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Newsletter n.4 Luglio 2005

Intercultura


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Cresce la schiera degli autori migranti che scelgono di esprimersi in lingua italiana

Younis TawfikGli scrittori cosiddetti “migranti”, con termine ormai acquisito e connotato non solo a livello sociologico ma anche culturale, formano ormai da qualche anno una sorta di “habitat” letterario sui generis all’interno della letteratura italiana. Se ne occupano i media ma anche i dipartimenti universitari – ad esempio Armando Gnisci, comparatista innovativo e antiaccademico, che ha creato collane e riviste ad hoc, come Kuma; lo slancio di queste ricerche e studi ha preso in qualche maniera il posto di quelli che una volta erano gli studi sulla letteratura “postcoloniale”. Ora l’ibridazione non è più tra un paese colonizzatore, con la sua lingua e cultura, e un paese colonizzato, che assorbe e rielabora i contenuti del paese dominante rielaborandoli all’interno della propria tradizione culturale: il contatto avviene direttamente “in loco”, ovvero non è più il paese europeo ad andare ad occupare un territorio “altro”, ma i cittadini di altri territori a venire in Europa, per lavoro o per sfuggire a regimi politici persecutori. Ad esempio in Italia. E’ molto interessante l’utilizzo della lingua italiana da parte di scrittori che, provenendo da altre lingue e culture, hanno scelto di scrivere in italiano, di farne la propria “patria letteraria”. Ci sono anche, in questa schiera, i figli degli emigranti italiani nati altrove (Australia, Argentina ad esempio). Naturalmente i risultati non sono sempre dello stesso livello, da un punto di vista squisitamente formale, anche perché l’italiano è utilizzato come “lingua seconda”, e quindi non se ne percepiscono sempre le finezze e le possibilità. E’ anche vero però che questo tipo di letteratura va guardata con un occhio particolare, che sappia tenere conto dei dati letterari ma anche di quelli sociologici o culturali, o “interculturali” che dir si voglia. Comunque sia, uno degli scrittori “migranti” senz’altro più interessante è Davide Bregola, che dopo aver pubblicato nel 2002 presso le Edizioni Interculturali il volume Da qui verso casa - , propone ora un’antologia di poeti migranti, dal titolo Il catalogo delle voci, che raccoglie autori provenienti dalla Francia, dal Belgio, dal Brasile, dall’Olanda, dall’Albania o dall'Iraq come Younis Tawfik. C’è poi Garane Garane, che come riporta Roberto Carnero in un articoletto apparso sull’Unità il 27 giugno, è un somalo “discendente di stirpe reale”, arrivato a studiare e a laurearsi in Italia, ora autore del libro Il latte è buono (Edizioni Interculturali). Dello studioso Armando Gnisci, già citato in precedenza, è uscito invece recentemente Via della decolonizzazione europea n.2 (Odradek Ed.), dove continua la sua ricerca sul tema vasto e attualissimo dell’intercultura.

T. C.