Si dice che nessun grande uomo è tale per il proprio cameriere,
e quindi l’idea di una governante - allora non era stata ancora coniata
l’orrenda parola “badante” – che racconti al mondo tutti i particolari
della vita intima e privata di un uomo come Marcel
Proust può fare orrore a più d’uno, come per una profanazione
di un monumento. Eppure questo tipo di memorie sembrano
avere un certo interesse, come è dimostrato dalla recente traduzione
italiana, delle memorie della signora Celeste Albaret
(Monsieur Proust, SE Edizioni),
già pubblicate in Francia nel 1973. La signora Celeste confessa
di non aver mai tenuto un diario durante gli otto anni passati
a vegliare “Monsieur Proust” in ogni sua esigenza,
e che quindi le memorie di signora ormai più che ottantenne sono solo frutto del ricordo, e