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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Teorie critiche


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Il postmoderno? È nato con Faulkner, ma adesso è defunto

«Il postmoderno nato nel 1936, anno della pubblicazione di Absalom, Absalom di William Faulkner, è ufficialmente defunto», annuncia su ttL tuttoLibri, supplemento letterario della Stampa, del 23 aprile una recensione di Marco Belpoliti di «un ricchissimo saggio di Stefano Calabrese, www. letteratura. global», Einaudi.

Tesi di Calabrese: la letteratura, con la sua ricchezza di senso, ha una funzione anche nel mondo globale; è finita quindi l’«idea dell’impossibilità del raccontare» (idea postmoderna nata nel modernismo: Proust, Joyce, Stein); gli autori indicativi della letteratura post-postmoderna o global sono: King, DeLillo, Crichton, Allende, RushdieKing è la ristrutturazione dell’editoria mondiale, ma anche la rinuncia alla figura dell’ autore



William Faulkner

unico; DeLillo è il tentativo di costruire macchine narrative in cui l’identità è un vortice indecifrabile; Crichton è il tentativo di sostituire all’individuo l’équipe; Allende la ricerca di una nuova genealogia familiare fondata sull’ereditarietà; Rushdie la riscoperta del locale a partire del globale»).

In cosa differisce dal postmoderno questo nuovo romanzo? Nella ibridazione dei generi condotta senza ricorrere alla parodia o alla citazione e, prima di tutto, nel superamento dell’«ansia dell’influenza» che teneva il postmoderno legato al moderno fino al punto di esserne una «continuazione sotto mentite spoglie». Il narratore global non ha più bisogno di autorizzazioni, né di quelle della tradizione né di quelle della critica. Nella sintesi di Belpoliti: «La letteratura vive oggi oltre gli steccati della teoria; questo è quello che si evince dalla lettura del libro di Calabrese», «profondo conoscitore del romanzo moderno e raffinato teorico della letteratura».



                                                                                               A.S.