ritorna all'homepage

Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Letteratura e Resistenza


Torna al sommario


IN PRIMO PIANO
Marketing editoriale
I romanzi dell'anno? Escono a getto continuo



Ripubblicato "Il Mondo è una prigione" di Petroni, libro bellissimo e
denigrato

Guglielmo Petroni abitava ai Parioli, quartiere bene di Roma, nei pressi di Piazzale delle Muse. Faceva vita appartata, in famiglia, un po' per carattere, un po' perché non amava la società letteraria. Era un uomo dolcissimo, garbato, discreto, ma si portava dentro il dispiacere di non aver avuto i riconoscimenti che meritava il suo lavoro di scrittore. Nella seconda metà degli Anni Cinquanta fu chiamato a collaborare alla Fiera letteraria, direttore emerito Vincenzo Cardarelli, direttore responsabile Diego Fabbri, caporedattore Massimo Franciosa, redattore Pasqualino Festa Campanile, giovane di bottega il vostro cronista.



Petroni fu particolarmente contento dell'invito, che era contemporaneamente rivolto anche ad Alfonso Gatto, Attilio Bertolucci e Giorgio Caproni. Quattro firme eccellenti ma tutte di sinistra e per la Fiera quella decisione segnò un importante cambio di linea.

Al centro dello scontento di Guglielmo Petroni (Lucca 1911 - Roma 1993) la vicenda travagliata del suo romanzo Il mondo è una prigione, apparso nella rivista Botteghe oscure nel 1948. E' stato lo stesso scrittore a raccontarla. Consegnò il manoscritto a un editore che però fallì quando erano pronte le bozze; lo diede a un altro editore ma anche questo, pur avendo preparato le bozze, inspiegabilmente non lo stampò; per il terzo tentativo «decisi che, in fondo, esisteva davvero un editore che correva dove altri fallivano e titubavano; quello era l'editore che la Resistenza portava quale insegna e quello faceva al caso mio. Invece no, anche questa volta avevo capito male, di "resistenze" ce n'era già più d'una e la mia non coincideva con la sua». L'editore in questione è Einaudi evidentemente, come sostiene Stefano Giovanardi in una nota all'attuale riedizione del romanzo presso Feltrinelli (pp. 142, € 7,00) in occasione del sessantesimo anniversario della Liberazione.

Tornando ad allora, finalmente nel 1949 lo pubblicò Mondadori, ma gli episodi sgradevoli non finirono.

Il mondo è una prigione è la storia autobiografica di un trentenne di Lucca che viene catturato dai nazisti e dai fascisti a Roma mentre distribuisce volantini che incitano alla Resistenza. Rinchiuso in varie prigioni e poi nella casa degli orrori di Via Tasso è sottoposto a interrogatori e a torture interminabili. «Furon tre giorni d'interrogatorio quasi ininterrotto - scrive Petroni nel romanzo - tre giorni snervanti i quali mi diedero stranamente una specie di forza che mi pareva di avere del tutto perduta dentro la cella. Ora erano cortesi e perfino affabili, ora chiamavano un energumeno col petto ricoperto di medaglie e di croci, mi mettevano bocconi su una scrivania e mi frustavano ridendo come se facessero per giuoco». E più avanti:«provavo il senso di infinita solitudine, l'impressione che tutto il mondo si era dimenticato di me». Finalmente, scampato a quell'inferno, si domanda in una sorta di monologo interiore che cosa vuol dire libertà e quale sarà il futuro suo e di tutti gli altri. Dall'affettuoso ricordo di Franco Cordelli sul Corriere della sera - Roma del 5 maggio riportiamo questi giudizi: «il suo stile viene di lì, dalla Lucchesia, è lo stile asciutto, lapidario, marmoreo che apparteneva anche a Mario Tobino». Ogni volta che Petroni viene trasferito da una prigione all'altra avverte «un'ombra di malinconia», ha addirittura «nostalgia di ciò che è stato pere quanto deludente, avvilente, umiliante». Petroni, «fluttuante tra conscio e inconscio», è alla fine consapevole che «noi siamo strumenti di una coscienza che ha ben altro peso di quello della nostra individualità».

Dopo l'entusiasmo iniziale di critici del livello di Pietro Pancrazi, Emilio Cecchi e Geno Pampaloni cominciarono i distinguo, le accuse e le stroncature soprattutto da parte della cultura di sinistra. Qualcuno disse che trattava la lotta di liberazione «con un'ombra di disfattismo». Per Petroni fu un colpo durissimo: «Ciò rappresentò un dolore per me che la Resistenza l'avevo fatta nel segno del Partito comunista. La rivista Rinascita pubblicò addirittura un articolo dove si affermava che questo libro era una specie di denigrazione della Resistenza».

Questa sorta di ostracismo continuò anche successivamente, in occasione della pubblicazione del romanzo La casa si muove, collocato anch'esso nell'abito della Resistenza, che venne bocciato da Cesare Pavese e Natalia Ginzburg della Einaudi e che uscì nel '50 presso Mondadori presentato da Giacomo Debenedetti. Ma Guglielmo Petroni era insoddisfatto, si sentiva trascurato tanto che in una lettera del 1967 scriveva:«Non fa davvero piacere sentirsi dire che il lavoro di una intera vita non vale nemmeno un pacchetto di sigarette».

Adesso ci si augura che il rilancio di Il mondo è una prigione gli renda giustizia. Proprio l'11 maggio, per iniziativa del sindaco di Roma Walter Veltroni, sono state ricordate in Campidoglio la figura e l'opera di Guglielmo Petroni con le relazioni di Alberto Asor Rosa e Sandro Portelli, le letture di Moni Ovadia e gli interventi di Andrea Camilleri, Franco Ferrarotti, Roman Vlad, Maria Luisa Spaziani e Giorgio Montefoschi. Nell'occasione il Corriere della sera ha pubblicato il testamento inedito di Petroni, datato 13 agosto 1963, trent'anni prima della morte. E' un documento breve, tenerissimo nei confronti della moglie e dei figli, che lui redige perché, scrive, «la Puci (la moglie, Carlaluisa de Vecchi, n.d.r.) ha ragione, non si sa mai. Occorre vincere una certa superstizione». Naturalmente lo scrittore non ha beni da lasciare, tranne poche cose e i diritti d'autore. «Poiché la possibilità che io lasci qualche sostanza è pura ipotesi - dice - rammento il sacrificio ch'io feci volontariamente di quelle agiatezze che potevano venirmi e venirci a danno d'un piccolo ideale di onestà letteraria».

                                                                                               M.V.