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Newsletter n.4 Luglio 2005

Scrittura e lettura


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Due ossessioni allo specchio nella visione di Roger Chartier

Roger Chartier«Con un gioco di specchi gli scrittori hanno spesso sfruttato le pagine delle loro opere per dire la loro sui problemi della scrittura, della stampa e della lettura», lo sostiene lo studioso francese Roger Chartier, che ha dedicato numerosi saggi ai temi del libro e della sua fruizione e proprio in questi giorni ha pubblicato presso Gallimard-Seuil Inscrire et effacer (pp. 209, € 22,00), che presto Laterza tradurrà per noi. In un'intervista rilasciata a Fabio Gambaro e apparsa su la Repubblica del 2 giugno 2005, Chartier osserva che tra il XVI e il XIX secolo oggetti e pratiche della scrittura furono utilizzati in molti modi provocando due opposte ossessioni. La prima era «un'angoscia molto diffusa all'epoca - ma ancora oggi d'attualità - relativa al rischio di un'eventuale perdita del patrimonio scritto, dove spesso la scomparsa di un'opera scritta viene percepita come una mutilazione della civiltà»; l'altra ossessione, prosegue il saggista, è «l'eccesso generato da una scrittura che prolifera senza limiti, dando luogo a un patrimonio scritto sempre più ingestibile».

Alla domanda di Gambaro sull'episodio della tipografia nel Don Chisciotte, Chartier fa notare che in quelle pagine Cervantes si chiede «se lo scrittore debba scrivere per il mercato oppure debba disinteressarsi del commercio dei libri, considerato semplice corruzione mercantile» ossia pone il tema di «due strategie di pubblicazione che domineranno tutta la cultura moderna e contemporanea».

Al vecchio dibattito sulla contrapposizione tra gloria e denaro, dice Chartier, nel XVIII secolo si aggiungevano «la definizione della proprietà letteraria riconosciuta all'autore e la riflessione sulla natura del testo. Se un testo è innanzi tutto un insieme di idee, sosteneva Condorcet, esso non può essere proprietà di un solo individuo, giacché le idee appartengono a tutti. Se invece un testo è in primo luogo una forma originale, un modo del tutto singolare di utilizzare il linguaggio per esprimere sentimenti e idee, come pensava Diderot ma anche Kant, allora la proprietà letteraria dell'autore è pienamente giustificata». E venendo ai giorni nostri, nonostante la desacralizzazione della scrittura, «chi scrive libri - afferma il saggista francese - gode ancora di un certo prestigio».

Quanto alla lettura, Roger Chartier sostiene che oggi «si legge sempre di più» ma con modalità diverse dal passato dato che «prevalgono le letture estensive, rapide, disinvolte, parziali e frammentarie. E' il trionfo della lettura zapping, favorita dalle nuove tecnologie».

Che dire? Dobbiamo farci forza e accettare la realtà? Considerato che viviamo nell'era della velocità, non ci resta che rassegnarci alla novità che esiste un unico modo di leggere consentito dalle corse a perdifiato dietro una finta lepre a motore, ed è quello parziale, frammentario, ma soprattutto disinvolto. La lettura non è più un piacere, per qualcuno è un obbligo (vecchia abitudine scolar-familiare? ingrediente dello status symbol? esigenza di mostrarsi informato? orpello personale nella vita di società?) ma, per favore, purché si faccia in fretta. Perciò dovremo essere contenti se il nostro prossimo romanzo verrà leggiucchiato qua e là, oppure letto a metà, una pagina sì e una no, o sfogliato rapidamente cercando l'inizio dei capitoli, o scorso con il dito sulla pagina per cogliere, se la fortuna aiuta, il brano significativo. L'emozione in soffitta, la conoscenza in cantina, il sogno nel tombino.


                                                                                                                  M.V.