Continuano in Francia a far parlare
polemicamente di sé due scrittori che in questi anni hanno
avuto un forte riscontro di pubblico: Michel
Houellebecq e Amélie
Nothomb.
Houellebecq, con il suo nuovo romanzo La possibilità di un’isola, uscito in Italia
a settembre per la
Bompiani, sta confermando un alto livello
di vendite. La vicenda narrata si svolge all’interno di un
mondo di “neo-umani”, frutto di un progetto di
eugenetica religiosa realizzato in un’isola-lager e
privi di una storia personale, come sottolinea la recensione
di Emanuele Trevi sul manifesto.
In un altro articolo, pubblicato
sempre dal manifesto,
si rileva come l’isola di Houellebecq appare una sorta di
tradimento dell’immortalità in favore della curiosità e del rischio, ed è la meta di un viaggio di
ritorno verso la memoria perduta dell’uomo.
Per quanto riguarda la scrittrice
belga Amélie Nothomb, il suo romanzo Acide
Sulfurique (edito da Albin Michel), è già diventato un
libro assai discusso e criticato. La
Nothomb mette insieme l’Olocausto e il Grande
Fratello, immaginando un reality show dal titolo “Concentration”,
i cui partecipanti sono persone scelte a caso tra i cittadini,
che vengono caricate su vagoni merci
e internate in campi nazisti, dove trovano altri concorrenti
che recitano il ruolo di kapò. I partecipanti-detenuti vengono
sfruttati, umiliati, picchiati, il tutto ovviamente sotto
l’occhio delle telecamere, e inoltre ogni settimana il pubblico
decide l’eliminazione di uno dei concorrenti dallo show.
La Nothomb si propone evidentemente, come argomenta un articolo del
Corriere della Sera, di sferrare un duro
“j’accuse” al mondo della
televisione e dei reality show. La cosa più
interessante che mette in rilievo, è che oggi esistono molti mezzi di persecuzione
e uno di questi è la distruzione dell’essere umano tramite
l’umiliazione televisiva.
Il romanzo è stato oggetto di molte
critiche, in particolare il giornale Le Point ha sostenuto che esso
si pone allo stesso livello della grammatica televisiva che
vuole deplorare.
M. Vel.