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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Luzi


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Quando il poeta fiorentino scriveva a Fabrizio De André

In occasione della pubblicazione per l’Unità del libro Mario Luzi. Una voce dal bosco a cura di  Renzo Cassigoli, con postfazione di Sergio Givone e introduzione di Gianni D’Elia, il giornale ricorda la figura del poeta recentemente scomparso.

Nell’introduzione di Gianni D’Elia si affronta il problema del rapporto difficile tra la Città e i poeti. Viene subito alla mente la morte di Pisolini, ma anche il linciaggio che fu operato al momento della nomina di Luzi a senatore a vita, da parte di ministri e politicanti più o meno insignificanti. Ricordiamo che Luzi fece allusione al clima di



Mario Luzi

scontro di odio ed intolleranza che evocava il fascismo, suscitando reazioni rabbiose.

Non mancano le critiche sulla quasi assenza di messaggio politico nei suoi testi che però non tengono conto di altro: di quella che  D’Elia chiama una diffusa «democrazia poetica», che ne permea l’opera. Osserva infatti D’Elia a questo proposito, che «…basta la terza sezione del grande libro del 1978 Al fuoco della controversia,  per fare di Luzi un poeta civile».

Segnaliamo anche la bella lettera di Luzi a Fabrizio De Andrè, che L’Unità ripropone, in cui egli addirittura si scusa del suo tardivo interesse per l’opera del musicista, in cui, dal suo punto di vista di poeta, prende in considerazione il lavoro di De Andrè, analizzandone il linguaggio e i rapporti tra questo, il tempo e il ritmo, apprezzandone la forte unità tra testo e musica, chiedendosi  quali siano i tempi del percorso creativo e concludendo di riconoscere la poesia proprio nella sintesi realizzata tra musica e testo. 


                                                                                                                              A.S.