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Newsletter n.4 Luglio 2005

Garboli 1


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Un critico sedotto e seduttore, con una intelligenza confinante con la “vera” bontà

Cesare GarboliA poco più di un anno (aprile 2004) dalla morte di Cesare Garboli esce da Einaudi Storie di seduzione, un altro scintillante volume di saggi del critico viareggino. Dice Giorgio Ficara (Tuttolibri): «Il metodo, o i metodi, di Garboli evidentemente sono fondati nella narrazione, a partire dalla narrazione di sé… Da una parte Garboli, fin da principio, sulla scia dell’inimitabile Mario Praz, ostenta, per dir così, la sua buona educazione: il critico è chi “dà la parola” e “serve” all’opera di un altro: è una persona bene educata. E da Penna a Soldati alla Morante alla Ginzburg a Delfini, è noto lo stato di servizio di Garboli: nessuno, a parità di cognizioni e di gusto e, ovviamente, eccettuato Gianfranco Contini interprete di Gadda, ha come lui fedelmente e ripetutamente servito un autore. Compagno delle opere che ha scelto di servire o che, indifferentemente, si sono insignorite di lui, Garboli, come certi minuziosi e folli devoti, ha reso conto anche del pochissimo e del perduto, ha annotatao le circostanze formali più segrete, fornito minimi indizi per la composizione – mai ultima, mai definitiva – del quadro d’insieme… D’altra parte, le intuizioni fulminee di Garboli nascono in mezzo a scorie storiche e materiali diversi come ricordi di passeggiate, pranzi in trattoria, drammatici o burleschi scandali psichici».

Sempre su Tuttolibri l’attore-regista Carlo Cecchi, intervistato da Osvaldo Guerrieri, rievoca la sua quasi trentennale amicizia con Garboli, traduttore di molti testi classici inscenati dal teatrante fiorentino: «… il nostro rapporto e la nostra amicizia cominciarono nell’aprile del 1977, quando venne a Genova a vedere il mio Borghese gentiluomo. Era stato lui a parlarmene per la prima volta, qualche anno prima; e mi aveva anche dato il copione con la sua traduzione. Lo spettacolo gli piacque moltissimo e, come succedeva quando una cosa gli piaceva, lo diceva a tutti, invitando, a volte costringendo i suoi amici ad andarlo a vedere… parecchi anni dopo, arrivati a destinazione a casa di amici, dopo aver attraversato Roma su una Vespa guidata da me, che sono miope, e senza occhiali, Cesare mi disse: “Ho capito come fai le regie: le fai come guidi la Vespa. Non vedi la strada e un attimo prima di arrivare a sbattere contro il muro, giri”. La sintesi critica più azzeccata del mio “metodo” di messa in scena… Cesare era un uomo molto complesso. Era intelligentissimo, e questo tutti lo sanno. Ma la sua intelligenza era accompagnata da una generosità altrettanto grande, un’apertura verso i vivi e verso i morti, una forma di attenzione che potrebbe anche essere la vera bontà».