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Newsletter n.4 Luglio 2005

Pincio


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Per Guglielmi il suo romanzo La ragazza che non era lei dimostra che la furbizia vince sul talento

Tommaso PincioTommaso Pincio è l'autore di La ragazza che non era lei, da poco edito da Einaudi Stile Libero (pp. 308, € 14,80), che alcuni critici hanno definito "il romanzo dell'anno", come abbiamo riportato nel numero scorso di questa Newsletter. In più si è poi orchestrata una sorta di battaglia politica tra Pincio e un altro giovane scrittore Alessandro Piperno, autore di Con le peggiori intenzioni (ed. Mondadori, € 17,00) facendo passare il primo di sinistra, il secondo di destra, ma lo scontro sembra che si sia esaurito presto per mancanza di motivazioni.

Come si sa, Tommaso Pincio è lo pseudonimo che Marco Colapietro si è dato italianizzando il nome dello scrittore americano che più di tutti ammira: Thomas Pynchon. Il critico Filippo La Porta ha dichiarato d'essere assolutamente certo che tra Pynchon e Pincio non esiste alcuna parentela letteraria, ma quel che è certo è che Marco Colapietro qualche legame deve averlo sentito, una certa devozione deve averla provata, quel sentimento di gratitudine e insieme di rivalità che è dell'allievo verso il maestro deve averlo nutrito se ha scelto quel nome tra i tanti di altrettanto grandi scrittori, sempre rimanendo in America, da Scott Fitzgerald a Saul Bellow, da John Dos Passos a J. D. Salinger, da Jack Kerouac a Raymond Carver. Escluso Don De Lillo perché ha già un nome italiano.

Tornando all'oggi, Tommaso Pincio è sotto i riflettori per il suo nuovo romanzo. Ed è stato oggetto di due pezzi giornalistici: il resoconto della presentazione di La ragazza che non era lei alla Caffetteria del Melbookstore in via Nazionale a Roma, firmata da Edoardo Camurri sulla Domenica del Sole 24 Ore del 12 giugno, e la recensione di Angelo Guglielmi sull'Unità del 28 giugno.

Quella di Camurri è una cronaca minuto per minuto dell'avvenimento, spruzzata di ironia, a volte divertente, a volte un tantino acidula. L'incontro era fissato per le 18,30 in una saletta con 35 posti (7 file di 5 sedie ciascuna), ma, scrive il cronista, «alle 18,28 siamo in tre. Alle 18,32 sempre in tre. Alle 18,40 si aggiunge una coppia che ordina una granita… Ore 18,47 ancora niente Pincio. Ore 18,50, Fruuuuuuu Fruuuuuuu Fruuuuuuu fa il frullatore che frulla, Ore 18,52. Arriva Pincio. Siamo otto. Con lui Severino Cesari, direttore della collana Stile Libero di Einaudi». Pincio, già intravisto prima da Camurri, «indossa capelli spettinati, barbetta incolta e maglietta alternativa con raffigurazione stampata del dio Siva». Si comincia con Cesari che per «5 minuti e 28 secondi legge una recensione di Emanuele Trevi al libro di Pincio in cui Trevi sostiene che il libro di Pincio è bellissimo. Pincio si dice d'accordo. Poi Cesari continua a leggere. Si accorge però che nella sua "importantissima" recensione Trevi sbaglia il titolo del romanzo di Pincio e lo confonde con un altro di David Foster Wallace: La ragazza dai capelli strani. Non importa. Alle 19,13 siamo in dodici».

A questo punto parla Pincio che racconta d'aver perso la voce per leggere il suo libro a Severino Cesari e ne sintetizza così la trama: «Ragazza carina che finisce in un mondo brutto». Poi, sollecitato da Cesari a parlare della realtà, risponde: «Fin da piccolo ho avuto problemi di adattamento con il mondo reale» e continua dicendo che «la realtà è uno strumento che il potere utilizza per i suoi fini». Siamo alla fine. Camurri annota: «Dietro di me uno manda un sms. Severino Cesari legge qualche passo de La ragazza che non era lei. Si fa tardi. Alle 20,01 un commesso della libreria avverte che è tempo di chiudere. Non si possono fare domande. Ci si alza. In otto. Al bar viene offerto un aperitivo. Pincio rimane a firmare un autografo». Questa la conclusione: «Ingoio una tartina con gamberetti. Fruuuuuuu Fruuuuuuu Fruuuuuuu frulla il frullatore».

La recensione di un critico letterario qual è Angelo Guglielmi è già di per sé un riconoscimento da incorniciare. Ma Guglielmi comincia addirittura con queste parole: «Tommaso Pincio è uno scrittore di grande talento ma è anche uno scrittore furbo: e la furbizia la vince sul talento». Nel senso che non si preoccupa di crearsi un antagonista per ottenere una vittoria significativa, lui vince con grande sicurezza poiché «scrive un romanzo piacevole e ambizioso, scorrevole e appassionante, ma avanza scegliendo la strada più comoda, aggirandosi tra le suggestioni del giallo e le indicazioni del romanzo antropologico-storico di marca Usa». La ragazza che non era lei racconta gli ultimi cinquant'anni della storia del mondo, osserva il critico, «in omaggio (e in obbedienza) alla civiltà globale… supertecnologizzata, disumana, violenta, consumistica» che piega i giovani, ai quali non resta che la fuga oppure l'azione terroristica. Guglielmi sottolinea che Pincio «si aggira tra hippy, sessantottini e terroristi con grande abilità (e sapiente ambiguità) imbastendo una storia in cui confluiscono fughe, perdizioni, ma anche amori e complicità, passioni e sfoghi schizofrenici, maternità ma anche matricidi, incenso e marijuana, sesso (con stupro del supposto cadavere della ragazza che non era lei) eccidi gratuiti, controlli polizieschi, persecuzioni, attentati, perfino pacchi-dinamite e insomma l'intero armamentario poetico-violento che ha intessuto la nostra vita (la vita del mondo) negli ultimi cinquant'anni».

Due i protagonisti: la ragazza "che non era lei", tanto inquieta e confusa che pur di fuggire in un qualsiasi altrove accetta la prima occasione ma se ne pente, e il ragazzo, un malnato e malcresciuto in una comunità hippy, solo, senza nome (si fa chiamare Z), senza parola (perché non ha imparato a parlare da bambino ma da ragazzo e, in odio all'inquinamento della lingua, ha deciso di abolire le vocali), il quale si scopre un genio della matematica e cerca di salvarsi con i numeri. Ma invano.

Si potrebbe forse dire che l'antagonista che sembrava mancare in realtà poi emerge vestendosi dei panni sporchi e prepotenti della società globale di cui s'è detto sopra. E poi la storia del mezzo secolo trascorso che intesse la trama ha poco a che fare con la storia reale e più con la favola, una favola nera, piena di mostri e di trappole. E' pur vero che il giovane Pincio, per ragioni d'età, ha sofferto soltanto la metà di quei cinquant'anni e dunque descrive un po' a manciate il primo quarto di secolo, lasciandosi invece suggestionare dalle paure del secondo. Il romanzo infatti scivola nella fantascienza rappresentando (è vero, con grande talento) la devastazione e il degrado del mondo a venire, in cui anche la geografia è stata distrutta. Una umanità sopravvissuta a una guerra spaventosa e che vive grazie alla produzione escrementi, in un tempo dilatato senza punti di riferimento. E l'elemento chiave della fine della civiltà che Pincio inventa è la polvere, una polvere rossa, che un vento costante sparge ovunque, negli oggetti e nei corpi, e che quando si trasforma in tempesta accumula fino a seppellire uomini e cose. Una polvere soffocante, accecante e velenosa, che è anche un subdolo mezzo di polizia, essendo in realtà ogni granello un occhio del potere, una microspia che sorveglia la gente.

Guglielmi, esprimendo qualche dubbio, cita l'opinione di Filippo La Porta secondo il quale la nostra letteratura «non riesce a dire il tragico», ma il quadro che ci consegna La ragazza che non era lei non è certamente di semplice intrattenimento. Il viaggio attraverso una California futuribile in effetti è un viaggio all'inferno. E non si conclude con l'happy end.

                                                                                                                  M.V.