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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Ballestra


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Mescolando italiano e dialetto, un romanzo su sua nonna

Tante novità ci porta il nuovo romanzo di Silvia Ballestra Tutto su mia nonna. A parte il titolo, che sembra rifarsi a Tutto su mia madre, il film di Pedro Almodòvar Palma d'oro al Festival di Cannes per la migliore regia, due romanzi precedenti Il compagno di mezzanotte e Senza gli orsi, a Einaudi Stile Libero (pp. 200, € 13,50), ma del resto gli altri cinque libri della scrittrice erano usciti presso altri quattro editori. La novità più importante è però il cambio di registro: sono passati 16 anni da quando la Ballestra,


Silvia Ballestra

studentessa alla Facoltà di Lingue all'Università di Bologna, scrisse i suoi primi tre racconti, che inviò a Transeuropa, venne chiamata dall'editore Massimo Canalini, incontrò Pier Vittorio Tondelli ed entrò a far parte di quel pacchetto di giovani autori che hanno segnato una svolta nella nostra letteratura di quegli anni, come Romagnoli, Bugaro, Culicchia, Canobbio, Demarchi, Mozzi. Oggi Silvia Ballestra ha 35 anni, due figli, otto romanzi nel carniere e in quest'ultimo non ha voluto inventare vicende di fantasia, ma cercare le proprie radici, ricostruire la storia della propria famiglia, rivisitare gli angoli della propria terra.

Renato Barilli nell'articolo dedicato a Silvia Ballestra in Tuttolibri osserva che quando uno scrittore con la sua opera prima raggiunge i vertici del capolavoro è fatale che ogni lavoro successivo diventi una sfida con se stesso. In questi anni la nostra scrittrice si è misurata in «numerose prove, che però hanno funzionato come degli abbozzi, dei "cartoni", degli appunti di lavoro…ma finalmente la tela si precisa e ne viene l'attuale saldo raggiungimento di Tutto su mia nonna, questa solida ava delle sue terre, le Marche, tra Offida e San Benedetto dei Tronto, alle prese con i guai di un'Italia ancora contadina», che soffre sotto il fascismo, i lutti della guerra e la miseria del dopoguerra e poi avanti fino agli sprechi dell'attuale civiltà dei consumi. Quella della Ballestra, dice Barilli, è un'indagine a raggiera sicché questo nuovo romanzo non è soltanto «tutto su mia nonna» ma anche «tutto su mia madre» e perfino «tutto su di me».

Non è una saga familiare tradizionale e nemmeno un'autobiografia, ha dichiarato Silvia Ballestra a Brunella Schisa del Venerdì de la Repubblica, ma un «romanzo sperimentale», in cui «gli unici personaggi veri siamo io e mia nonna… sono reali il paesaggio e il dialetto». E' il linguaggio l'altra novità di questo romanzo, un impasto di italiano e di dialetto perché, dice l'autrice a l'Unità che il 23 aprile ha pubblicato un'anticipazione del suo libro, il modo di parlare di nonna Fernanda era «un precipitato della meravigliosa lingua marchigiana” e la nonna «ha sempre inventato le parole e mamma pure e io pure».

Ma è in un'intervista a Ranieri Polese, apparsa sul Corriere della sera del 22 aprile 2005, che Silvia Ballestra, nota per la sua severità di giudizio e per la sua franchezza, scaglia frecciate al cuore di molti personaggi del mondo letterario. Dopo aver sottolineato l'importanza dell'esperienza di Ricercare e dell'opera svolta da Tondelli, la scrittrice  afferma che «questo gli italiani di oggi proprio non lo vogliono fare. Perché la ricerca costa, è faticosa, ci devi investire… Col risultato che oggi c'è il deserto: prendiamo il bollettino Mondadori di adesso, quanti italiani ci sono in uscita? Uno, mi pare. E' una politica suicida, un gioco al massacro». Quanto alle sue letture «io leggevo Stephen King… e ho continuato a leggere thriller… magari sentendomi una lettrice depravata, ma per questo posso dire la mia: James Crumley è un grande scrittore. Joe Lansdale mi sembra più che altro uno sceneggiatore di fumetti. Dan Brown è un monnezzone».

Alla domanda sul continuo cambio di editore Silvia Ballestra risponde: «Nel '94 lasciai Mondadori, era l'anno del Governo Berlusconi». Infine, riguardo al futuro la scrittrice dice che prepara «la prossima edizione di Ricercare, che si terrà a Macerata, un ritorno a casa» e sulla posizione letteraria sua e degli amici: «Siamo fedeli alla lezione di Tondelli, che poneva l'esistenza al servizio della scrittura».


                                                                                                      M.V.