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studentessa alla
Facoltà di Lingue all'Università di Bologna, scrisse i suoi primi
tre racconti, che inviò a Transeuropa, venne chiamata dall'editore
Massimo Canalini, incontrò Pier Vittorio Tondelli
ed entrò a far parte di quel pacchetto di giovani autori che hanno
segnato una svolta nella nostra letteratura di quegli anni, come
Romagnoli, Bugaro, Culicchia, Canobbio, Demarchi, Mozzi.
Oggi Silvia Ballestra ha 35 anni, due figli, otto romanzi nel carniere e in quest'ultimo
non ha voluto inventare vicende di fantasia, ma cercare le
proprie radici, ricostruire la storia della propria famiglia, rivisitare
gli angoli della propria terra.
Renato Barilli nell'articolo
dedicato a Silvia Ballestra in Tuttolibri osserva che quando
uno scrittore con la sua opera prima raggiunge i vertici del capolavoro
è fatale che ogni lavoro successivo diventi una sfida con se stesso.
In questi anni la nostra scrittrice si è misurata in «numerose
prove, che però hanno funzionato come degli
abbozzi, dei "cartoni", degli appunti di lavoro…ma finalmente
la tela si precisa e ne viene l'attuale saldo raggiungimento di
Tutto su mia nonna, questa solida ava delle sue terre, le
Marche, tra Offida e San Benedetto dei Tronto, alle prese con i
guai di un'Italia ancora contadina», che soffre sotto il fascismo,
i lutti della guerra e la miseria del dopoguerra e poi avanti fino
agli sprechi dell'attuale civiltà dei consumi. Quella della Ballestra,
dice Barilli, è un'indagine a raggiera sicché
questo nuovo romanzo non è soltanto «tutto su mia nonna»
ma anche «tutto su mia madre» e perfino «tutto
su di me».
Non è una saga familiare tradizionale
e nemmeno un'autobiografia, ha dichiarato Silvia Ballestra a Brunella
Schisa del Venerdì de la Repubblica, ma un «romanzo
sperimentale», in cui «gli unici personaggi veri siamo
io e mia nonna… sono reali il paesaggio e il dialetto». E'
il linguaggio l'altra novità di questo romanzo, un impasto di
italiano e di dialetto perché, dice l'autrice a l'Unità
che il 23 aprile ha pubblicato un'anticipazione del suo libro, il
modo di parlare di nonna Fernanda era «un precipitato della
meravigliosa lingua marchigiana” e la nonna «ha sempre inventato
le parole e mamma pure e io pure».
Ma è in
un'intervista a Ranieri Polese, apparsa sul Corriere della
sera del 22 aprile 2005, che Silvia Ballestra, nota per la sua
severità di giudizio e per la sua franchezza, scaglia frecciate
al cuore di molti personaggi del mondo letterario. Dopo aver sottolineato
l'importanza dell'esperienza di Ricercare e dell'opera svolta
da Tondelli, la scrittrice afferma
che «questo gli italiani di oggi proprio non lo vogliono fare.
Perché la ricerca costa, è faticosa, ci devi
investire… Col risultato che oggi c'è il deserto: prendiamo il bollettino
Mondadori di adesso, quanti italiani ci sono in uscita? Uno,
mi pare. E' una politica suicida, un gioco al massacro». Quanto
alle sue letture «io leggevo Stephen King… e
ho continuato a leggere thriller… magari sentendomi una lettrice
depravata, ma per questo posso dire la mia: James Crumley
è un grande scrittore. Joe Lansdale mi sembra più che altro
uno sceneggiatore di fumetti. Dan Brown è un monnezzone».
Alla domanda sul continuo cambio
di editore Silvia Ballestra risponde: «Nel
'94 lasciai Mondadori, era l'anno del Governo Berlusconi».
Infine, riguardo al futuro la scrittrice dice che prepara «la
prossima edizione di Ricercare, che si terrà a Macerata,
un ritorno a casa» e sulla posizione letteraria sua e degli
amici: «Siamo fedeli alla lezione di Tondelli, che poneva
l'esistenza al servizio della scrittura».
M.V.
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