A poco più di un anno (aprile 2004) dalla morte di Cesare Garboli
esce da Einaudi
Storie di seduzione,
un altro scintillante volume di saggi del critico viareggino.
Dice Giorgio Ficara (Tuttolibri): «Il metodo,
o i metodi, di Garboli evidentemente
sono fondati nella narrazione, a partire dalla narrazione di
sé… Da una parte Garboli, fin da
principio, sulla scia dell’inimitabile Mario Praz,
ostenta, per dir così, la sua buona educazione: il critico
è chi “dà la parola” e “serve” all’opera di un altro: è una
persona bene educata. E da Penna
a Soldati alla Morante alla Ginzburg
a Delfini, è noto lo stato di servizio di Garboli:
nessuno, a parità di cognizioni e di gusto e, ovviamente,
eccettuato Gianfranco Contini interprete di Gadda,
ha come lui fedelmente e ripetutamente servito un autore.
Compagno delle opere che ha scelto di servire
o che, indifferentemente, si sono insignorite di lui, Garboli, come
certi minuziosi e folli devoti, ha reso conto anche del pochissimo
e del perduto, ha annotatao le circostanze
formali più segrete, fornito minimi indizi per la composizione
– mai ultima, mai definitiva – del quadro d’insieme… D’altra
parte, le intuizioni fulminee di Garboli nascono in mezzo a scorie storiche e materiali diversi
come ricordi di passeggiate, pranzi in trattoria, drammatici
o burleschi scandali psichici».
Sempre su Tuttolibri l’attore-regista Carlo Cecchi,
intervistato da Osvaldo
Guerrieri, rievoca la sua quasi trentennale amicizia
con Garboli, traduttore di molti testi classici inscenati dal
teatrante fiorentino: «… il nostro rapporto e la nostra amicizia
cominciarono nell’aprile del 1977, quando venne a Genova a vedere il mio Borghese gentiluomo. Era stato lui a parlarmene
per la prima volta, qualche anno prima;
e mi aveva anche dato il copione con la sua traduzione. Lo
spettacolo gli piacque moltissimo e, come succedeva
quando una cosa gli piaceva, lo diceva a tutti, invitando,
a volte costringendo i suoi amici ad andarlo a vedere… parecchi
anni dopo, arrivati a destinazione a casa di amici, dopo aver
attraversato Roma su una Vespa guidata da me, che sono miope,
e senza occhiali, Cesare mi disse: “Ho capito come fai le
regie: le fai come guidi la Vespa. Non vedi la strada e un attimo prima di arrivare a sbattere contro il muro, giri”.
La sintesi critica più azzeccata del mio “metodo” di messa
in scena… Cesare era un uomo molto complesso. Era
intelligentissimo, e questo tutti lo sanno. Ma la sua
intelligenza era accompagnata da una generosità altrettanto
grande, un’apertura verso i vivi e verso i morti, una forma
di attenzione che potrebbe anche
essere la vera bontà».