Gli scrittori cosiddetti “migranti”, con termine ormai
acquisito e connotato non solo a livello sociologico ma anche
culturale, formano ormai da qualche anno una sorta di “habitat”
letterario sui generis all’interno della letteratura italiana.
Se ne occupano i media ma anche i
dipartimenti universitari – ad esempio Armando Gnisci, comparatista
innovativo e antiaccademico, che ha creato collane e riviste
ad hoc, come Kuma; lo slancio
di queste ricerche e studi ha preso in qualche maniera il
posto di quelli che una volta erano gli studi sulla letteratura
“postcoloniale”. Ora l’ibridazione
non è più tra un paese colonizzatore, con la sua lingua e
cultura, e un paese colonizzato, che assorbe e rielabora i
contenuti del paese dominante rielaborandoli all’interno della
propria tradizione culturale: il contatto avviene direttamente
“in loco”, ovvero non è più il paese europeo ad andare ad
occupare un territorio “altro”, ma i cittadini di
altri territori a venire in Europa, per lavoro o per
sfuggire a regimi politici persecutori. Ad esempio in Italia.
E’ molto interessante l’utilizzo della lingua italiana da
parte di scrittori che, provenendo da altre lingue e culture,
hanno scelto di scrivere in italiano, di farne la propria
“patria letteraria”. Ci sono anche, in questa schiera, i figli
degli emigranti italiani nati altrove (Australia, Argentina
ad esempio). Naturalmente i risultati non sono sempre dello
stesso livello, da un punto di vista squisitamente formale,
anche perché l’italiano è utilizzato come “lingua seconda”,
e quindi non se ne percepiscono sempre le finezze e le possibilità.
E’ anche vero però che questo tipo di letteratura va guardata
con un occhio particolare, che sappia tenere conto dei dati
letterari ma anche di quelli sociologici o culturali, o “interculturali”
che dir si voglia. Comunque
sia, uno degli scrittori “migranti” senz’altro più interessante
è Davide Bregola,
che dopo aver pubblicato nel 2002 presso le Edizioni Interculturali
il volume Da qui verso casa - , propone ora un’antologia
di poeti migranti, dal titolo Il
catalogo delle voci, che raccoglie autori provenienti
dalla Francia, dal Belgio, dal Brasile, dall’Olanda, dall’Albania
o dall'Iraq come Younis Tawfik. C’è poi Garane Garane,
che come riporta Roberto
Carnero in un articoletto apparso sull’Unità il
27 giugno, è un somalo “discendente di stirpe reale”, arrivato
a studiare e a laurearsi in Italia, ora autore del libro Il
latte è buono (Edizioni Interculturali). Dello studioso
Armando Gnisci, già citato in precedenza,
è uscito invece recentemente Via della decolonizzazione europea n.2 (Odradek Ed.), dove continua
la sua ricerca sul tema vasto e attualissimo dell’intercultura.
T. C.