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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Notizie Mix


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IN PRIMO PIANO
Marketing editoriale
I romanzi dell'anno? Escono a getto continuo


Editoria 1
Ai nastri di partenza il "Cavallo di ferro"

E' nata un'altra casa editrice a Roma, che sembra diventata la città preferita dai neoeditori di dimensioni medio-piccole. Si chiama "Cavallo di Ferro" e l'ha fondata e la dirige una scrittrice di non medio-piccole dimensioni: Romana Petri, di cui è uscito da Fazi a metà marzo il romanzo Esecuzioni. La nuova editrice vuol portare in Italia la letteratura lusofona, cioè portoghese, brasiliana e africana. Socio e collaboratore della Petri è il suo compagno Diego Madre Deus, che fondò anni fa a Lisbona l'editrice Cavalo de ferro. Prime Novità: Carlos Herculano Lopes Il vestito e Joao De Melo Autopsia di un mare in rovina.

Editoria 2
Una donna al comando della RCS libri

Teresa Cremisi ha coronato la sua lunga carriera in campo editoriale conquistando una delle poltrone più prestigiose. Dopo aver lavorato per circa vent'anni alla Garzanti, nel 1989 venne chiamata a Parigi dall'editore Antoine Gallimard con la nomina a direttore editoriale. Sotto la sua guida la Gallimard si è aggiudicata due ambiti Premi Goncourt, nel 2000 con Jean-Jacques Schulh e l'anno dopo con Jean-Cristophe Rufin. Giorni fa un altro passo avanti della Cremisi salita alla carica di presidente e direttore editoriale del Gruppo Flammarion, la mano francese della Rizzoli. E subito dopo cooptazione della Cremisi nel consiglio d'amministrazione della Rizzoli con l'incarico di mettere a punto «la strategia editoriale delle varie case editrici italiane che fanno parte del Gruppo RCS» e di occuparsi «della definizione e dell'esecuzione della strategia internazionale di RCS Libri». Probabile che con l'arrivo della Cremisi si sia voluto colmare il vuoto lasciato qualche mese fa da Rosaria Carpinelli, che ha lasciato improvvisamente il suo ruolo di direttore editoriale della Rizzoli per trasferirsi a Roma e passare con lo stesso incarico alla casa editrice Fandango.

Editoria 3
Nuovo direttore della Storia Einaudi

Il giro di poltrone coinvolge anche la casa editrice Einaudi che ha affidato le sue collane di saggistica storica e d'attualità (Vele, Struzzi e la neonata Einaudi Storia) ad Andrea Romano, uno storico quarantenne che era il direttore responsabile del bimestrale Italiani Europei, edito dalla Fondazione, creata nel 2001 da Massimo D'Alema e Giuliano Amato.

Aspiranti scrittori
La Fanucci sommersa da una valanga di manoscritti

Quanti scrittori ci sono in Italia? Migliaia e migliaia, basta socchiudere la porta che una valanga la sfonda. La considerazione nasce leggendo l' «Avviso agli aspiranti scrittori», che Sergio Fanucci, titolare dell'omonima casa editrice romana, pubblica nel suo sito Internet: «Dopo soli due giorni dall'annuncio di una nuova collana di narrativa di autori italiani e stranieri, la casella di posta (elettronica e non) è stata letteralmente invasa di richieste di pubblicazione (oltre 200). Con queste poche righe, vorrei consigliare a tutti che per pubblicare bisogna rivolgersi alle agenzie letterarie e non direttamente agli editori. Ce ne sono tante e molto competenti. Io da parte mia dichiaro ufficialmente che non garantisco che venga presa visione di alcun manoscritto che non sia stato inviato attraverso un'agenzia letteraria. Ad ogni modo i manoscritti ricevuti NON verranno restituiti. Grazie per la collaborazione».
Bisogna aggiungere che la nuova Collezione Narrativa annunciata da Fanucci Editore non aveva un carattere generico ma anzi, come precisava la presentazione, rifiutava nettamente "i romanzi di genere", intendendo invece proporre opere di «autori capaci di imporre una propria calcolata eccentricità sulla tendenza diffusa all'omologazione e alla ripetizione di schemi e trame consuete». Di più: «Autori diversissimi tra loro, ma accomunati dalla particolarità della loro ricerca, dalla capacità di offrire opere uniche e irripetibili, al di là di ogni convenzione narrativa».

Hemingway 1
Uscirà a settembre un romanzo postumo

Dopo anni di alterna fortuna, con molti critici e scrittori, anche vecchi amici, impegnati a sbocconcellare i suoi resti, il vecchio Hem torna sulla scena letteraria con un romanzo inedito, intitolato Under Kilimanjaro, che sarà pubblicato nel prossimo settembre negli Stati Uniti a cura della Kent State University Press. Questo romanzo ha una storia. Nel 1999,nel corso delle celebrazioni del centenario della nascita di Ernest Hemingway, avvenuta il 21 luglio del 1899 a Oak Park, Illinois, quel testo uscì con manipolazioni varie, suscitando accese polemiche. Colpevole, Patrick Hemingway, il secondogenito dello scrittore e il primo della sua seconda moglie Pauline Pfeiffer, che era anche il curatore dei diritti d'autore del padre. E' lui infatti l'autore dei rimaneggiamenti del manoscritto e il responsabile della pubblicazione con il titolo True at First Light: a fiction memoir. Adesso per fortuna si rimedia a quell'infortunio, dando alle stampe la versione integrale del manoscritto con il titolo scritto da Hemingway sulla copia autografa. Data della stesura il 1954, l'anno in cui gli fu assegnato il Premio Nobel e anche purtroppo l'anno in cui si manifestano i primi segni della crisi esistenziale che lo porterà a togliersi la vita il 2 luglio 1961 con un colpo del suo vecchio fucile da caccia.

Hemingway 2
Un racconto inedito sulla corsa dei tori nelle strade di Pamplona

Non è la prima volta che le carte di Ernest Hemingway subiscono attentati, come del resto capita di frequente con gli inediti dei grandi scrittori. E lui è uno di quelli hanno lasciato un segno profondo nella storia letteraria del Novecento. E' del settembre 2004 la notizia del ritrovamento di un racconto inedito sulla corrida di popolo che si svolge tutte le estati a Pamplona, che Hemingway scrisse nel 1924, due anni prima dell'uscita del suo primo romanzo, The sun also rises (Fiesta, nell'edizione italiana), ambientato proprio a Pamplona e che lo rese famoso. Si tratta di un racconto umoristico di quattro pagine, dal titolo My life in the bull ring with Donald Ogden Stewart, in cui Hemingway descrive tra il drammatico e il divertente la disavventura di Stewart durante la corsa dei tori. Nell'estate del '24, vanno insieme in vacanza a Pamplona tre scrittori americani espatriati in Europa, Ernest Hemingway, John Dos Passos, poi divenuti mitici, e Donald Stewart, allora famoso ma oggi pressoché dimenticato. Quest'ultimo, durante la corrida per le strade della cittadina, passò un brutto momento quando si trovò di fronte a un toro infuriato sotto gli occhi dei due amici e ad Hemingway piacque l'idea di dedicare all'episodio un breve racconto, che inviò per posta a Stewart con una lettera in cui lo autorizzava a proporlo per la pubblicazione Alla rivista letteraria Vanity Fair. Stewart invece lo mise in un cassetto e lì è rimasto per ottant'anni, finché è capitato tra le mani del figlio, anche lui di nome Donald, residente a Roma. L'idea di pubblicarlo è stata subito bocciata dagli eredi dell'autore e allora il proprietario ha pensato di venderlo, affidandolo a Christie's, che ha stimato possa valere tra i 10.000 e i 16.000 euro.

Hemingway 3
Un appello per salvare dalla rovina la casa di Cuba, la famosa "Finca Vigia"

Un'amara nota di Francesco Margiotta Broglio sul Corriere della sera del 30 aprile scorso richiama l'attenzione sulle disastrose condizioni della casa di Ernest Hemingway a Cuba, la famosa Finca Vigia dove lo scrittore andò ad abitare nel 1940 dopo aver divorziato dalla sua seconda moglie Pauline Pfeiffer e aver sposato la giornalista Martha Gellhorn, che aveva conosciuto in Spagna durante la guerra civile. In quella fattoria finì di scrivere Per chi suona la campana, che lo rese popolarissimo anche se non ebbe il favore della critica, e in quelle acque navigò al comando della sua nave-civetta, secondo gli accordi presi con la Marina degli Stati Uniti dopo l'entrata in guerra. Vi rimase a lungo, anche con la quarta moglie Mary Welsh, sposata nel '45, fino al 1960 quando si trasferì a Ketchum, Idaho, dove, convinto di non riuscire più a scrivere, un anno dopo si tolse la vita. Margiotta Broglio avverte che la casa «sta cadendo a pezzi, con i suoi cimeli, mobili, fotografie, documenti e gli oltre novemila libri che termiti e umidità stanno distruggendo». Sarebbero necessari, sembra, «circa tre milioni di dollari per restaurarla, ma l'embargo imposto dagli Usa a Cuba da quasi mezzo secolo impedisce alle fondazioni americane che vorrebbero farlo e ne avrebbero i mezzi di salvare la Finca». Come uscire da questo impasse? Francesco Margiotta Broglio che si dice «un non addetto ai lavori letterari, per il quale, da più di mezzo secolo, la lettura di Hemingway rappresenta un prezioso conforto intellettuale» lancia un appello perché si dia vita a «una raccolta di fondi da destinare al restauro della Finca Vigia, magari attraverso l'Unesco, dove la protezione del patrimonio mondiale è affidata a un universitario veneziano, Francesco Bandarin».

Le parole e i luoghi
Si spegne il faro di Virginia Woolf

A volte si vede un posto e si resta colpiti. E' affascinante, suggestivo, stimolante, fa pensare a dell'altro, a qualcosa di nascosto, a un significato da scoprire. Ti suggerisce una storia, quel luogo è un segno, un appuntamento, una meta da raggiungere. E così, magari, nasce un racconto, si costruisce un romanzo. Forse così è stato per Virginia Woolf, la celebre scrittrice inglese nata a Londra nel 1882 e morta suicida a Rodmeil nel 1941, guardando il faro bianco dell'isola di Godrevy in Cornovaglia dalle finestre delle stanze della casa di St. Ives in cui abitò per qualche tempo. Nel romanzo Gita al faro, considerato il suo capolavoro, la Woolf racconta le vicende della famiglia Ramsay in villeggiatura con alcuni ospiti in una delle Isole Ebridi nel settembre del 1914. Il gruppo progetta una gita al faro e James, il più piccolo dei Ramsay, non fa che accarezzare il sogno che venga quel giorno, ma il maltempo glielo nega. C'è la guerra, molti scompaiono, ma dopo dieci anni i Ramsay tornano sull'isola insieme ad alcuni degli ospiti di quella volta lontana e finalmente fanno la tanto desiderata gita al faro. La dimensione tempo e il contrasto fra tempo cronologico e tempo interiore, come in tutta l'opera di Virginia Woolf, sono il filo rosso della storia, che ha come protagonista la bellissima signora Ramsay, la cui personalità appare di volta in volta diversa agli occhi degli altri personaggi. Ed ecco la notizia spiacevole. Secondo quanto hanno disposto le autorità inglesi, il faro di Godrevy verrà smantellato e la sua luce verrà spenta di qui a qualche anno. I fans di Virginia Woolf saranno privati di quella meta mitica dei loro pellegrinaggi. Ma c'è di più e di peggio: davanti alla casa di St. Ives è in costruzione il grosso edificio destinato a un parcheggio, che impedirà la vista dell'isola e del suo faro.

                                                                                   A cura di Massimo Vecchi