Le storie del signor Keuner sono parabole, talora brevissime,
che Brecht iniziò a pubblicare
negli anni trenta. Cinque anni fa se ne sono trovate, a Zurigo, quindici inedite, scritte da Brecht mentre si trovava in
Svizzera, nel 1948, in attesa di rientrare a Berlino dall’esilio.
Due tra queste vengono ora tradotte sul
Corriere della Sera del 26 aprile come politicamente scandalose
e commentate da Dario Fertilio (vi «si riconosce il gusto inconfondibile dell’autore
per l’ironia e il grottesco. Ma un brivido, rileggendole con il
senno di poi, lo danno lo stesso»; «grande
poeta e cattivo maestro, Bertolt Brecht»)
e da Franco Cordelli (che riporta,
con illuminante gioco letterario, un dialogo tra Benjamin
e Brecht del 1934, dove il primo distingueva
lo scrittore visionario, «che parla sul serio», dallo scrittore
riflessivo, «che non fa completamente sul serio», caratteristica
quest’ultima che Cordelli
attribuisce
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Bertolt Brecht
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a Brecht,
perché «la sua dialettica, o i suoi paradossi,
hanno sempre una fine, ovvero un fine: di contribuire alla trasformazione
del mondo»).
Le due parabole sono:
Il signor K. e la politica tedesca
– Il signor K. disse: «Quando la grande
borghesia e la nobiltà riuscirono a mantenere in vita il sistema
capitalista instaurando una dittatura su tutte le altre classi,
rinunciarono al tempo stesso a parecchie libertà individuali. Come
può il proletariato sperare di istituire, senza questa rinuncia,
la propria dittatura, indispensabile per edificare il socialismo?».
«Lei semplifica molto le cose», disse una persona che lo stava ascoltando.
«È così», affermò soddisfatto il signor K.
Il signor K. e lo stato di polizia
– «Io sono per lo stato di polizia», disse il signor K. «Come?»,
disse una persona che lo stava ascoltando, «non abbiamo forse avuto
per dodici anni uno stato di polizia?». Il signor K. rispose: «Per
dodici anni i delinquenti hanno fatto i poliziotti contro la gente
perbene. Li hanno deposti, ma ci sono ancora. Se oggi le persone perbene si rifiutano di fare i poliziotti
contro di loro, cosa combineranno questi delinquenti?». «Ma
allora, dove sta la libertà?», disse l’ascoltatore. «È questa»,
rispose triste il signor K.
A.S.
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