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Newsletter n.4 Luglio 2005

Cordelli


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Al vertice del Novecento “impegnato” ci sono Paolo Volponi e Ottiero Ottieri

Ottiero OttieriInsistendo a indagare il tema “letteratura e impegno” nel Novecento italiano, Paolo Di Stefano ha interpellato Franco Cordelli, critico teatrale del suo giornale (Corriere della Sera), romanziere di forte impasto concettuale e metaforico, nonché acuto e brillante saggista letterario. Cordelli parla dei suoi romanzi “politici” come Pinkerton, ispirato “obliquamente” all’assassinio di Moro, e l’ultimo Il Duca di Mantova che si sviluppa a partire dall’ossessione rappresentata da Berlusconi per milioni di italiani di sinistra. Ma è soprattutto quando riesamina il Novecento letterario che dà uno scossone a certa vulgata critica imposta dall’accademia. Riguardata nella prospettiva dell’impegno, per Cordelli, la letteratura italiana si segnala soprattutto per due nomi: Paolo Volponi e Ottiero Ottieri. «Volponi si è sporcato le mani, spendendo e consumando la sua vita in una vera passione politica e prendendo parte attiva nel processo infrastrutturale di crescita del paese. Di tutto questo, compreso il suo lavoro alla Olivetti, ha dato una complessa testimonianza nei suoi romanzi. Volponi è il Marx della letteratura italiana». Laddove l’altro sarebbe, invece, Il Freud: «Ottieri ha vissuto le stesse esperienze cruciali, gli stessi conflitti della modernità. Era un borghese che si confrontava con i cittadini che venivano dalla premodernità, come un intellettuale che si pone il compito di agevolare il transito nel mondo moderno. Pagò di persona, soffrendo le pene dell’inferno, ma analizzando dall’interno il male. La vera spina dorsale del Novecento fu la generazione degli anni ’20 e i due maggiori non sono né Calvino e Pasolini, né Sciascia e Primo Levi, ma Volponi e Ottieri». Per Cordelli Calvino è uno scrittore di derivazione estera, il cui unico significativo libro è Palomar, operetta di divagazioni intelligenti. Circa Pasolini, dice: «È una calda e fertile presenza, ma la sua vita è più importante della sua opera: Pasolini è importante come non scrittore, o meglio, è l’unico vero scrittore d’avanguardia».