Cruciverbista, enigmista, esperto di giochi
verbali e letterari multipli Stefano
Bartezzaghi (Repubblica)
riferisce sull’uscita in Francia del libro Moments
oulipiens (Le Castor Astral) in cui viene rievocata la fondazione
nel 1960 dell’Oulipo, ovvero dell’Ouvroir
de littérature potentielle (laboratorio di letteratura potenziale),
da parte del matematico, scacchista e letterato François Le Lionnais e dello scrittore Raymond Queneau. Per un
paio di decenni le riunioni di questo eletto consesso a cui aderivano
autori del calibro di Georges Perec e di Italo Calvino hanno
sviluppato idee teoriche e strutture
ludico-compositive che hanno, poi, sicuramente
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Stefano Bartezzaghi
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influenzato la scrittura di libri come Esercizi di
stile, La vita:
istruzioni per l’uso e Se
una notte d’inverno un viaggiatore… Come ricorda Bartezzaghi
«Scomparse tutte entro i primi anni Ottanta le figure
maggiori e più riconosciute, l’Oulipo pareva destinato a una più
che onorevole dissoluzione: e invece ha proseguito la sua opera.
La raccolta degli scritti prodotti dal gruppo ha raggiunto il sesto
volume, il gruppo tiene riunioni pubbliche mensili a Parigi e ha
una discreta attività di tournée, fra le conferenze e il cabaret
letterario, in giro per il mondo… L’idea è nota: la letteratura
che c’è non esaurisce il campo della letteratura che può essere
(il suo “potenziale”), e se non crediamo che lo scrittore sia attraversato
da soffi di ispirazione quasi divina, allora sono proprio i vincoli
(le contraintes) che l’autore si dà che – impedendogli
una libertà di ordine assoluto – gli consentono l’esplorazione creativa
del campo di possibilità che si è recintato da solo. Due famori
aforismi oulipiani. Il Topos del Topo: “Gli oulipiani sono topi
che devono costruire il labirinto da cui evadere”; il Principio
di Queneau: “Il classico che scrive la sua tragedia osservando un
certo numero di regole che conosce è più libero del poeta che scrive
quello che gli passa per la testa ed è schiavo di regole che ignora”».
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