Mentre il Vaticano lancia i suoi strali dottrinali sulla
saga del maghetto
Harry Potter, come riferisce Marco Politi su la Repubblica del
14 luglio, imputato
di «distorcere la cristianità dell’anima» con
il suo riferimento a rituali magici, pozioni, esoterismi, ancorché giocosi e favolistici
e non certo da messa nera, dall’altra parte del mondo la magia
si prende la sua rivincita con il romanzo d’esordio di una
giovanissima autrice nigeriana, Helen Oyeyemi. Nel
romanzo La bambina icaro
l’antica tradizione magica yoruba
si mescola con istanze culturali diverse, dando alla piccola protagonista
le doti ma anche gli spaesamenti
di chi ha una doppia cultura e una doppia identità (nel suo
caso trasmesse dal papà inglese e dalla madre nigeriana).
Le mescolanze di tradizioni magico-religiose
e culturali diverse forma una miscela forte, che convince
(e infatti il libro ha avuto un immediato
successo e una rapida serie di traduzioni), e va nella direzione
di una ibridazione feconda, di un meticciato globale da cui non si può tornare più indietro.
Con buona pace per tutti i custodi delle ortodossie, di qualsiasi
parte del mondo, che ormai rischiano di diventare sempre di
più pastori di greggi disperse o quantomeno assai riluttanti. A margine di tutta la querelle resta però un
sospetto, ovvero che la riemersione delle dichiarazioni dell'attuale
papa Ratzinger, datate
di un paio d’anni, proprio in coincidenza dell’uscita ipermedializzata
dell’ultima puntata della saga di Harrry
Potter sia tutt’altro
che casuale. Del resto si sa che i media non fanno magie, ma calcolate strategie.