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Newsletter n.3 Maggio/Giugno 2005

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La morte di Saul Bellow gigante moderno, critico del modernismo

È morto a 89 anni lo scrittore ebreo americano Saul Bellow, premio Nobel per la letteratura nel 1976. Tra i suoi romanzi più famosi si ricordano L’uomo in bilico (’44), Le avventure di Augie March (’53), Herzog (’64), Il pianeta di Mr. Sammler (’70) e Il dono di Humboldt  (’75). Rievocando la sua figura l’americanista Claudio Gorlier (Stampa) ha osservato: «Il romanzo è per Saul Bellow, ha scritto un critico parafrasandolo, una vecchia bicocca in cui si annida lo spirito. La bicocca rappresenta gli pseudovalori, materialistici e deterministici,



Saul Bellow

della nostra età; lo spirito incarna un’alternativa umanistica, moralmente inquieta, alle soglie del trascendente. Lo spirito sopravvive in un ambiente ostile, opponendosi alla negatività, a un modernismo che vede l’umanità avviata ad una catastrofe quasi inevitabile. Così, forse il più grande scrittore dell’età definita del modernismo si oppone ai suoi canoni, sul piano concettuale – non amava la eliotiana “terra desolata” e detestava Sartre e il nouveau roman – e sul piano della teoria letteraria». In una pregnante intervista immaginaria Eraldo Affinati (Giornale) gli fa dire: «Mi è sempre piaciuto raccontare una strana specie di perdente: da Tommy Wilhelm (ricorda La resa dei conti?) a Mr. Henderson (quello del Re della pioggia): buffo quanto basta per farmi affezionare a lui. Non creda che io conosca davvero ciò che ronza nella sua testa. Sa cosa faccio? Lo metto di fronte all’esperienza (eventi amorosi, disavventure finanziarie), e ne passo in rassegna le reazioni. Tutto qui. Mi esalto quando lo vedo lanciare in aria le carte disponibili per mandare a monte la partita, quasi fosse attirato dal baratro… ritengo che le cose più importanti nella vita siano quelle che non possiamo controllare: tuttavia questo non lo autorizza ad attribuirmi alcuna fede psicanalitica. Io con le magagne ho vissuto sempre bene: sono state la specialità in cui mi sono esercitato di più. Quelli che cercano di sottrarmele non possono pretendere di ottenere la mia stima». Come ricorda Alassandra Farkas (Corriere della Sera) in una corrispondenza da New York, ha fatto risentire la sua voce critica nei confronti di Bellow il romanziere e saggista John Updike, autore a suo tempo di una celebre stroncatura del Dono di Humboldt. Ha detto Updike: «Non ho letto tutti i suoi libri più recenti, ma i suoi romanzi brevi mi sono parsi scostanti. Bellow era meraviglioso, vivido e commovente quando parlava della sua infanzia a Chicago. Ma nei libri in cui si dilunga sul fatto di essere diventato un intellettuale famoso e celebrato, pecca di narcisismo e non raggiunge la grandezza. E il lettore lo sente».