L’impegno di Giuseppe Berto nella scrittura per il
cinema, viene ricordato da Plinio Perilli sul Giornale, parlando a proposito del libro a cura di Manuela Berto e Pasquale Russo: Giuseppe Berto,
Critiche cinematografiche, 1957, 1958.
Nell’articolo si ricorda appunto il lavoro dell’autore nel
campo della sceneggiatura e del soggetto cinematografico,
ma ci si sofferma soprattutto sul suo impegno critico, espletato
dalle colonne del periodico
romano Rotosei,
dal marzo 1957 all’ottobre 1958, di cui vengono riproposti
nella stessa pagina, alcuni interessanti articoli. Le recensioni si riferiscono al cinema degli ultimi anni
del neorealismo, i cui fermenti andavano
ormai appannandosi, mentre si definivano i percorsi distinti
imboccati da grandi autori come Visconti e Fellini.
Quello che piace, leggendo gli articoli di Berto, è la competenza
e la misura critica, anche nel caso di osservazioni
non positive, anche quando affronta opere di mostri sacri
del settore.
Confessiamo di non disprezzare la vis polemica,
ma soltanto, per così dire applicata a posizioni che si possano
definire genericamente politiche, mentre preferiamo pacatezza
e ragionamento in campo strettamente critico, in cui, al massimo
ci sentiamo di accettare tutt’al
più, lo strumento di una misurata ironia.
Questa misura Berto la dimostra, e, come si diceva, ad essa si accoppia la competenza e la capacità di sintesi, come
si può leggere nei pezzi su Cabiria,
di Fellini, sul Le
notti bianche, di Visconti, su I
giovani leoni di Dmytryk .
Viene utilmente ricordato dunque un versante,
forse non secondario, del lavoro di Berto, da tener presente
anche nel rileggere
le opere letterarie della sua produzione.
M.G.