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Newsletter n.4 Luglio 2005

Addii 3


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Se ne è andato, quasi centenario, il drammaturgo inglese Christopher Fry, amato da Laurence Olivier e Richard Burton

Christopher Fry Quasi centenario è morto a Chichester nel West Sussex il drammaturgo inglese Christopher Fry. Tra gli anni ’40 e gli anni ’60 era stato uno degli autori teatrali di maggiore successo sia nel West End londinese sia sui palcoscenici di Broadway. Nato nel 1907 Fry, in effetti, da almeno due decenni era sparito dalla ribalta pubblica, forse anche a causa di un mutamento di gusti del pubblico che aveva penalizzato il genere drammaturgico in cui eccelleva: il teatro di poesia. Un genere difficile da praticare, che in ambito anglosassone ha avuto nel Novecento un maestro in T. E. Eliot e che Fry dopo aver debuttato nel 1938 con The Boy With a Cart, aveva nobilitato con due titoli memorabili: l’atto unico A Phoenix Too Frequent (1946) e The Lady’s Not for Burning (1948), una commedia di ambientazione medievale con un processo a una strega e a un libero pensatore. Tra gli altri titoli di maggiore consenso si ricordano Venus Observed (1950), The Dark is Light Enough (1954), A Yard of Sun (1970). Fry si distinse anche nel proporre copioni ispirati a temi religiosi: da The Firstborn (1948) sulla figura di Mosè, a Thor, with Angels (1948) sul cristianesimo del VI secolo, a A Sleep of Prisoners (1950) su quattro soldati imprigionati durante la guerra in una chiesa. Ha scritto Osvaldo Guerrieri (La Stampa):  «Nonostante il valore alto del suo teatro, Fry non era un drammaturgo elitario. Attori come Laurence Olivier, Richard Burton e John Gielgud gli hanno dato un’ampia risonanza popolare e, insieme, hanno reso immediatamente fruibile la caratteristica del suo “poetic drama”, profondamente diverso, per non dire opposto a quello di Eliot. Con Fry il verso non si maschera sotto una superficie prosastica come in Cocktail Party di Eliot. Il verso si impone quasi sfacciatemente in tutta la sua sonorità, quasi nella sua indipendenza. Il verso sembra l’unico scopo del dramma. Era perciò nella “facilità” il grande successo di Fry; era nel suo procedere carezzevole, nell’ondosità delle immagini debordanti, persino barocche, nella favolosità che si opponeva alle memorie ancora luttuose della guerra la chiave di un successo plebiscitario, che ebbe qualche riflesso anche in Italia, allorché Giorgio Albertazzi interpretò La signora non è da buttare, la commedia che, a tutti gli effetti, può considerarsi il capolavoro di Fry».