Nel 1971 Noam Chomsky
e Michel Foucault ebbero
un colloquio televisivo in Olanda, a Eindhoven, che è stato
pubblicato ora in italiano (Della
natura umana. Invariante biologico e potere politico,
DeriveApprodi 2005). Unico incontro e mancato, sostiene Filippo
Del Lucchese sul manifesto del 7 luglio 2005. La questione in gioco era se sia «possibile comprendere
e descrivere che cosa sia la natura umana intesa come invariante
biologico» e quali conseguenze trarne sul piano politico.
Per Chomsky alla base della vita umana c’è, «invariato, un
sostrato biologico da cui dipendono i processi cognitivi:
sempre gli stessi», e la loro espressione, il linguaggio;
di qui l’impianto politico anarco-sindacalista, che fa scontrare
la natura umana, invariata, con il modello capitalistico di
società. Per Foucault invece la natura umana non è una realtà
indeclinabile, un concetto scientifico, ma solo un «indicatore
epistemologico» (qualcosa di simile all’idea regolativa kantiana)
che si va costruendo lungo la storia dell’uomo; infatti, la
natura umana individuale «si forma nella storia, entro e attraverso
dinamiche materiali e contingenti». «Non è possibile quindi,
per Foucault, far leva su una determinata nozione di natura
umana per fondare un programma di azione politica». L’interesse
del libro sta, secondo Del Lucchese, nella riapertura di un
dibattito che, nel volume stesso, è condotto in tre postfazioni
(da Diego Marconi con Chomsky, da Stefano Cacucci
con Foucault, da
Paolo Virno né... né) e, fuori, dalla nuova rivista Forme di vita (anch’essa edita da DeriveApprodi).
Come accompagnamento al resoconto del colloquio di Eindhoven,
Il manifesto pubblica
anche un breve inedito in Italia di Foucault del 1973, interessante
per la linea di ragionamento e la direzione di ricerca: il
rapporto fra potere e individuo nella società. Con il XIX secolo termina in Europa l’assolutismo
(e termina la sua forma politica, la monarchia), così «il
potere comincia a essere esercitato tramite l’intervento di
un certo sapere governamentale», al fine di guidare i processi
economici, sociali e demografici. Per governare l’economia
il potere si lega alla conoscenza, alla cultura. Poiché tuttavia
«lo sviluppo economico produce anche effetti negativi sulla
vita degli individui», il potere deve allearsi anche al sapere
di «una vera e propria ortopedia sociale», cioè alla conoscenza
della mente che hanno la psichiatria e la psicologia. A quest’opera
di manipolazione
(intromettiamo qui una categoria analitica che è di Lukács)
governamentale, Foucault sembra contrapporre
una diversa linea di lavoro della conoscenza, quella intrapresa
dalla filosofia dopo Nietzsche: «Io mi considero un giornalista...
Fino a Nietzsche, la filosofia aveva come ragion d’essere
l’eternità. Il primo filosofo-giornalista è stato Nietzsche».
«Per me, la filosofia è una specie di giornalismo radicale»
(a cui noi qui possiamo aggiungere apoditticamente la letteratura-giornalismo
radicale, ma si tratta di uno sviluppo che forse meriterà
di essere specificato meglio).
A. S.