ritorna all'homepage

Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Internet


Torna al sommario


IN PRIMO PIANO
Marketing editoriale
I romanzi dell'anno? Escono a getto continuo



Nascono nella Blogsfera nuove forme di scrittura

L’esplosione anche in Italia dei “weblog”, cioè dei diari pubblici in Rete, viene adesso analizzata da Giuseppe Granieri nel libro Blog Generation edito da Laterza. Mentre si moltiplica il numero dei “bloggers” e si parla sempre più frequentemente di una vera e propria Blogsfera, come espansione e specificazione del famoso concetto di Cyberspace, coniato dallo scrittore William Gibson all’inizio degli anni ’80, appare evidente che la rete dei Blog sta configurando un panorama globale che si pone anche come alternativa al mondo ufficiale dei mass-media. È in questa chiave di controinformazione politico-culturale che il poeta e critico Lello Voce (Unità) ha intervistato Granieri sul suo libro definito «una sorta di manuale o “introibo” ai principali nodi


antropologici e sociali che la Rete fa nascere nelle comunità “glocali” ed interconnesse del Terzo Millennio… un testo “politico”, attento alle conseguenze collettive, agli aspetti ideologici e materiali di questa complessa e vastissima rivoluzione delle relazioni sociali provocata dalla digitalizzazione dei nostri linguaggi e della nostra relazionalità personale e collettiva». Interrogato a proposito della particolare forma di scrittura, assai vicina all’oralità, che veicolano i Blog, Granieri risponde: «Non è un mistero che le tecnologie modifichino l’espressione umana. La scrittura ha cambiato modi e tempi del discorso, generando la filosofia. La stampa, con la possibilità di utilizzare grafici e quadri esplicativi ha fornito un valido supporto al pensiero scientifico. La televisione ha iconizzato il modo di ragionare e persino di presentare le notizie. I weblog, da parte loro, stanno riavvicinando un numero incredibile di persone all’espressione scritta e quindi all’argomentazione, che nella nostra società attuale è una specie di asset secondario e trascurato. Io non parlerei di oralità in senso stretto; forse sarebbe più corretto porre l’accento sulle caratteristiche dialogiche dello strumento. In ogni caso l’assenza di mediazioni e la possibilità di ogni lettore di aggiungere contenuti e persino obiezioni ad un testo, di rielaborarlo e di rimetterlo in circolo sono un fatto completamente nuovo e positivo, che tocca la sfera cognitiva di ognuno di noi, ma anche i modelli sociali e i canoni della cultura. Si guardi al dibattito letterario italiano: prima era circoscritto allo spazio limitato delle poche pagine culturali dei quotidiani, oggi in Rete vive di un grande fermento, tanto da “tornare” in forma di sintesi sui quotidiani stessi».