Segnaliamo
il documentato articolo di Lello Voce su L’Unità, che riprende la polemica sulle antologie
che continuano a essere sfornate
sull’onda della temperie fine secolo o, a scelta, di inizio
secolo, e che vorrebbero stabilire dei paletti intorno a questa
o quella tendenza poetica, o troppo spesso su nessun’altra
che quella dei propri amici e conoscenti. Voce osserva che
questa tendenza a sfornare antologie, che testimonierebbero
il ritorno di posizioni neo simboliste, neo orfiche, o neo espressioniste, conterrebbe dentro di sé implicitamente
o esplicitamente «l’esercizio di una sorta di calunnia critica,
nei confronti del Gruppo 63, e più in generale della sperimentazione
poetica».
L’inconsistenza e spesso l’inutilità di tali
operazioni spesso smaccatamente autoreferenziali,
viene messa in evidenza analizzando una serie di pareri critici
più complessivamente impostati sulla qualità della poesia,
che, in queste operazioni, appare troppe volte discutibile.
Ma pare interessante riportare l’opinione di Giuseppe Caliceti,
che osserva, citato nell’articolo di Voce, che «l’arcipelago
della poesia in Italia è molto più frastagliato rispetto a
un dualismo così frontale».
Dunque
al di là delle minacciose iniziative che, secondo alcuni, assomiglierebbero
a certi strepiti strumentali da «berluscones»,
forse si può riguardare la cosa con più pacatezza. Le operazioni
strumentali restano tali e non sono difficili da riconoscersi:
sulle troppe cattive antologie cala il silenzio
mentre ancora sono fresche di stampa e forse l’espressione
«Restaurazione della tradizione» dà troppa importanza a fenomeni
che ci sembrano piuttosto velleitari.
Piuttosto
ritorna il discorso della critica e dei suoi molti ritardi.
Vediamo
davvero dove andare, o meglio dove va la poesia (quella vera)
e quali voci magari abbiamo trascurato, senza immaginarci l’ennesima
guerra ideologica tra cadaveri, sebbene ancora insepolti.
M.G.