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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Ristampe e riletture


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I romanzi dell'anno? Escono a getto continuo


Palazzeschi, D'Annunzio, Bassani e Arpino, il Novecento antologizzato

Segnaliamo la pubblicazione nei Meridiani, del secondo volume di Tutti i romanzi di Aldo Palazzeschi, a cura di Gino Tellini.  La rilettura di quest’autore, uno degli scrittore chiave del Novecento, torna ciclicamente a interessare. Si chiede Ranieri Polese sul Corriere, se Palazzeschi sia autore più studiato che letto, concludendo per il no, e ricordando come testi quale Il codice di Perelà,  continuano ad avere  grande presa. Del resto, Palazzeschi è un autore cardine, che dal Futurismo al Crepuscolarismo, dalla fase



Aldo Palazzeschi

conservatrice al ritorno allo sperimentalismo, offre davvero spunto per percorrere e penetrare una serie di umori decisivi del secolo appena trascorso.

Ancora nei Meridiani, Le prose di ricerca di D’Annunzio (due volumi), altro autore che è stato oggetto di infinite polemiche e discussioni, di cui ci sembra importante una rilettura distaccata e critica. In un articolo su Repubblica, Enzo Siciliano ricorda opportunamente l’espressione di Emilio Cecchi, a proposito del suo Notturno, come «esplorazione d’ombra». Il magmatico corpus dell’opera dannunziana, insieme caotico stratificato e sfuggente, che ha la velleità di contenere tutto e il contrario di tutto, è in realtà l’esempio di un paziente artigianato al servizio di quella che potrebbe dirsi una paranoica ispirazione, comunque ugualmente fondamentale nella rilettura del secolo.

Quanto a Giorgio Bassani, riproposto negli Oscar (Capolavori di Giorgio Bassani), ci guardiamo bene dal riaprire le polemiche suscitate, negli anni sessanta, dall’atteggiamento critico del Gruppo ’63, che pur con il limite di essere smaccatamente ideologico, a noi pare, anche dopo molti anni, pur ricordando la difesa fattane da Pasolini,  non del tutto infondato.

Ancora nei Meridiani, sono apparse le opere scelte di Giovanni Arpino a cura di Rolando Damiani, recensito da Bruno Quaranta  su Tuttolibri della Stampa. Nell’articolo si ricorda la definizione di «realista romantico», data di se stesso dallo scrittore. Ricordiamo quanto dice Arpino  circa quello che ritiene essere il peggior peccato: «lo scrivere inutile è la peggior forma di tradimento che un uomo può inventare a danno di sé e degli altri», tradimento di cui non sappiamo bene se lui stesso sia stato del tutto innocente. Ciò valga comunque come stimolo di riflessione in una temperie di caotica e spesso gratuita grafomania.

                                                                                                                        M.G.