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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Bertolt Brecht


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Antidemocratico per paradosso, ma non troppo

Le storie del signor Keuner sono parabole, talora brevissime, che Brecht iniziò a pubblicare negli anni trenta. Cinque anni fa se ne sono trovate, a Zurigo, quindici inedite, scritte da Brecht mentre si trovava in Svizzera, nel 1948, in attesa di rientrare a Berlino dall’esilio. Due tra queste vengono ora tradotte sul Corriere della Sera del 26 aprile come politicamente scandalose e commentate da Dario Fertilio (vi «si riconosce il gusto inconfondibile dell’autore per l’ironia e il grottesco. Ma un brivido, rileggendole con il senno di poi, lo danno lo stesso»; «grande poeta e cattivo maestro, Bertolt Brecht») e da Franco Cordelli (che riporta, con illuminante gioco letterario, un dialogo tra Benjamin e Brecht del 1934, dove il primo distingueva lo scrittore visionario, «che parla sul serio», dallo scrittore riflessivo, «che non fa completamente sul serio», caratteristica quest’ultima che Cordelli attribuisce



Bertolt Brecht

a Brecht, perché «la sua dialettica, o i suoi paradossi, hanno sempre una fine, ovvero un fine: di contribuire alla trasformazione del mondo»).

Le due parabole sono:

Il signor K. e la politica tedesca – Il signor K. disse: «Quando la grande borghesia e la nobiltà riuscirono a mantenere in vita il sistema capitalista instaurando una dittatura su tutte le altre classi, rinunciarono al tempo stesso a parecchie libertà individuali. Come può il proletariato sperare di istituire, senza questa rinuncia, la propria dittatura, indispensabile per edificare il socialismo?». «Lei semplifica molto le cose», disse una persona che lo stava ascoltando. «È così», affermò soddisfatto il signor K.

Il signor K. e lo stato di polizia «Io sono per lo stato di polizia», disse il signor K. «Come?», disse una persona che lo stava ascoltando, «non abbiamo forse avuto per dodici anni uno stato di polizia?». Il signor K. rispose: «Per dodici anni i delinquenti hanno fatto i poliziotti contro la gente perbene. Li hanno deposti, ma ci sono ancora. Se oggi le persone perbene si rifiutano di fare i poliziotti contro di loro, cosa combineranno questi delinquenti?». «Ma allora, dove sta la libertà?», disse l’ascoltatore. «È questa», rispose triste il signor K.


                                                                                             A.S.