ritorna all'homepage

Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

Bicentenario


Torna al sommario


IN PRIMO PIANO
Marketing editoriale
I romanzi dell'anno? Escono a getto continuo



Andersen tra favole, terrori e ossessioni sessuali

La Stampa del 1° aprile ha tradotto il testo con cui, nel bicentenario della nascita di Andersen, Harold Bloom ha accolto sul New York Times il conseguimento del premio intitolato al celebre scrittore danese. Bloom di cui La Stampa richiama l’appartenenza al decostruzionismo americano, ispirato alle teorie di Derrida, in effetti qui non viene meno all’idea di una critica che sia «incontro della letteratura con la vita» e staglia la figura di Andersen in termini tali da reggere benissimo il titolo apposto al suo scritto: «erotica ossessione». In primo luogo, precisa Bloom, non confondiamo Andersen con il «garbato sognatore» di un noto film hollywoodiano interpretato da Danny Kaye. Occorre ricordarsi invece che fu povero, figlio di ciabattino, che non ebbe mai una casa né un amore stabile, che le sue tendenze sessuali



Hans Christian Andersen

erano confuse, piuttosto autoerotiche. Il titolo di una delle sue autobiografie, La favola della mia vita, sostiene Bloom, è «emblematico di quanto sia stato doloroso per lui emergere dalla classe operaia danese del primo ottocento». Voleva prima di tutto «guadagnare onori e fama» e scrisse di tutto: racconti, reportage, poesie, teatro e naturalmente favole.

Nelle favole fondeva la vita comune con il soprannaturale in modo solo apparentemente facile (per esempio, incarnava la sua frustrazione e ossessione sessuale nelle streghe, nelle gelide seduttrici e nei prìncipi androgini). Il suo microcosmo animistico, dove gli oggetti erano veramente tali ma anche soggetti dotati di desideri e terrori (Bloom dice di amare in particolare un breve racconto di questo tipo, Il colletto, dove il colletto protagonista continua a proporsi in matrimonio ma viene rifiutato sistematicamente da una giarrettiera, da un ferro da stiro, da una forbice e da un pettine, finché finisce tra i materiali di una cartiera: «Ed ecco quello che accadde… il colletto si trasformò proprio nel pezzo di carta che state osservando, quello su cui è scritta questa favola»), il suo microcosmo esprimeva la sua bipolarità: cristiano dichiarato, ma poi «pagano narcisistico che adorava il Fato, ai suoi occhi una divinità sadica»; in Danimarca  uomo «vulnerabile e ossessionato da una supposta sottovalutazione» da parte dei concittadini, ma poi all’estero  figura di spettacolo, girovago, celebrità internazionale. Un monumento al narcisismo, che era «in grado di dire e immaginare qualsiasi cosa e allo stesso tempo di dimenticare le conseguenze pratiche delle sue narrazioni».

                                                                                                      A.S.