Editoria
1
Ai nastri di partenza il "Cavallo di ferro"
E' nata un'altra
casa editrice a Roma, che sembra diventata la città preferita
dai neoeditori di dimensioni medio-piccole. Si chiama "Cavallo
di Ferro" e l'ha fondata e la dirige una scrittrice di
non medio-piccole dimensioni: Romana Petri, di cui è
uscito da Fazi a metà marzo il romanzo Esecuzioni.
La nuova editrice vuol portare in Italia la letteratura lusofona,
cioè portoghese, brasiliana e africana. Socio e collaboratore
della Petri è il suo compagno Diego Madre Deus,
che fondò anni fa a Lisbona l'editrice Cavalo de ferro.
Prime Novità: Carlos Herculano Lopes Il vestito
e Joao De Melo Autopsia di un mare in rovina.
Editoria
2
Una donna al comando della RCS libri
Teresa
Cremisi
ha coronato la sua lunga carriera in campo editoriale conquistando
una delle poltrone più prestigiose. Dopo aver lavorato
per circa vent'anni alla Garzanti, nel 1989 venne chiamata
a Parigi dall'editore Antoine Gallimard con la nomina a
direttore editoriale. Sotto la sua guida la Gallimard si è
aggiudicata due ambiti Premi Goncourt, nel 2000 con Jean-Jacques
Schulh e l'anno dopo con Jean-Cristophe Rufin. Giorni fa un altro
passo avanti della Cremisi salita alla carica di presidente e
direttore editoriale del Gruppo Flammarion, la mano francese
della Rizzoli. E subito dopo cooptazione della Cremisi
nel consiglio d'amministrazione della Rizzoli con l'incarico di
mettere a punto «la strategia editoriale delle varie case
editrici italiane che fanno parte del Gruppo RCS» e di occuparsi
«della definizione e dell'esecuzione della strategia internazionale
di RCS Libri». Probabile che con l'arrivo della Cremisi
si sia voluto colmare il vuoto lasciato qualche mese fa da Rosaria
Carpinelli, che ha lasciato improvvisamente il suo ruolo di
direttore editoriale della Rizzoli per trasferirsi a Roma e passare
con lo stesso incarico alla casa editrice Fandango.
Editoria
3
Nuovo direttore della Storia Einaudi
Il giro di poltrone coinvolge
anche la casa editrice Einaudi che ha affidato le sue collane di
saggistica storica e d'attualità (Vele, Struzzi e la neonata
Einaudi Storia) ad Andrea Romano, uno storico quarantenne
che era il direttore responsabile del bimestrale Italiani Europei,
edito dalla Fondazione, creata nel 2001 da Massimo D'Alema e Giuliano
Amato.
Aspiranti
scrittori
La Fanucci sommersa da una valanga di manoscritti
Quanti scrittori ci sono
in Italia? Migliaia e migliaia, basta socchiudere la porta che una
valanga la sfonda. La considerazione nasce leggendo l' «Avviso
agli aspiranti scrittori», che Sergio Fanucci, titolare
dell'omonima casa editrice romana, pubblica nel suo sito Internet:
«Dopo soli due giorni dall'annuncio di una nuova collana di
narrativa di autori italiani e stranieri, la casella di posta (elettronica
e non) è stata letteralmente invasa di richieste di pubblicazione
(oltre 200). Con queste poche righe, vorrei consigliare a tutti
che per pubblicare bisogna rivolgersi alle agenzie letterarie e
non direttamente agli editori. Ce ne sono tante e molto competenti.
Io da parte mia dichiaro ufficialmente che non garantisco che venga
presa visione di alcun manoscritto che non sia stato inviato attraverso
un'agenzia letteraria. Ad ogni modo i manoscritti ricevuti NON verranno
restituiti. Grazie per la collaborazione».
Bisogna aggiungere che la nuova Collezione Narrativa annunciata
da Fanucci Editore non aveva un carattere generico ma anzi, come
precisava la presentazione, rifiutava nettamente "i romanzi
di genere", intendendo invece proporre opere di «autori
capaci di imporre una propria calcolata eccentricità sulla
tendenza diffusa all'omologazione e alla ripetizione di schemi
e trame consuete». Di più: «Autori diversissimi
tra loro, ma accomunati dalla particolarità della loro
ricerca, dalla capacità di offrire opere uniche e irripetibili,
al di là di ogni convenzione narrativa».
Hemingway
1
Uscirà a settembre un romanzo postumo
Dopo anni di alterna
fortuna, con molti critici e scrittori, anche vecchi amici, impegnati
a sbocconcellare i suoi resti, il vecchio Hem torna sulla scena
letteraria con un romanzo inedito, intitolato Under Kilimanjaro,
che sarà pubblicato nel prossimo settembre negli Stati Uniti
a cura della Kent State University Press. Questo romanzo ha una
storia. Nel 1999,nel corso delle celebrazioni del centenario della
nascita di Ernest Hemingway, avvenuta il 21 luglio del 1899
a Oak Park, Illinois, quel testo uscì con manipolazioni varie,
suscitando accese polemiche. Colpevole, Patrick Hemingway,
il secondogenito dello scrittore e il primo della sua seconda moglie
Pauline Pfeiffer, che era anche il curatore dei diritti d'autore
del padre. E' lui infatti l'autore dei rimaneggiamenti del manoscritto
e il responsabile della pubblicazione con il titolo True at First
Light: a fiction memoir. Adesso per fortuna si rimedia a quell'infortunio,
dando alle stampe la versione integrale del manoscritto con il titolo
scritto da Hemingway sulla copia autografa. Data della stesura il
1954, l'anno in cui gli fu assegnato il Premio Nobel e anche purtroppo
l'anno in cui si manifestano i primi segni della crisi esistenziale
che lo porterà a togliersi la vita il 2 luglio 1961 con un
colpo del suo vecchio fucile da caccia.
Hemingway
2
Un racconto inedito sulla corsa dei tori nelle strade di Pamplona
Non è la prima
volta che le carte di Ernest Hemingway subiscono attentati, come
del resto capita di frequente con gli inediti dei grandi scrittori.
E lui è uno di quelli hanno lasciato un segno profondo
nella storia letteraria del Novecento. E' del settembre 2004 la
notizia del ritrovamento di un racconto inedito sulla corrida
di popolo che si svolge tutte le estati a Pamplona, che Hemingway
scrisse nel 1924, due anni prima dell'uscita del suo primo romanzo,
The sun also rises (Fiesta, nell'edizione italiana), ambientato
proprio a Pamplona e che lo rese famoso. Si tratta di un racconto
umoristico di quattro pagine, dal titolo My life in the bull
ring with Donald Ogden Stewart, in cui Hemingway descrive
tra il drammatico e il divertente la disavventura di Stewart durante
la corsa dei tori. Nell'estate del '24, vanno insieme in vacanza
a Pamplona tre scrittori americani espatriati in Europa, Ernest
Hemingway, John Dos Passos, poi divenuti mitici, e Donald
Stewart, allora famoso ma oggi pressoché dimenticato.
Quest'ultimo, durante la corrida per le strade della cittadina,
passò un brutto momento quando si trovò di fronte
a un toro infuriato sotto gli occhi dei due amici e ad Hemingway
piacque l'idea di dedicare all'episodio un breve racconto, che
inviò per posta a Stewart con una lettera in cui lo autorizzava
a proporlo per la pubblicazione Alla rivista letteraria Vanity
Fair. Stewart invece lo mise in un cassetto e lì è
rimasto per ottant'anni, finché è capitato tra le
mani del figlio, anche lui di nome Donald, residente a Roma. L'idea
di pubblicarlo è stata subito bocciata dagli eredi dell'autore
e allora il proprietario ha pensato di venderlo, affidandolo a
Christie's, che ha stimato possa valere tra i 10.000 e i 16.000
euro.
Hemingway
3
Un appello per salvare dalla rovina la casa di Cuba, la famosa
"Finca Vigia"
Un'amara nota di Francesco
Margiotta Broglio sul Corriere della sera del 30 aprile
scorso richiama l'attenzione sulle disastrose condizioni della casa
di Ernest Hemingway a Cuba, la famosa Finca Vigia dove lo
scrittore andò ad abitare nel 1940 dopo aver divorziato dalla
sua seconda moglie Pauline Pfeiffer e aver sposato la giornalista
Martha Gellhorn, che aveva conosciuto in Spagna durante la
guerra civile. In quella fattoria finì di scrivere Per
chi suona la campana, che lo rese popolarissimo anche se non
ebbe il favore della critica, e in quelle acque navigò al
comando della sua nave-civetta, secondo gli accordi presi con la
Marina degli Stati Uniti dopo l'entrata in guerra. Vi rimase a lungo,
anche con la quarta moglie Mary Welsh, sposata nel '45, fino
al 1960 quando si trasferì a Ketchum, Idaho, dove, convinto
di non riuscire più a scrivere, un anno dopo si tolse la
vita. Margiotta Broglio avverte che la casa «sta cadendo a
pezzi, con i suoi cimeli, mobili, fotografie, documenti e gli oltre
novemila libri che termiti e umidità stanno distruggendo».
Sarebbero necessari, sembra, «circa tre milioni di dollari
per restaurarla, ma l'embargo imposto dagli Usa a Cuba da quasi
mezzo secolo impedisce alle fondazioni americane che vorrebbero
farlo e ne avrebbero i mezzi di salvare la Finca». Come uscire
da questo impasse? Francesco Margiotta Broglio che si dice «un
non addetto ai lavori letterari, per il quale, da più di
mezzo secolo, la lettura di Hemingway rappresenta un prezioso conforto
intellettuale» lancia un appello perché si dia vita
a «una raccolta di fondi da destinare al restauro della Finca
Vigia, magari attraverso l'Unesco, dove la protezione del patrimonio
mondiale è affidata a un universitario veneziano, Francesco
Bandarin».
Le
parole e i luoghi
Si spegne il faro di Virginia Woolf
A volte si vede un
posto e si resta colpiti. E' affascinante, suggestivo, stimolante,
fa pensare a dell'altro, a qualcosa di nascosto, a un significato
da scoprire. Ti suggerisce una storia, quel luogo è un
segno, un appuntamento, una meta da raggiungere. E così,
magari, nasce un racconto, si costruisce un romanzo. Forse così
è stato per Virginia Woolf, la celebre scrittrice
inglese nata a Londra nel 1882 e morta suicida a Rodmeil nel 1941,
guardando il faro bianco dell'isola di Godrevy in Cornovaglia
dalle finestre delle stanze della casa di St. Ives in cui abitò
per qualche tempo. Nel romanzo Gita al faro, considerato
il suo capolavoro, la Woolf racconta le vicende della famiglia
Ramsay in villeggiatura con alcuni ospiti in una delle Isole Ebridi
nel settembre del 1914. Il gruppo progetta una gita al faro e
James, il più piccolo dei Ramsay, non fa che accarezzare
il sogno che venga quel giorno, ma il maltempo glielo nega. C'è
la guerra, molti scompaiono, ma dopo dieci anni i Ramsay tornano
sull'isola insieme ad alcuni degli ospiti di quella volta lontana
e finalmente fanno la tanto desiderata gita al faro. La dimensione
tempo e il contrasto fra tempo cronologico e tempo interiore,
come in tutta l'opera di Virginia Woolf, sono il filo rosso della
storia, che ha come protagonista la bellissima signora Ramsay,
la cui personalità appare di volta in volta diversa agli
occhi degli altri personaggi. Ed ecco la notizia spiacevole. Secondo
quanto hanno disposto le autorità inglesi, il faro di Godrevy
verrà smantellato e la sua luce verrà spenta di
qui a qualche anno. I fans di Virginia Woolf saranno privati di
quella meta mitica dei loro pellegrinaggi. Ma c'è di più
e di peggio: davanti alla casa di St. Ives è in costruzione
il grosso edificio destinato a un parcheggio, che impedirà
la vista dell'isola e del suo faro.
A
cura di Massimo Vecchi
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