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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Magris


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Un nuovo romanzo su due secoli di infamie e di dolori

Sul Corriere della Sera del 27 aprile Ermanno Paccagnini presenta il nuovo romanzo di Claudio Magris, Alla cieca in uscita da Garzanti e, con qualche argomento attenuativo, lo definisce d’emblée un capolavoro. Gli argomenti attenuativi sono: «Se, come s’addice anche all’etimologia, per “capolavoro” s’ha da intendere un’opera che si offra al tempo stesso quale punto d’approdo d’un percorso creativo e di tale densità strutturale e di pensiero che il tempo non potrà che contribuire a ulteriormente fermentare nei suoi significati», allora l’uso di tale termine è in questo caso appropriato. Ma l’impressione che si deriva dalla lettura del pezzo di Paccagnini è che tale definizione nasca in lui dall’impatto diretto di lettore



Claudio Magris

con l’esecuzione tematica, narrativa e stilistica stessa (di tale scrittura troviamo un brevissimo assaggio a piè di pagina, redazionalmente intitolato Ma cos’è la vita? Tutt’al più un avverbio) di un romanzo che spazia cronologicamente dal 1802 – anno dell’annessione della Tasmania come colonia penale alla Gran Bretagna – al dicembre 1991, quando Gorbachëv seppellisce «la nostra floscia bandiera rossa», per narrare «dell’uomo perennemente naufrago sballottato e tradito, del “grande silenzio del mondo sul dolore e sull’infamia”» e in definitiva del «faccia a faccia con la medusa della nostra esistenza». Paccagnini sembra proprio convinto, vedremo.


                                                                                         A.S.