori, anzi per tenere i loro
soldi vogliono essere pagate loro e profumatamente, perché
non hanno neanche più bisogno di far la raccolkta dei
soldi, se li sono già presi tutti: volete sapere dove
sono finiti i soldi dei nuovi poveri? Nelle tasche degli imprenditori,
dei commercianti, dei liberi professionisti, nonché
nelle casse delle banche e degli istituti di assicurazione),
la svendita dei beni dello stato, la distruzione del sistema
sanitario nazionale, l'impoverimento del trattamento pensionistico,
il rispetto del cambio lira-euro, la crescita incontrollata
dei prezzi... e poi che la smetta di raccontarci che se stanno
bene gli imprenditori stiamo bene tutti, è ora di finirla
con queste menzogne...
Ecco. Che cosa fa la sinistra invece? Il teatrino sul conflitto
d'interessi! Che pena!
P.s.: egregio M.P., stia attento a non cadere anche
lei nella sindrome dell'eccessiva autostima. Mi è parso
di capire che lei è di sinistra. Io non sono né
di sinistra né di destra né di centro. Cerco
di usare un po' di buon senso. Questo credo che debba fare
un intellettuale, restando al di sopra di tutte le parti.
La saluto.
***
Della lunghissima e-mail
inviata dal signor Domenico Alvino, recepisco
soltanto il post-scriptum dove afferma di essere «né di sinistra,
né di destra, né di centro». Per essere l’affermazione di
uno che cita ripetutamente a proprio sostegno Oriana Fallaci e si affanna a difendere
Silvio Berlusconi contro le irrisioni
della “cattiva e snobistica” intellighentia
di sinistra, mi pare una dichiarazione comica. Ma
tant’è. Contrariamente al signor
Alvino non credo affatto che gli intellettuali debbano «restare
al di sopra delle parti», anzi ritengo
che ci si debba schierare, per quanto mi concerne, decisamente
dalla parte del pensiero critico e di una trasformazione radicale
dell’attuale sistema politico-economico occidentale. Personalmente,
apprezzo figure come Giuliano Ferrara che, senza infingimenti
e con intelligenza, dichiarano e praticano la loro faziosità
di destra. Sarà, forse, perché Ferrara è un ex politico e
intellettuale comunista? Per il resto, prendo atto dell’inferiority complex che gran parte degli intellettuali di destra
italici mostra nei confronti della cultura di sinistra (con
relative noiose e patetiche rimostranze e lagnanze), e mi
permetto di osservare che o lo si risolve sul lettino dell’analista o lo si esorcizza producendo
opere e imprese di contenuto culturale alto (all’altezza,
tanto per capirci, di un Heidegger,
non certo di una Fallaci). In ogni caso, non è affar
mio.
M. P. (ovvero Marco Palladini)