Dentro la metafora delle Isole fantastiche, Nadia Fusini su Repubblica
riflette sul dramma shakespeariano
La tempesta, in cui l’isola di Prospero
è simbolo, più che realtà geografica.
La Fusini sostiene che è probabile
che Shakespeare si sia ispirato
alla storia del naufragio del Sea Adventure al
largo delle Bermude, in cui l’equipaggio,
inizialmente dato per perduto, era in realtà riuscito a salvarsi,
come venne raccontato da uno dei superstiti in toni quasi miracolistici.
La descrizione della fertilità del luogo e della dolcezza
del clima, rinverdì, nell’Inghilterra che aveva scelto le
vie del mare, il mito delle isole felici e riaprì la riflessione
sul rapporto tra natura, civiltà e potere.
Viene esaminato il prologo del dramma citando la riflessione di
Leo Marx, in cui
si osserva come il nostromo, impegnato con l’equipaggio a
resistere alla tempesta, inviti ruvidamente, nel momento di
massimo pericolo, gli aristocratici signori a tornare sottocoperta,
anzi letteralmente a «togliersi dai piedi». Questo, si ipotizza, può essere letto come segno del cambiamento dell’idea
di potere, di destino e provvidenza, che si andava definendo
alla fine dell’età elisabettiana.
L’isola
di Prospero è in realtà metafora del luogo in cui esercitare
il potere, luogo costretto da confini d’acqua e dunque fortemente definito
e delimitato. Infatti come il nativo
Calibano è stato spodestato
e reso schiavo da Prospero (lui stesso spodestato dal fratello),
così i naufraghi vorrebbero spodestare Prospero e spodestarsi
uno con l’altro. E quando Gonzalo,
ipotizza un mondo utopico e felice, senza autorità né conflitti,
viene ridicolizzato dai compagni.
L’isola,
che farebbe pensare a un giardino
dell’Eden in cui potrebbe realizzarsi una nuova armonia, viene
abbandonata e lasciata a Calibano, e si rivela essere
stata terreno di scontro, diventato troppo ristretto e troppo
misero per le ambizioni in gioco di quelli che non pensano
ad altro che a ritornare sulla terraferma, dove la sete di
potere non sarà così presto costretta dalla la severa barriera
del mare.
M.G.