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Newsletter n.5 Ottobre/Novembre 2005

Mail a Dedalus


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Pasolini 1
A trent'anni dalla morte resta la parabola ambigua di un poeta sostanzialmente patetico e viscerale
(M.Lunetta)

Pasolini 2
Un poeta civile che ha voluto sfidare la morte e che, in un certo senso, ha perso vincendo

(A.Tricomi)

Gli intellettuali di sinistra, Einaudi, la Fallaci e Berlusconi

Mail inviata da Domenico Alvino domenica 31/07/2005

Egregio MP (perché non si firma per esteso?),
non so se il ritratto dell'intellettuale di sinistra delineato da GDL sia applicabile a G. Einaudi, ma è senz'altro da sottoscrivere in sé e per sé. Questa figura antropologica si riconosce dall'espressione beffarda e canzonatoria che porta stampata in viso costantemente ed esibisce nei confronti di tutti coloro che non la pensano come lui, e per coloro che, diversamente da lui, hanno rispetto della personalità altrui, compresa la loro. Altro segno caratteristico: la convinzione che tutta l'intelligenza, tutta la cultura, tutta la competenza, tutta la lungimiranza, tutta la democrazia, tutta la creatività siano a sinistra, e che quelli degli altri schieramenti, o di altri ambiti (per esempio, gli ecclesiastici, i cattolici, i militari, gli indipendenti) siano tutti paurosamente stupidi, ignoranti, incompetenti, gretti, reazionari e incapaci. Sembra oramai che si sia stabilizzata l'equazione: "intellettuale (scrittore, poeta, critico, filosofo, scienziato, pittore ecc.) = schierato a sinistra". Ne vuole una prova? Quando c'è stata l'ultima mezza consultazione elettorale per gli enti locali, con una rilevante vittoria del centro-sinistra, un mio carissimo amico mi venne davanti e mi disse: "Hai visto? Abbiamo vinto", e in quel noi intendeva comprendere anche me. Lui non sapeva affatto quali fossero le mie idee politiche. Sapeva solo che pubblicavo libri e articoli di critica letteraria, ma questo per lui era sufficiente a qualificarmi come uomo di sinistra. Infatti rimase a bocca aperta quando gli risposi con un sorriso: "Sì, avete vinto. Complimenti!", e non faceva che ripetere "Abbiamo?!", non riuscendo a capacitarsi come fosse possibile che pur essendo un critico letterario io non fossi presente in quel suo plurale.
Dice la Fallaci che "per tenersi a galla, oggi bisogna stare a sinistra. E non solo perché merita economicamente e politicamente, perché ti assicura l'impiego e ti garantisce il potere, ma perché è di moda. Sissignori, è una moda ormai stare a sinistra, una moda come portare le gonne lunghe o le gonne corte, andare a Cortina oppure no. E' un conformismo, una convenzione. Soprattutto per i banchieri e i magnati e i presunti intellettuali che frequentano posti come il Tepidarium". Ma segue ben altro che bisognerebbe citare. E' scritto ne L'Apocalisse, p. 38, il libro i cui lettori (oltre un milione) "i superciliosi della Caviar Left, la Sinistra al Caviale, chiamano con una punta di disprezzo gente del popolo" (p. 41).
Questa citazione ci offre il destro di dare una prova della sicumera supponente ammucchiata a sinistra. Uno di costoro, che una signora milanese chiamava graziosamente "i Sinistri", un tale che ricopre un'importante carica non diciamo in quale amministrazione comunale, disse in un pubblico dibattito che Oriana Fallaci, una donna che ha il coraggio di dire quello che pensa, era una stupida, e lo diceva con un sorriso idiota che voleva essere sardonico, ed era una stupida perché notava che quelli di sinistra si esprimevano sempre con un sorriso idiota che voleva essere sardonico... cioè proprio come stava facendo lui, dandole in sostanza ragione, anzi dimostrando proprio con il suo comportamento che aveva ragione.
Ma i sinistri sono così inebriati da questa autostima che talvolta non si accorgono di dire delle bestialità. Quando Berlusconi ebbe l'ingenuità di dire in pubblico che la civiltà occidentale era superiore a quelle impersonate dai terroristi, fu subito subissato d'improperi, ovviamente soprattutto da sinistra. Uno, disse che Berlusconi era un ignorante perché non sapeva, per esempio, che la musica americana era nata da quella araba!!!
Un altro sinistro, figlio di un poeta nobelpremiato, disse che la Fallaci aveva un bel dire, lei che sedeva su un bel mucchio di miliardi; e lo diceva senza la minima capacità di riflettere che quei miliardi li doveva, non a ruberie o ad illeciti finanziamenti, ma alle molte campagne da inviata di guerra, in cui aveva messo a repentaglio la propria pelle, nonché ai molti libri che aveva avuto il talento di scrivere e che tradotti in tutte le lingue del mondo avevano venduto milioni di copie, sicché per mettere su un po' di ricchezza bastava riscuotere una piccolissima percentuale su ogni copia. Lui, invece, del tutto privo di talento, non avrebbe potuto fare altro che abbaiarle contro pieno d'invidia.
La nostra opposizione politica, pagata profumatamente da noi perché concorra a realizzare il buon governo, altro non fa che tentare di strappare la sedia dal culo alla maggioranza, ricorrendo a tutti i mezzucci possibili, calunnia, sarcasmo, menzogna, aggressione verbale. Non un atto di governo che l'opposizione approvi, tutto è vergognoso, tutto è sbagliato, tutto è disastroso, tutto una prova di stupidità dinanzi alla quale non si può che sghignazzare. Ci sarà pure un atto di buon governo, se c'è è bocciato anche quello perché la sinistra del buon governo se ne infischia altamente, e anche se fa un atto di buon governo Berlusconi deve "rendere conto" come se avesse commesso un crimine. Anzi, la Sinistra vorrebbe che Silvio Berlusconi, invece di governare, stesse sempre sull'attenti in Parlamento a ricevere le sue scudisciate senza batter ciglio, perché se batte qualche ciglio è un maleducato ignorante e stupidello che non ha capito che soltanto la sinistra è civile, colta e lungimirante.
Gli intellettuali, cosiddetti, che solo in quanto tali credono d'essere di sinistra, come esercitano la loro militanza? Facendo la guerra a Berlusconi, senza sapere che in questo modo lo mitizzano. Credono di aver fatto il loro giornaliero dovere d'intellettuali di sinistra solo se, alzandosi al mattino, mandano un improperio a Berlusconi. Veda come si comportano col terrorismo. Mai una parola contro Bin Laden che manda i Kamikaze a farsi esplodere uccidendo centinaia di persone, mai una parola contro i tagliatori di teste, mai una parola contro i massacratori di bambini o contro coloro che schiavizzano le donne in nome di Allah misericordioso. Se proprio vengono sollecitati ad esprimere un giudizio si limitano a dire "Certo che siamo contro il terrorismo. Ve bene così? Siete soddisfatti? Possiamo tornare adesso a fare la guerra a Berlusconi e a Bush?". E continuano dicendo che Bush è il vero terrorista, perché è andato a fare la guerra in Iraq per il petrolio (mandando al macello tanti giovani americani?), e perché fu lui a scatenare l'11 settembre (arrivano a dire perfino questo senza un ombra di vergogna). Berlusconi è il vero nemico, perché non ha risolto il conflitto d'interessi (quale tragedia avrebbe fino ad oggi provocato questo conflitto d'interessi non lo sanno dire). Questi, per la sinistra sono i nemici da combattere. Mentre i terroristi sono dei patrioti, e la loro è una legittima resistenza. A queste allegre uscite ovviamente i terroristi si sentono incoraggiati, autorizzati a continuare a massacrare persone innocenti, tanto per la sinistra restano sempre degli eroici patrioti che legittimamente combattono contro l'invasore.
Vale a dire contro le nostre truppe ("dieci, cento, mille Nassirja"). E che dicono i sinistri delle nostre truppe in Iraq? Dicono che sono truppe d'occupazione e devono essere ritirate, non fa nulla che poi quel paese resti abbandonato nelle mani dei teocratici che ne fanno ciò che i talebani fecere dell'Afganistan. Questo alla sinistra non interessa, le interessa solo prendere a ceffoni Berlusconi e prendere il suo posto, poi l'Iraq per lei può anche crepare.
Combattessero Berlusconi su problemi reali! Per esempio, i privilegi fiscali a favore di imprenditori e di banche, la distruzione del risparmio privato (oggi le banche non pagano più interessi ai risparmiatori, anzi per tenere i loro soldi vogliono essere pagate loro e profumatamente, perché non hanno neanche più bisogno di far la raccolkta dei soldi, se li sono già presi tutti: volete sapere dove sono finiti i soldi dei nuovi poveri? Nelle tasche degli imprenditori, dei commercianti, dei liberi professionisti, nonché nelle casse delle banche e degli istituti di assicurazione), la svendita dei beni dello stato, la distruzione del sistema sanitario nazionale, l'impoverimento del trattamento pensionistico, il rispetto del cambio lira-euro, la crescita incontrollata dei prezzi... e poi che la smetta di raccontarci che se stanno bene gli imprenditori stiamo bene tutti, è ora di finirla con queste menzogne...
Ecco. Che cosa fa la sinistra invece? Il teatrino sul conflitto d'interessi! Che pena!

P.s.: egregio M.P., stia attento a non cadere anche lei nella sindrome dell'eccessiva autostima. Mi è parso di capire che lei è di sinistra. Io non sono né di sinistra né di destra né di centro. Cerco di usare un po' di buon senso. Questo credo che debba fare un intellettuale, restando al di sopra di tutte le parti. La saluto.

                                                   ***

Della lunghissima e-mail inviata dal signor Domenico Alvino, recepisco soltanto il post-scriptum dove afferma di essere «né di sinistra, né di destra, né di centro». Per essere l’affermazione di uno che cita ripetutamente a proprio sostegno Oriana Fallaci e si affanna a difendere Silvio Berlusconi contro le irrisioni della “cattiva e snobistica” intellighentia di sinistra, mi pare una dichiarazione comica. Ma tant’è. Contrariamente al signor Alvino non credo affatto che gli intellettuali debbano «restare al di sopra delle parti», anzi ritengo che ci si debba schierare, per quanto mi concerne, decisamente dalla parte del pensiero critico e di una trasformazione radicale dell’attuale sistema politico-economico occidentale. Personalmente, apprezzo figure come Giuliano Ferrara che, senza infingimenti e con intelligenza, dichiarano e praticano la loro faziosità di destra. Sarà, forse, perché Ferrara è un ex politico e intellettuale comunista? Per il resto, prendo atto dell’inferiority complex che gran parte degli intellettuali di destra italici mostra nei confronti della cultura di sinistra (con relative noiose e patetiche rimostranze e lagnanze), e mi permetto di osservare che o lo si risolve sul lettino dell’analista o lo si esorcizza producendo opere e imprese di contenuto culturale alto (all’altezza, tanto per capirci, di un Heidegger, non certo di una Fallaci). In ogni caso, non è affar mio.  

M. P. (ovvero Marco Palladini)

"Nessuno" in difesa della Ragazza che non era lei di Pincio

Mail inviata da Nessuno [nomoretelevision] mercoledì 05/10/2005

Che brutta la recensione sull'ultimo romanzo di Tommaso Pincio, roba da smettere di entrare in questo sito. E che per fortuna è la prima volta! Scritta male, trasuda ignoranza, del testo menzionato innanzitutto e di quella stupida diatriba, tipica di chi vuole le guerre tra scrittori di sinistra e di destra. Io, per esempio, che non mi firmo e non ne ho nessuna voglia, non ho letto quello di Piperno, ma il fratello unico di Rino Gaetano non aveva mai criticato un film senza prima averlo visto. Che lo voglia o meno, il signore che ha perso tempo a scrivere male e male di "la ragazza che non era lei, se lo deve mettere in testa che questo mondo lo accettano così com'è solo quelli che non esistono, quelli che si arrabbiano se qualcuno lo dice ad alta o bassa voce che per Laika Orbit o per qualsiasi altra, andare con uno sconosciuto o scegliere una vita come si deve è lo stesso. Legga il libro signore, oppure lo rilegga, invece di fare l'intellettuale d'oggi...(idiota di domani, diceva de andrè). Non se la prenda personalmente, suvvia, sono solo opinioni.

Signor Nessuno,

Una buona regola impone di cestinare le lettere anonime. Facciamo uno strappo perché la nostra Newsletter muove i primi passi e forse si possono avere dubbi sui criteri di comportamento ai quali vogliamo attenerci anche nel realizzare il nostro desiderio di dar vita a un dialogo ricco e proficuo con i nostri lettori.

Come ormai è abitudine antica, i redattori e i collaboratori di un giornale firmano per esteso alcuni articoli e altri invece con una sigla, peraltro facilmente riconoscibile. Io sono Massimo Vecchi, la mia sigla è M. V. e dunque sono io l'autore di quel testo su Tommaso Pincio che lei disapprova. Mi sento chiamato in causa ed eccomi pronto a risponderle. Lei parte da premesse sbagliate e dunque le sue critiche rimangono senza fondamento.

1 - Innanzi tutto, il mio scritto non era una recensione del romanzo La ragazza che non era lei bensì un collage di brani di articoli firmati da diversi giornalisti e critici letterari, pubblicati da diversi giornali, così come vuole la Rassegna Stampa della nostra Newsletter, una rubrica di servizio che intende informare i lettori sulle opinioni degli altri, cioè sugli articoli riguardanti avvenimenti e personaggi letterari apparsi sui quotidiani e i settimanali italiani. Questo puntualizzazione vale, in particolare, per la "stupida diatriba", come lei la definisce, tra "Piperno di destra e Pincio di sinistra" che non ho inventato io. Io mi limitavo a darne conto riprendendo la notizia dal Corriere della sera.

2 - Seguendo gli stessi criteri giornalisti, citavo il critico Filippo La Porta e riassumevo la cronaca della presentazione del romanzo di Pincio scritta da Camurri per la Domenica del Sole 24 Ore.

3 - Al contrario di quanto lei arbitrariamente suppone, ho letto il romanzo di Pincio e con piacere, ma non ne facevo un'analisi critica.  Riportavo i giudizi di un critico illustre qual è Angelo Guglielmi e aggiungevo qualche mia considerazione tutt'altro che negativa.

3 - Respingo i suoi richiami a Gaetano e a De Andrè, non perché non apprezzi i due artisti, ma perché ritengo quei richiami mal posti.

4 - Non me la prendo affatto, è vero si tratta soltanto di opinioni, le sue come le mie. Però mi sembra opportuno chiarire le rispettive posizioni.

Per finire. può leggere una vera recensione del romanzo di Pincio e di quello di Piperno in questo stesso numero. La firma Alberto Scarponi, che mette a confronto i due casi letterari della passata primavera.

A presto, spero, se vorrà inviarci altri suoi commenti, passando però da Nessuno a Qualcuno.

              
                                                                           Massimo Vecchi