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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Marcel Proust


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Pubblicate in Italia le memorie della governante Celeste Albaret

Si dice che nessun grande uomo è tale per il proprio cameriere, e quindi l’idea di una governante  - allora non era stata ancora coniata l’orrenda parola “badante” – che racconti al mondo tutti i particolari della vita intima e privata di un uomo come Marcel Proust può fare orrore a più d’uno, come per una profanazione di un monumento. Eppure questo tipo di memorie sembrano avere un certo interesse, come è dimostrato dalla recente traduzione italiana, delle memorie della signora Celeste Albaret (Monsieur Proust, SE Edizioni), già pubblicate in Francia nel 1973. La signora Celeste confessa di non aver mai tenuto un diario durante gli otto anni passati a vegliare “Monsieur Proust” in ogni sua esigenza, e che quindi le memorie di signora ormai più che ottantenne sono solo frutto del ricordo, e



Marcel Proust

forse anche della nostalgia per un periodo in certo qual modo eroico della sua esistenza, altrimenti grigia ed ordinaria. Alcuni aneddoti sono già noti: la stanza rivestita di sughero per isolarsi dall’esterno, la veglia di interminabili notti passate da Proust a scrivere e correggere bozze; altri particolari ci danno notizie anodine sulla dieta e sull’abbigliamento dello scrittore, ma anche sul tipo di pennini utilizzati e sulla mania di utilizzare striscioline di carta ripiegate a fisarmonica ed incollate al foglio per approntare varianti ai testi. Viene da pensare che oggi la badante di un novello Proust sarebbe senz’altro una rumena o una polacca, e che forse le barriere linguistiche e culturali impedirebbero la produzione di una “superfetazione” di scrittura intorno alla vicenda terrena di uno scrittore.


                                                                                                                           T.C.