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Newsletter n.4 Luglio 2005

Gian Carlo Fusco


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E' in corso un revival del giornalista - scrittore che ormai assomiglia a una moda

Ogni tanto si riparla di Gian Carlo Fusco. Una volta un episodio della sua vita arruffata, un'altra un libro ristampato, un'altra ancora un aneddoto divertente, via via si è creato il fenomeno Fusco. E non si può dire che sia troppo perché Gian Carlo Fusco è un personaggio indimenticabile. Randagio, spericolato, sbruffone, povero, sdentato, rissoso, gran bevitore, generosissimo si è aggirato nel giornalismo, nella narrativa e nel cinema con la sua arma più affilata, la parola.

Nato a La Spezia nel 1915, Gian Carlo Fusco fu un antifascista militante per vocazione libertaria. Da giovane si diede alla boxe, ma ci rimise metà dei denti. Gli altri gli vennero fracassati dai fascisti. Se ne andò in Francia e raccontava d'aver frequentato la mala marsigliese. Suo scopritore fu Manlio Cancogni, come scrive Caterina Soffici sul Giornale del 24 giugno, presentando un inedito di Fusco, insieme lettera a Mario Pannunzio, direttore del Mondo, datata 15 ottobre 1954 e racconto  della rocambolesca visita a Roma del ministro degli Esteri giapponese Matsuoka nel 1941. La lettera fa parte di un ampio carteggio tra Mario Pannunzio e Manlio Cancogni, con in più Fusco, che viene pubblicato da Nuova Storia Contemporanea (pp. 168, € 10,50) accompagnato da un saggio di Andrea Ungari. Cancogni scriveva «Ti spedisco questo servizio del mio amico Gian Carlo Fusco che a me è parso bellissimo. Il Fusco abita a viareggio. E' un giovane di 34 anni molto intelligente». Era Cancogni dunque a segnalare al direttore del Mondo, dice la Soffici, il "talento poetico" nascosto negli articoli che apparivano sulla Gazzetta di Livorno. E a insistere perché pubblicasse e soprattutto pagasse gli scritti del giornalista spezzino male in arnese». E Pannunzio rispondeva: «Come avrai visto l'articolo del tuo amico Fusco è stato pubblicato. Digli di scrivere ancora per noi. Ha uno stile semplice e diretto. Non so se abbia già scritto nel passato, ma certo ha molto talento». Lanciato sul Mondo, Fusco collaborò poi all'Europeo, all'Espresso, al Giorno e scrisse numerosi libri che da qualche tempo vengono ristampati. Tra i più recenti, La colonna, raccolta dei brevi corsivi di Fusco apparsi sul Giorno dal 1958 al '63 (ed. Baldini, Castoldi, Dalai, pp. 406, € 16,80), il libro di racconti Le rose del ventennio, Gli indesiderabili (pp. 250, € 9,00), una inchiesta su quei mafiosi italo-americani, per lo più bassa manovalanza del crimine, che gli Stati Uniti rispedirono in Italia nel 1952, con prefazione di Andrea Camilleri, e A Roma con Bubù (pp.210, € 10,00), la storia dichiaratamente autobiografica di una stagione passata tra sbronze e notti brave da Gian Carlo Fusco e l'amico Bubù, un marsigliese sospettato di mala, tutti usciti per i tipi dell'editore Sellerio. Ultimo Duri a Marsiglia, riproposto da Einaudi, che lo aveva pubblicato venticinque anni fa (pp. 192, € 10,00). E' la storia ambientata negli Anni Trenta di un giovanissimo anarchico che sfugge al regime fascista e insegue la libertà  in Francia. Introduzione di Tommaso De Lorenzis, postafazione di Luigi Bernardi e un ritratto di Fusco tratteggiato da Giovanni Arpino. 

                                                                                                                  M.V.