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Newsletter n.4 Luglio 2005

Ossessione Berlusconi


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Si moltiplicano i libri in cui si progetta di ammazzare il premier

Silvio BerlusconiSono ormai decine e decine i libri dedicati a Silvio Berlusconi, da quando dodici anni fa «è sceso in campo per salvare l'Italia dai comunisti», come si compiace di rimarcare ad ogni occasione tra l'incredula noia degli astanti. Forse è il suo record migliore sotto l'aspetto quantitativo, appena insidiato da quello delle gaffes nazionali e internazionali, anche se le due materie in realtà non sono comparabili visto che dell'una l'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana è l'oggetto e dell'altra il soggetto. Tra libri inchiesta, da ricordare il recente L'ombra del potere di David Lane, corrispondente da Roma dell'inglese Economist (ed. Laterza, traduzione di Fabio Galimberti, pp. 429, € 19,00), che denuncia l'anomalia mediatica, finanziaria, politica e istituzionale del nostro premier. Ma oltre ai saggi intesi a documentare i discutibili percorsi imprenditoriali di Berlusconi, le biografie non autorizzate, le opere buffe, i durissimi pamphlet, da qualche tempo si è fatto avanti un altro genere, il thriller con Berlusconi nel ruolo della vittima.

L'ultimo è un'opera collettiva intitolata 2005 dopo Cristo e firmata Babette Factory da quattro scrittori trentenni che rispondono ai nomi di Nicola Lagioia, Francesco Pacifico, Christian Raimo e Francesco Longo, (ed. Einaudi Stile Libero, pp. 408, € 15,80). Fanno parte della scuderia della casa editrice romana Minimum Fax e i primi tre hanno già pubblicato romanzi e racconti. La storia inventata dai quattro si svolge in una grande villa in Maremma dove un grande vecchio elabora un piano per uccidere il premier con l'aiuto di un killer inaffidabile e di un conduttore televisivo in crisi, in mezzo a un gruppo eterogeneo di studenti fuori corso, anarchici, una giornalista precaria. In un'intervista, anche questa collettiva, pubblicata da Brunella Schisa sul Venerdì del 10 giugno, viene chiarito il motivo di quello pseudonimo: «Dal film Il pranzo di Babette e da quella grandiosa tavola imbandita che costa alla protagonista tutto il denaro vinto in una lotteria», dice Pacifico. Bisogna precisare che Il pranzo di Babette, prodotto in Danimarca nel 1987, diretto da Gabriel Axel, protagonista Stéphane Audran, ebbe il premio Oscar come miglior film straniero. «Anche noi crediamo di aver messo nel libro tutto ciò che avevamo, senza risparmio», commenta Lagioia e Raimo aggiunge: «Anche il fatto che Babette sia la protagonista di Rumore bianco di Don De Lillo ha contato». Sull'idea è Lagioia a parlare:«Viviamo da anni in un mondo bidimensionale creato da Berlusconi e volevamo cercare una terza dimensione» e Raimo aggiunge: «Abbiamo avuto a che fare con Berlusconi per dieci anni. Lo abbiamo considerato il responsabile di tutte le nostre frustrazioni, alla fine ci siamo resi conto che prenderlo come capro espiatorio per tutto era un meccanismo sterile». Ma forse alla fine i quattro sono diventati eccessivamente compassionevoli, tanto che Raimo ammette: «Sì, potevamo fare molto di peggio». E' un fatto che Giovanna Zucconi sulla Stampa del 5 giugno fa notare che tutto sommato i coautori della Babette Factory hanno affidato il loro libro alla casa editrice Einaudi, che fa parte dell'impero Berlusconi.

Dario Fertilio sul Corriere della Sera del 6 giugno si diverte a sviscerare il caso. Innanzi tutto rileva che 2005 dopo Cristo «si inserisce ormai in un vero e proprio genere letterario antiberlusconiano» dato che «c'è anche chi in tempi recenti ha immaginato un vero e proprio attentato (vedi Giuseppe Caruso in Chi ha ucciso Silvio Berlusconi, editore Ponte alla Grazie)». E aggiunge che «in maniera alquanto più raffinata Franco Cordelli ne Il duca di Mantova (ed. Rizzoli) ha descritto invece un personaggio che somiglia tanto all'autore stesso, intento a ruminare fosche considerazioni sulla "deriva autoritaria" dell'Italia e alla possibilità di interromperla grazie al decesso del detestato Berlusconi». Poi anche «Oliviero Beha in Sono stato io (ed. Marco Tropea) si avventura in un simile terreno: qui però l'idea del Silvicidio vale soprattutto come metafora, tiene a precisare l'autore». Ma c'è di più: «Come dimenticare Killing Berlusconi organizzato in un teatro di Rotterdam nel novembre scorso, in cui il pubblico era invitato ad esprimersi sulla condanna a morte del premier italiano?».

Se sia una moda o un gioco Fertilio è andato a chiederlo alla psicoanalista Silvia Vegetti Finzi che prima esclude che i veri killer scrivano libri ma poi fa notare, racconta il giornalista, che «questi scontri immaginari "sottolineano sempre più l'aspetto teatrale della politica, il suo personalismo, l'antagonismo che scatena"». Ma perché sia preso di mira Berlusconi «secondo la Vegetti Finzi dipende dal fatto che soltanto il capo del governo "rappresenta il sogno realizzato, potenza e ricchezza, moglie splendida e ville magnifiche"».

                                                                                                                  M.V.