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Newsletter n.4 Luglio 2005

Ferrante


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La misteriosa scrittrice rilegge Flaubert e dice:«Berte Bovary c'est moi»

Un libro di Elena FerranteLeggiamo una pagina di Elena Ferrante, pubblicata  su Repubblica in cui la scrittrice compie una riflessione sul rapporto tra alcune pagine della Bovary il suo sentire di bambina e il rapporto con la madre e,  il suo rapporto con la lettura.

Della Ferrante, scrittrice schiva, e gelosa del suo privato, si è favoleggiato che potesse essere alter ego letterario di autori come Starnone o Fofi, in realtà ella stessa ha confessato piuttosto un suo «desiderio un po’ nevrotico di intangibilità».

Tornando alla Bovary, la Ferrante traccia una linea di contatto tra la propria napoletanità e la Francia, per cominciare in termini di lingua: «La  mia lingua madre, il napoletano, ha strati di greco, latino arabo spagnolo e francese, parecchio francese».

L’imposizione di un’insegnante di leggere il testo di Flaubert in francese, ha prodotto un risultato importante, consentendo una penetrazione e un’identificazione con l’opera, forse prima sconociuti.

Emerge un problema non risolto del rapporto con la madre, che si manifesta nella identificazione con la piccola Berte, figlia trascurata e, in un certo senso avvilita da Emma Bovary. Ma quello che resta più interessante è il rapporto con la lettura:  «Da ragazzina poi non conoscevo nomi di autori, ogni libro per me si era scritto da solo» o quando, la Ferrante leggendo di Berte, dichiara:  «Ho capito allora, per la prima volta, che la geografia, la lingua, la società, la politica, tutta la storia di un popolo per me era nei libri che amavo e dentro cui potevo entrare come se li stessi scrivendo».

                                 M.G.