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Newsletter n.4 Luglio 2005

Addii 1


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E' morto Ermanno Krumm, poeta illuminato dalla luce della pittura

Ermanno Krumm In coincidenza (non casuale) con l’uscita della sua ultima, testamentaria raccolta in versi – Respiro, Mondadori, € 9,40 – è morto a Como il poeta e critico d’arte Ermanno Krumm. Nato a Golasecca (Varese) nel 1942, si era distinto inizialmente come saggista letterario pubblicando nel 1974 il volume Tel Quel, un’avanguardia per il materialismo e nel 1983, dopo un soggiorno in Francia dove aveva studiato la semiologia di Barthes e la psicanalisi lacaniana, il libro Il ritorno del flâneur: saggi su Freud, Lacan, Montale, Zanzotto, Plath e Walser. Il suo tardo debutto poetico era stato nell’87 con Le cahier de Monique Charmay, poi presso Einaudi erano usciti Novecento (’92), Felicità (’98) e Animali e uomini (2003). Ha osservato sul manifesto Paolo Febbraro: «Sempre più la potente allegoresi di un maestro severo come Fortini ha irrobustito il disegno dei suoi paesaggi fermi, ha chiesto e dato coerenza ai suoi racconti, nel caso scorciandoli e addensandoli, oppure tenendoli a lungo sul filo della rappresentazione… L’amore tutto “lombardo” per la denotazione gli ha fornito le quinte piatte che una metrica sobria, ma più mossa e articolata di quanto appaia in superficie, s’incarica di far lievitare, fino a giungere alla pienezza dell’intero». Sul Corriere della Sera, dove Krumm scriveva regolarmente articoli di critica d’arte, Sebastiano Grasso ha precisato: «Ermanno scriveva d’arte come scriveva di letteratura. Narrava e coglieva la poesia insita in ogni dipinto, in ogni colore. Biografia del personaggio, inquadramento dell’opera e osservazioni critiche. Da qui una prosa scorrevole e sempre attenta a non precipitare nei tecnicismi». Per Antonio Prete (L’Unità): «Quello di Ermanno Krumm è stato un cammino che via via ha dovuto dissipare l’intrico di richiami ai saperi, alle conoscenze d’ordine estetico e linguistico e analitico per trovare lo spazio di un ascolto interiore che allo stesso tempo fosse la presa di una voce, di un timbro, insomma di uno stile essenziale, nitido, riconoscibile». Secondo Maurizio Cucchi (La Stampa): «In Respiro il senso di piena appartenenza alla vita in tutte le sue manifestazioni (anche nel dolore, s’intende) è trasparente, e già evidenziato anche dalla voluta semplicità del titolo. Un elemento decisivo che lo percorre è la presenza della luce. Ed è una luce vera e non metaforica, una luce che sta dentro i corpi o che li illumina e li evidenzia dall’esterno. E anche la luce che anima il colore della pittura».