Sergio Solmi (1899-1981) fu in Italia un’autorità letteraria. Lo fu tra gli anni
trenta e cinquanta, e forse oltre, del Novecento, ma con modi
discreti e raffinati. Era infatti uomo
attento a «vedere senza essere visto», secondo un’osservazione
di Eugenio Montale, suo amico, riportata da Annalisa
Gimmi sul Giornale del 25
aprile, nel recensire un libro (Francesca D’Alessandro,
Lo stile europeo di Sergio Solmi,
Vita e Pensiero) che è presentato come un «suggerimento per una
rilettura critica di questa straordinaria figura di intellettuale, saggista,
traduttore e poeta».