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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

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I romanzi dell'anno? Escono a getto continuo


E' scomparso Augusto Roa Bastos, massimo testimone epico e critico
del Paraguay

All’eta di 88 anni si è spento lo scrittore paraguayano Augusto Roa Bastos, vincitore nel 1989 del Premio Cervantes, il maggior riconoscimento internazionale per gli scrittori in lingua spagnola. Commemorando la sua figura Gabriele Morelli (Giornale) ha ricordato il suo capolavoro Io, il Supremo (’74) e gli altri libri che hanno sedimentato la fama di Roa Bastos da Il tuono tra le foglie (’53) a L’inutile (’66), a Figlio d’uomo (’60) «epopea del dolore paraguayano, che ricostruisce fatti e avvenimenti accaduti in Francia durante la guerra della Triplice Alleanza, che però preludono a tragedie successive, come la cruenta guerra del Chaco, che vede lo sfruttamento dei contadini e di poveri esseri emarginati… in cui confluiscono termini guaraní e s’intrecciano influenze moderniste, ma non mancano letture



Augusto Roa Bastos

derivate da Proust, Kafka, Joyce e soprattutto Faulkner», fino all’ultimo romanzo El fiscal (’93). L’ispanista Angela Bianchini (Stampa) a proposito di Io, il Supremo scrive che «… s’impernia sulla figura di José Gaspar de Francia il cui regime, durato dal 1814 al 1840, costituì un momento unico nella storia nazionale e continentale. Definì, infatti, il Paraguay nella sua indipendenza, ma anche nella sua emarginazione, nell’autosuffcienza segregata di un territorio che corrispondeva al mondo immaginario del Supremo, appassionato cultore degli ideali illuministici… Domina comunque, in questo affascinante romanzo, il bisogno di studiare e riscrivere la storia anche attraverso la narrativa. Per questo, Io il Supremo ancora oggi costituisce il vero testamento di Roa Bastos che, definendosi allora “compilatore” e non autore né scrittore, in realtà sottolineava un modo di conoscenza che, pur esaltando l’oralità, si affermava attraverso l’indiscutibile forza della parola scritta».