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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Antologie


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La poesia italiana del secondo Novecento vista da Daniele Piccini

E’ uscita l’ennesima antologia della poesia novecentesca La poesia italiana dal 1960 ad oggi , a cura di Daniele Piccini, per la BUR, recensita da Roberto Carnero su L’Unità. Non possiamo fare a meno di chiederci come mai questa fioritura antologica per un genere che, si dice, sia poco letto, fioritura peraltro che non trova, allo stato dei fatti, mai troppe occasioni di convergenza. Che sia la vicinanza (temporale) con le opere, come dicono taluni, o la manifestazione di diverse inconciliabili contiguità come dicono altri (i maligni), il risultato è che aumenta la confusione. Comunque, tornando all’articolo di Carnero, sul lavoro di Piccini viene espresso un sostanziale apprezzamento. Piccini propone un «canone ristretto» della più recente contemporaneità. Questo non riesce ad entusiasmarci: in questa «voglia


Franco Loi

di canone», troviamo innanzitutto rischi, pur riconoscendone qualche utilità. Ne riconosciamo l’utilità, se però ci riferissimo a tempi più ragionevoli di digestione, a maggiori più pacate distanze storiche, quindi non l’urgenza. Temiamo infatti che il fenomeno possa ascriversi al vizio diffuso del vorace consumismo che caratterizza questa fase del mercato che induce a consumare ogni cosa, perfino le più acerbe e indigeste. In questa che è «l’epoca del gremito», per dirla con Majorino, in riferimento al gremirsi dei nomi e delle esperienze, che si affollano all’osservazione senza concedere una ragionevole prospettiva storica.

La soluzione che suggerisce Piccini è quella di operare con maggior rigore, ma ohimé, il maggior rigore non può sostituirsi alla prospettiva. Dunque come tutte le molte, forse troppe antologie, che sono uscite in questi ultimissimi anni, ricordiamo, oltre a quella di Mengaldo, quella di Cucchi e Giovanardi, quella di Segre  ed Ossola, quella di Loi  e Rondoni, a quella di Lorenzini, anche questa di Piccini, per quanto frutto di un lavoro certamente rigoroso, non può non prestare il fianco alle solite critiche.
                                                                                                      M.G.