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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Nuovi autori europei


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La Nothomb sprofonda nella fame, Francisco Casavella s'immerge nel
post-franchismo

Nata nel ’67 a Kobe in Giappone, per via del padre ambasciatore, Amélie Nothomb è una scrittrice belga di lingua francese che, con dieci milioni di copie vendute, risulta in questo momento la scrittrice più letta dai giovani d’oltralpe. Nel suo ultimo romanzo Biografia della fame (Voland) la Nothomb esplora la sua passata anoressia che l’aveva condotta a pesare 32 chili (per un metro e settanta di altezza). Stefania Vitulli sul Giornale elenca le sue parole-chiave tra cui appunto “fame”: «La fame è quello che mi fa fare tutto, scrivere, amare la vita, leggere, ascoltare la musica, innamorarmi. È alla base di tutto. So che molta altra gente ha fame. È di sicuro la qualità umana più diffusa. Ma se tutti hanno fame, io ne ho molta di più: sono una vera campionessa. E non riesco a immaginare una fame esclusiva. Se



Francisco Casavella

si ha fame di letteratura, la si avrà di musica, se si ha fame d’amore, la si avrà della scrittura. Tutti gli appetiti sono collegati e tutti si accompagnano bene l’uno all’altro. La fame sono io». Biografia della fame è il tredicesimo romanzo della Nothomb che però assicura di averne altri quaranta inediti nei suoi cassetti. Si sa che l’anoressia è una malattia che spesso si rovescia nella bulimia: e la fame di parole della Nothomb sembra proprio di natura bulimica. Buon appetito.

Un fiume di parole anche per il romanzo Il giorno del Watusso del 42enne spagnolo Francisco Casavella: una trilogia di complessive oltre mille pagine, pubblicata ora in Italia da Mondadori e presentata da Stelio Solinas (Giornale) come un libro cruciale per comprendere la metamorfosi della Spagna dalla dittatura franchista all’attuale ordine sociale e politico dominato dal consumismo e dall’affarismo. Scrive Solinas: «Ciò che rende straordinario Il giorno del Watusso e ne farà in Italia  un caso come già avvenuto nel suo Paese, è che in esso le qualità romanzesche non vengono piegate alla dimostrazione di una tesi o alla pura esemplice ricostruzione storico-politica di un’epoca. La capacità visionaria dell’autore costruisce infatti una fluviale rappresentazione di microcosmi… Chi ha negli occhi certi film del primo Almòdovar, ritroverà quella stessa frenesia sessuale ed estetica, quella stessa ingordigia di novità, il voler provare tutto, avere tutto, senza più regole, schermi, steccati. Ma rispetto al geniale regista spagnolo, Casavella mette nel romanzo qualcosa di più, ovvero proprio quella dimensione politico-ideologica nell’altro completamente assente, rigettata quasi facesse parte di un mondo da dimenticare… Casavella è più lucido e consapevole: il non voler fare i conti con il franchismo, un atteggiamento che riguarda anche gli stessi franchisti, è infatti una delle chiavi del romanzo».