ritorna all'homepage

Newsletter n.5 Ottobre/Novembre 2005

Luoghi shakespeariani


Torna al sommario


IN PRIMO PIANO ARTICOLI
Pasolini 1
A trent'anni dalla morte resta la parabola ambigua di un poeta sostanzialmente patetico e viscerale
(M.Lunetta)

Pasolini 2
Un poeta civile che ha voluto sfidare la morte e che, in un certo senso, ha perso vincendo

(A.Tricomi)

Ripensando all' isola fantastica del mago Prospero, dove si esprime il dramma del rapporto tra natura, civiltà e potere

La prima stesura del dramma shakespeariano 'La Tempesta'Dentro la metafora delle Isole fantastiche, Nadia Fusini su Repubblica riflette sul dramma shakespeariano La tempesta, in cui l’isola di Prospero è simbolo, più che realtà geografica.

La Fusini sostiene che è probabile che Shakespeare si sia ispirato alla storia del naufragio del Sea Adventure al largo delle Bermude, in cui l’equipaggio, inizialmente dato per perduto, era in realtà riuscito a salvarsi, come venne raccontato da uno dei superstiti in toni quasi miracolistici. La descrizione della fertilità del luogo e della dolcezza del clima, rinverdì, nell’Inghilterra che aveva scelto le vie del mare, il mito delle isole felici e riaprì la riflessione sul rapporto tra natura, civiltà e potere.

Viene esaminato il prologo del dramma citando la riflessione di Leo Marx, in cui si osserva come il nostromo, impegnato con l’equipaggio a resistere alla tempesta, inviti ruvidamente, nel momento di massimo pericolo, gli aristocratici signori a tornare sottocoperta, anzi letteralmente a «togliersi dai piedi». Questo, si ipotizza, può essere letto come segno del cambiamento dell’idea di potere, di destino e provvidenza, che si andava definendo alla fine dell’età elisabettiana.

L’isola di Prospero è in realtà metafora del luogo in cui esercitare il potere, luogo costretto da confini d’acqua e dunque fortemente definito e delimitato. Infatti come il nativo Calibano è stato spodestato e reso schiavo da Prospero (lui stesso spodestato dal fratello), così i naufraghi vorrebbero spodestare Prospero e spodestarsi uno con l’altro. E quando Gonzalo, ipotizza un mondo utopico e felice, senza autorità né conflitti, viene ridicolizzato dai compagni.

L’isola, che farebbe pensare a un giardino dell’Eden in cui potrebbe realizzarsi una nuova armonia, viene abbandonata e lasciata a Calibano, e si rivela essere stata terreno di scontro, diventato troppo ristretto e troppo misero per le ambizioni in gioco di quelli che non pensano ad altro che a ritornare sulla terraferma, dove la sete di potere non sarà così presto costretta dalla la severa barriera del mare.

M.G.