Famoso ovunque, al punto di essere l’autore portoghese più
tradotto e conosciuto nel mondo dopo Pessoa,
Eugénio De Andrade
è invece molto trascurato in Italia, al punto che la sua morte,
avvenuta il 13 giugno scorso all’età di 82 anni, ha colto del
tutto impreparata l’editoria italiana. Poche e difficilmente
reperibili le traduzioni. Secondo il sito AliceNews
«L’unico titolo ancora in commercio è Vigilia
dell’acqua a cura di Carlo Vittorio Cattaneo,
edito da Empiria nel 1990».
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Eugénio De Andrade
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In realtà la responsabile di Empiria,
Marisa di Iorio, da noi interpellata, ha dichiarato pressoché esaurito
il volume. Sempre secondo il sito AliceNews «altri
titoli editi in questi anni, come Ufficio di pazienza del 1997 e Il
sale della lingua (1998), entrambi delle Edizioni del Bradipo
e Memoria di un altro fiume, edito da Messalo
di Siena nel 1983, sono introvabili perché le case editrici hanno
chiuso i battenti, mentre Ostinato
rigore: antologia poetica
(Abete 1975) è esaurito». Ci auguriamo che
adesso, post mortem, l’editoria italiana rimedi a tali lacune, per far
conoscere anche al pubblico italiano un autore di grande
rilievo. Nato il 19 gennaio del 1923
in un centro ruale
del Beira Caixa, figlio di contadini
molto poveri, José Fontinhas (vero
nome di Eugenio De Andrade)
si stabilisce dopo vari spostamenti a Oporto,
città nella quale ha sede dagli anni ‘90 la Fondazione a lui dedicata. Amico e traduttore di
Garcia Lorca, Eugenio De Andrade elabora una poesia sensuale e rigorosa, che si riferisce
sia a Rilke che a Walt
Whitman e che ha il suo centro nella celebrazione
del corpo come “metafora dell’Universo”. Nel 2001 è stato insignito
del Premio Camoes, uno dei più alti riconoscimenti per gli scrittori
di lingua portoghese.
T.C.
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