Segnaliamo
la pubblicazione nei Meridiani,
del secondo volume di Tutti
i romanzi di Aldo Palazzeschi, a cura di Gino Tellini. La rilettura di quest’autore,
uno degli scrittore chiave del Novecento,
torna ciclicamente a interessare. Si chiede Ranieri
Polese sul Corriere,
se Palazzeschi sia autore più studiato
che letto, concludendo per il no, e ricordando come testi quale Il codice di Perelà, continuano ad avere grande presa. Del
resto, Palazzeschi è un
autore cardine, che dal Futurismo al Crepuscolarismo,
dalla fase
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Aldo Palazzeschi
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conservatrice al ritorno allo sperimentalismo, offre davvero spunto
per percorrere e penetrare una serie di umori decisivi del secolo
appena trascorso.
Ancora
nei Meridiani, Le
prose di ricerca di D’Annunzio
(due volumi), altro autore che è stato oggetto di
infinite polemiche e discussioni, di cui ci sembra importante
una rilettura distaccata e critica. In un articolo su Repubblica,
Enzo Siciliano ricorda opportunamente l’espressione di Emilio Cecchi,
a proposito del suo Notturno,
come «esplorazione d’ombra». Il magmatico corpus
dell’opera dannunziana, insieme caotico stratificato e sfuggente,
che ha la velleità di contenere tutto e il contrario di tutto, è
in realtà l’esempio di un paziente artigianato al servizio di quella
che potrebbe dirsi una paranoica ispirazione, comunque
ugualmente fondamentale nella rilettura del secolo.
Quanto
a Giorgio Bassani, riproposto
negli Oscar (Capolavori di
Giorgio Bassani), ci
guardiamo bene dal riaprire le polemiche suscitate, negli anni sessanta,
dall’atteggiamento critico del Gruppo ’63, che pur con il limite
di essere smaccatamente ideologico, a noi pare, anche dopo molti
anni, pur ricordando la difesa fattane da Pasolini, non
del tutto infondato.
Ancora
nei Meridiani, sono apparse
le opere scelte di Giovanni
Arpino a cura di
Rolando Damiani, recensito da Bruno
Quaranta su Tuttolibri della Stampa. Nell’articolo
si ricorda la definizione di «realista romantico», data di se stesso
dallo scrittore. Ricordiamo quanto dice Arpino circa quello che ritiene
essere il peggior peccato: «lo scrivere inutile è la peggior forma
di tradimento che un uomo può inventare a danno di sé e degli altri»,
tradimento di cui non sappiamo bene se lui stesso sia stato del
tutto innocente. Ciò valga comunque come stimolo
di riflessione in una temperie di caotica e spesso gratuita grafomania.
M.G.
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