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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Biblioteche digitali


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Le istituzioni europee sfidano il progetto “Google print

Oggi è tecnicamente possibile, almeno in teoria, conservare e rendere facilmente reperibile ogni pagina scritta, ricorda Emanuela Scarpellini, sul Giornale del 28 aprile, rendendo conto di una neobattaglia (digitale) avviata da un privato, Google, il potente motore di ricerca Internet, che ha deciso di approntare in 10 anni una propria biblioteca digitale di 4,5 miliardi di pagine ovvero 15 milioni di libri culturalmente



Il Logo del
motore di ricerca
californiano

rilevanti con l’aiuto di 3 università americane (Harvard, Stanford, Michigan), una inglese (Oxford) e la – per chi scrive non meglio identificata – biblioteca di New York. Il progetto Google print prevede: la scansione automatica dei testi moderni e contemporanei; la scansione manuale, in India e nelle Filippine, dei testi di pregio; la scansione in laboratori statunitensi specializzati dei testi tecnicamente difficoltosi. Questa impresa, sebbene si presenti come la più importante, non è tuttavia la prima negli Usa, dove – informa Scarpellinine esistono già almeno altre due, quella di Amazon, funzionale al commercio librario, e quella del Mit, detta Million Book  Project.

A tale sfida il 27 aprile 2005 l’Europa ha risposto, su iniziativa della Biblioteca nazionale francese, firmando, per mano dei direttori di 19 biblioteche nazionali, un impegno a creare «una grande e organizzata digitalizzazione delle opere appartenenti al patrimonio del continente». Hanno firmato tutti, con qualche eccezione: la Gran Bretagna, che però appoggia l’iniziativa, il Portogallo, che comunque ha inviato un impegno scritto, Creta e Malta, il cui impegno è stato solo orale. Si attende una risposta dalla Lettonia.

                                                                                              A.S.