Sul Corriere della Sera del 27 marzo Vittorio Strada
scrive della duratura «energia vitale e morale» dell’ottantaseienne
autore di Arcipelago Gulag, anche
dopo il suo ritorno in patria nel 1994 dall’esilio. Energia comprovata
dalla prolificità letteraria: tre anni fa un libro in due volumi
(Duecento anni insieme) sugli ebrei nella storia russa;
poi le memorie del suo esilio in Europa e in America (il cui secondo
volume, Esquisses d’exil,
è apparso ora in Francia), a loro volta séguito delle memorie
concernenti il periodo sovietico; una rubrica di «riletture» su
Novy Mir (la rivista, ricordiamo,
che fece scandalo in tempi sovietici pubblicando Una giornata
di Ivan Denisovic); infine la fondazione
di un centro culturale e di un premio letterario. A tutto ciò
si aggiunge ora la pubblicazione, sotto il titolo Al ritorno
del respiro, di una raccolta di testi pubblicistici dal 1967
al 2003, che è bensì un analogo dei tre volumi già editi
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Aleksandr Solženicyn
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nel 1995, ma che diviene «significativa»
perché, oltre ad essere aggiornata, anche con inediti, ripropone
«l’intero suo iter di critico morale, sociale e politico». La storia
del titolo spiega il senso del libro. Originariamente era il titolo
di un articolo del 1973, che suonava però Al ritorno del respiro
e della coscienza. Il taglio della seconda parte dice il pensiero
di Solženicyn: in Russia si è tornati
a respirare, ma non alla coscienza. «Dopo settant’anni di oppressione totalitaria
il popolo è finito subito nel devastante uragano della rapina che
ha distrutto la sua vita economica e che ha minato le sue forze
morali.» Il marasma empirico tuttavia per Solženicyn
non è decifrabile empiricamente, la spiegazione che egli dà non
è politica, ma metafisica, sta nella «degenerazione
dell’umanesimo», cioè, chiarisce Strada, nella «involuzione di quel
grande ideale laico, culminato nell’illuminismo, che ha preteso
di sostituirsi al cristianesimo». La salvezza deve venire invece
da un cristianesimo «capace di riconoscere il meglio dell’umanesimo
“secolare”», interpreta conclusivamente Strada, lieto che fra gli
inediti del volume sia anche una lunga conversazione che egli «ebbe
il piacere e il privilegio di avere con Solženicyn
il 20 ottobre 2000 nella sua casa presso Mosca».
A.S.
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