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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Letteratura “a nudo”


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I corpi svestiti ci parlano, ma cosa ci dicono?

Su ttL, tuttoLibri, il supplemento quasi soltanto letterario della Stampa, del 16 aprile Marco Belpoliti ci parla di un libro (Corpi che parlano. Il nudo nella letteratura italiana del novecento, Bruno Mondadori) con cui l’autore Marco Antonio Bazzocchi, ha disegnato una sorta di mappa letteraria delle trasformazioni psico-sociali subite negli ultimi trenta anni dai corpi in Italia.

Pasolini nei «capelloni» vedeva con dispiacere la rinuncia alla ostentazione eterosessuale maschile. Barthes nel medesimo fenomeno leggeva l’affermazione del «neutro» come «sfida all’antagonismo “naturale” dei sessi», ma in generale interpretava il comportamento dei giovani, soprattutto quando incominciarono a farsi



Pier Paolo Pasolini

modellare i corpi dalla moda secondo stereotipi cinematografici – come un tentativo di negare la propria incertezza fisica. Secondo la mappa letteraria di Bazzocchi, il punto di svolta si ha negli anni sessanta, quando autori come Moravia, Calvino e Morante si trovano separati su questo piano da scrittori innovativi come Sanguineti (Capriccio italiano, 1963), Arbasino (La bella di Lodi, 1972), Celati (Comiche, 1970 e  La banda dei sospiri, 1976), ma sarà Tondelli che negli anni ottanta con Altri libertini e poi con Un weekend postmoderno (1990) a rappresentare l’idioletto corporeo delle nuove generazioni e di una nuova epoca. Dove non esistono più codici fissi, ma solo un flusso continuo di mode e segni intesi come «emergenze emotive». Di per sé il corpo non dice nulla (in proposito Belpoliti cita Il silenzio del corpo di Ceronetti), non è più il luogo della lotta tra le pulsioni e il dominio su di esse, ma è una superficie glabra, che viene segnata dalle mode per coprire quel silenzio. Eppure, conclude Belpoliti, i nostri migliori scrittori giovani (oltre Tondelli, sembra di capire, Aldo Nove e Tiziano Scarpa) sono venuti raccontando nei loro libri «il bisogno di far parlare, nonostante tutto, i corpi, di farli uscire dal silenzio rumoroso» delle mode.


                                                                                                   A.S.