ritorna all'homepage

Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Solženicyn


Torna al sommario


IN PRIMO PIANO
Marketing editoriale
I romanzi dell'anno? Escono a getto continuo



Lo scrittore russo punta il dito contro la “degenerazione dell’umanesimo”

Sul Corriere della Sera del 27 marzo Vittorio Strada scrive della duratura «energia vitale e morale» dell’ottantaseienne autore di Arcipelago Gulag, anche dopo il suo ritorno in patria nel 1994 dall’esilio. Energia comprovata dalla prolificità letteraria: tre anni fa un libro in due volumi (Duecento anni insieme) sugli ebrei nella storia russa; poi le memorie del suo esilio in Europa e in America (il cui secondo volume, Esquisses d’exil, è apparso ora in Francia), a loro volta séguito delle memorie concernenti il periodo sovietico; una rubrica di «riletture» su Novy Mir  (la rivista, ricordiamo, che fece scandalo in tempi sovietici pubblicando Una giornata di Ivan Denisovic); infine la fondazione di un centro culturale e di un premio letterario. A tutto ciò si aggiunge ora la pubblicazione, sotto il titolo Al ritorno del respiro, di una raccolta di testi pubblicistici dal 1967 al 2003, che è bensì un analogo dei tre volumi già editi



Aleksandr Solženicyn

nel 1995, ma che diviene «significativa» perché, oltre ad essere aggiornata, anche con inediti, ripropone «l’intero suo iter di critico morale, sociale e politico». La storia del titolo spiega il senso del libro. Originariamente era il titolo di un articolo del 1973, che suonava però Al ritorno del respiro e della coscienza. Il taglio della seconda parte dice il pensiero di Solženicyn: in Russia si è tornati a respirare, ma non alla coscienza. «Dopo settant’anni di oppressione totalitaria il popolo è finito subito nel devastante uragano della rapina che ha distrutto la sua vita economica e che ha minato le sue forze morali.» Il marasma empirico tuttavia per Solženicyn non è decifrabile empiricamente, la spiegazione che egli dà non è politica, ma metafisica, sta nella «degenerazione dell’umanesimo», cioè, chiarisce Strada, nella «involuzione di quel grande ideale laico, culminato nell’illuminismo, che ha preteso di sostituirsi al cristianesimo». La salvezza deve venire invece da un cristianesimo «capace di riconoscere il meglio dell’umanesimo “secolare”», interpreta conclusivamente Strada, lieto che fra gli inediti del volume sia anche una lunga conversazione che egli «ebbe il piacere e il privilegio di avere con Solženicyn il 20 ottobre 2000 nella sua casa presso Mosca».



                                                                                                                            A.S.