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Newsletter n.5 Ottobre/Novembre 2005

Chomsky e Foucault


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Michel FoucaultNel 1971 Noam Chomsky e Michel Foucault ebbero un colloquio televisivo in Olanda, a Eindhoven, che è stato pubblicato ora in italiano (Della natura umana. Invariante biologico e potere politico, DeriveApprodi 2005). Unico incontro e mancato, sostiene Filippo Del Lucchese sul manifesto del 7 luglio 2005. La questione in gioco era se sia «possibile comprendere e descrivere che cosa sia la natura umana intesa come invariante biologico» e quali conseguenze trarne sul piano politico. Per Chomsky alla base della vita umana c’è, «invariato, un sostrato biologico da cui dipendono i processi cognitivi: sempre gli stessi», e la loro espressione, il linguaggio; di qui l’impianto politico anarco-sindacalista, che fa scontrare la natura umana, invariata, con il modello capitalistico di società. Per Foucault invece la natura umana non è una realtà indeclinabile, un concetto scientifico, ma solo un «indicatore epistemologico» (qualcosa di simile all’idea regolativa kantiana) che si va costruendo lungo la storia dell’uomo; infatti, la natura umana individuale «si forma nella storia, entro e attraverso dinamiche materiali e contingenti». «Non è possibile quindi, per Foucault, far leva su una determinata nozione di natura umana per fondare un programma di azione politica». L’interesse del libro sta, secondo Del Lucchese, nella riapertura di un dibattito che, nel volume stesso, è condotto in tre postfazioni (da Diego Marconi con Chomsky, da Stefano Cacucci con Foucault, da Paolo Virno né... né) e, fuori, dalla nuova rivista Forme di vita (anch’essa edita da DeriveApprodi).

Come accompagnamento al resoconto del colloquio di Eindhoven, Il manifesto pubblica anche un breve inedito in Italia di Foucault del 1973, interessante per la linea di ragionamento e la direzione di ricerca: il rapporto fra potere e individuo nella società. Con il XIX secolo termina in Europa l’assolutismo (e termina la sua forma politica, la monarchia), così «il potere comincia a essere esercitato tramite l’intervento di un certo sapere governamentale», al fine di guidare i processi economici, sociali e demografici. Per governare l’economia il potere si lega alla conoscenza, alla cultura. Poiché tuttavia «lo sviluppo economico produce anche effetti negativi sulla vita degli individui», il potere deve allearsi anche al sapere di «una vera e propria ortopedia sociale», cioè alla conoscenza della mente che hanno la psichiatria e la psicologia. A quest’opera di manipolazione (intromettiamo qui una categoria analitica che è di Lukács) governamentale, Foucault sembra contrapporre una diversa linea di lavoro della conoscenza, quella intrapresa dalla filosofia dopo Nietzsche: «Io mi considero un giornalista... Fino a Nietzsche, la filosofia aveva come ragion d’essere l’eternità. Il primo filosofo-giornalista è stato Nietzsche». «Per me, la filosofia è una specie di giornalismo radicale» (a cui noi qui possiamo aggiungere apoditticamente la letteratura-giornalismo radicale, ma si tratta di uno sviluppo che forse meriterà di essere specificato meglio).   

A. S.