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scontro
di odio ed intolleranza che evocava il
fascismo, suscitando reazioni rabbiose.
Non mancano
le critiche sulla quasi assenza di messaggio politico nei suoi testi
che però non tengono conto di altro: di quella che D’Elia chiama
una diffusa «democrazia poetica», che ne permea l’opera.
Osserva infatti D’Elia a questo proposito, che «…basta la terza sezione
del grande libro del 1978 Al
fuoco della controversia, per
fare di Luzi un poeta civile».
Segnaliamo
anche la bella lettera di Luzi a Fabrizio De Andrè, che L’Unità ripropone,
in cui egli addirittura si scusa del suo tardivo interesse per l’opera
del musicista, in cui, dal suo punto di vista di poeta, prende in
considerazione il lavoro di De Andrè,
analizzandone il linguaggio e i rapporti tra questo, il tempo e
il ritmo, apprezzandone la forte unità tra testo e musica, chiedendosi
quali siano i tempi del percorso creativo e concludendo di
riconoscere la poesia proprio nella sintesi realizzata tra musica
e testo.
A.S.
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