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Newsletter n.5 Ottobre/Novembre 2005

Scrittura, scienza, lavoro


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IN PRIMO PIANO ARTICOLI
Pasolini 1
A trent'anni dalla morte resta la parabola ambigua di un poeta sostanzialmente patetico e viscerale
(M.Lunetta)

Pasolini 2
Un poeta civile che ha voluto sfidare la morte e che, in un certo senso, ha perso vincendo

(A.Tricomi)

Dai romanzi di Renzo Tomatis e Edoardo Nesi, il tentativo di superare uno storico gap della letteratura nostrana

Un libro di Claudio MagrisIl rapporto tra scrittura creativa e scienza, viene affrontato da un’intervista rilasciata a Claudio Magris da Renzo Tomatis, apparsa sul Corriere.

Allarmati dall’affermazione per la quale  «l’uomo di media cultura e lo scrittore, se non hanno una preparazione altamente specifica, non sono in grado di capire veramente come è fatto il mondo», il che consegnerebbe la comprensione dell’esistente, circa allo 0,1% degli abitanti di questo curioso pianeta, concordiamo invece sulla opportunità di esaminare il problema.

L’argomento è affrontato a partire dal romanzo Il fuoriuscito di Tomatis. Mentre Magris lamenta che «la letteratura italiana, nonostante alcuni grandi esempi – basti pensare a Galileo – è nel complesso digiuna di esperienza scientifica», veniamo rassicurati da Tomatis (medico), il quale ricorda come le esperienze di Musil e di Cechov (rispettivamente ingegnere e medico), se sono servite «ad analizzare gli eventi con metodo scientifico e con mirabile precisione» non condizionano «la loro visione e interpretazione degli eventi».

Se poi l’articolo, approda a conclusioni diverse da quelle che sembrava proporsi all’inizio,  chiedendosi se, alla fine, la letteratura porti dove la ricerca non arriva, ci sentiamo un po’ rassicurati.

Ricerca scientifica ed artistica, sono solo apparentemente sistemi incommensurabili: sono infatti basati entrambi sull’analisi del fenomeno e sulla sintesi interpretativa, la prima praticata principalmente dalla ricerca scientifica, che non può comunque fare a meno del momento sintetico, la seconda dalla ricerca artistica, che necessita comunque del momento analitico.

Dunque se «pondera, mensura et numero», teorizzate da Galileo, sono la base della ricerca scientifica e del ragionamento induttivo, l’analisi più complessiva del fenomeno non può rinunciare allo strumento della sintesi che è propria del percorso artistico di ricerca.

C’è poi il discorso sulle applicazioni della ricerca, quando queste diventano industria, produzione e lavoro. In merito, ci induce a riflettere il convegno su narrativa e lavoro, organizzato dal Premio «Volponi» a Porto San Giorgio, dal titolo Raccontare il lavoro: dal romanzo industriale alle narrazioni dell’ economia globale.

L’Unità che ha proposto una serie di racconti sul tema del lavoro, affronta l’argomento in un articolo di  Roberto Carnero. In esso, Angelo Ferracuti, interrogato circa la propensione degli scrittori italiani alla rappresentazione letteraria del lavoro, risponde notando una crescente attenzione di diversi autori sull’argomento, e cita l’Età dell’oro di Edoardo Nesi, e un romanzo a cui sta lavorando Andrea Carraro, che s’intitolerà Il sorcio, sul problema del mobbing. Con Ferracuti concorda Giovanna Rosa,  docente di letteratura italiana contemporanea alla statale di Milano, e cita tra gli altri, Giuseppe Caliceti, ed Ermanno Rea, che con la sua Dismissione ambientato a Bagnoli, rappresenta tutta la contraddittorietà della realtà industriale italiana, con tutte le sue conseguenze nel mondo del lavoro.

Argomenti, quello della ricerca scientifica e letteraria, solo apparentemente lontani dal rapporto tra scrittura e mondo del lavoro, in realtà saldamente connessi, sia pure da versanti diversi. 

                                                                                              M.G.