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Newsletter n.4 Luglio 2005

Lavagetto


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La critica è malata terminale?

Mario Lavagetto - Eutanasia della criticaLa decadenza (forse terminale) della critica letteraria viene esaminata da uno dei più raffinati studiosi delle nostre lettere, Mario Lavagetto, nel recente pamphlet Eutanasia della critica, edito da Einaudi. Osserva Lavagetto che più si fa diluviale la produzione di libri e più la critica sembra condannata ad una sorta di afasia. L’ambizione di diventare una scienza appare, oggi, definitivamente naufragata, e così la critica oscilla tra studi iperspecialistici riservati a “pochi felici” e l’obbedienza alla mode culturali, non di rado manipolate da mass-media e uffici stampa editoriali. Di fatto la critica sembra al presente incapace di di leggere i testi per quello che contengono e cercano di significare. Niente più autonomia, ma soltanto eteronomia dell’opera letteraria. Recensendo il saggio di Lavagetto, Paolo Mauri (Repubblica) ha scritto: «Se la critica cambia e affossa la critica precedente dobbiamo dunque concludere che essa sia la più fragile delle discipline? Direi che dipende da chi se ne fa carico, fermo restando che quello del critico è (… Debenedetti) “l’alloro più tardo, il più amaro”. Chi ha letto le pagine quasi testamentarie di Garboli sull’incertezza del proprio mestiere sa bene di cosa sto parlando… Concordo con Lavagetto: il frastuono prodotto dall’industria culturale è in grado di assordare chiunque. La critica ha invece bisogno di non smarrire la strada, di rinnovare il suo rapporto sempre in fieri con la letteratura… Non azzardiamo previsioni, che sarebbero fuori luogo, e del resto i cultori dell’apocalisse quotidiana sono da tempo all’opera un po’ dovunque. Credo che a Lavagetto stia a cuore la civiltà dell’operazione critica, che è poi la ricchezza, detto in senso lato, dell’umanesimo. Se è così, il suo piccolo e prezioso libro non può che essere preso come l’auspicio di una nuova stagione».